Anche se con diverse sfumature, i sacerdoti ticinesi non se la sentono di negare a un handicappato cattolico fisicamente impossibilitato ad avere figli, la celebrazione del matrimonio in chiesa. Il Caffè ha interpellato alcuni religiosi e la posizione che emerge è praticamente unanime.
“Essere handicappato e non potere procreare non è un impedimento per chi desidera sposarsi in chiesa - afferma Don Pierangelo Regazzi arciprete della Colleggiata di Bellinzona. - Certo il matrimonio deve essere fecondo, nel senso che deve trasmettere la vita, ma come sono solito ripetere alla giovani coppie in procinto di sposarsi, la vita va anche trasmessa al proprio coniuge, amandolo e rispettandolo”. Completamento diverso il discorso se chi si vuole sposare, i figli li esclude già a priori. “Certo uno non può decidere di non avere figli per principio, questo non è ammissibile, ma dal momento che i figli una coppia con problemi può anche adottarli, io non vedo difficoltà”.
Analoga la posizione di don John Alabastro, parroco della Sacra Famiglia ai Saleggi di Locarno. “Può accadere che, in seguito a un incidente o, come è capitato a una persona di mia conoscenza, a causa dell’assunzione di medicinali una persona non possa più avere figli - precisa il sacerdote -. Ma questo non può determinare l’annullamento del matrimonio. Certo, l’importate è che chi non può procreare metta al corrente il coniuge del problema, e che l’altro partner sia d’accordo nell’accettare questa condizione”.
Più tiepido, ma sostanzialmente d’accordo un altro sacerdote di Lugano. “L’impotenza o comunque l’impossibilità di procreare potrebbero essere un ostacolo alla celebrazione del matrimonio religioso poiché la procreazione è un cardine del matrimonio -puntualizza - . Tuttavia i casi vanno valutati ad uno ad uno nel loro insieme. La regola è quella, ma non la si applica in modo rigido. La cosa più importante rimane l’amore che c’è tra i due individui A me personalmente è capitato solo una volta e il matrimonio è stato celebrato”. I casi vengono lasciati giudicare dal singolo sacerdote e per quelli più delicati si consulta eventualmente il vescovo. Per don Gorge Kerketta, parroco di Maggia “essere fisicamente impossibilitati a procreare non è di per sé un impedimento alla celebrazione del matrimonio. Completamente diverso il discorso per chi, pur avendone le capacità e le possibilità, decide volontariamente di non avere un figlio”.
Preferisce non esporsi don Maurizio Silini, parroco di Pregassona, che rimanda al diritto canonico e precisa che, come sempre, bisogna valutare caso per caso.