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Il chirurgo

“Senza funzioni cerebrali
non c’è alcuna speranza”


Patrizia Guenzi


Dla morte cerebrale il corpo umano diventa un aereo senza più il pilota. L’aereo è ancora visibile, ma senza guida. Usa una metafora il dottor Pietro Majno, medico trapiantologo all’ospedale cantonale di Ginevra, per spiegare il concetto di morte e il successivo brevissimo lasso di tempo in cui è possibile l’espianto degli organi. “Non c’è dubbio - aggiunge -. La morte del cervello è una morte assoluta. Senza funzione cerebrale resta un corpo inanimato, il tronco è privo di riflessi, anche se alcuni organi restano attivi, seppure per pochissimi minuti”. 

Eppure, quando siamo personalmente coinvolti nella decisione di donare o meno gli organi di un nostro caro non è così evidente capire e accettare il concetto di morte. Resta sempre la speranza che quel corpo, ancora caldo, che sembra solo sopito, prima o poi riprenda vitalità, apra gli occhi, ci sorrida. “Tocca a noi medici spiegare con tatto e delicatezza cosa avviene nel corpo umano e far sì che i parenti acconsentano ad un gesto di generosità molto importante per salvare altre vite. E la maggior parte accetta di dare parte del proprio caro perché è un gesto valorizzante che aiuta a superare il lutto”.  

Insomma, proprio come un aereo nella cui cabina il pilota se n’è uscito, anche il nostro corpo senza l’encefalo irrorato cessa di muoversi, di parlare, capire, vivere insomma. “Mi rendo conto che questo concetto di morte cerebrale, a cui sono giunti una quarantina di anni fa, ad Harvard, medici giuristi ed esponenti delle religioni, non è così immediato. È infatti piuttosto recente. Basta fare un confronto con l’Homo Habilis, colui che ha cominciato a seppellire i cadaveri, col quale è  nato il concetto di responsabilità, di tempo e di morte: ebbene, un salto di oltre due milioni di anni!”.

Detto ciò, la morte cerebrale non va confusa con il coma, che consiste nell’impossibilità di rendersi conto di sè stessi e dell’ambiene circostante. “Anche se tramite una tac vedo gli emisferi cerebrali distrutti non è comunque definibile morte. E non parliamo di coma irreversibile che è un termine ambiguo”. E conclude: “Con la definizione di morte cerebrale il paziente è ormai cadavere. Inoltre, dopo sei ore dalla diagnosi i test vengono tutti ripetuti. Servono per captare un’eventuale debole traccia di vita. Ma a quel punto il percorso è ormai segnato. Definitivamente.”


07.09.2008 - 01:00
 
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