“Sono amareggiato. Questa Chiesa mi ha ferito e deluso”. E’ inchiodato su una sedia a rotelle. Il suo sguardo si incipisce qundo ripensa al colloquio avuto due mesi fa con quel giovane prete del Luganese: indagava troppo sulla sua sessualità, sulla sua possibilità a procreare naturalmente. “Mi ha convocato in parrocchia tre giorni prima delle nozze, all’ultimo minuto… voleva sapere della mia vita sessuale. Chiedeva. Insisteva. Mi sono sentito aggredito. Ho il midollo spinale leso, posso avere figli, ma solo con la fecondazione assistita”, racconta Simone al Caffè (il nome è di fantasia, le sue generalità sono note alla redazione). Vista la difficoltà a procreare, il parroco nega alla coppia il sacramento del matrimonio, applicando rigidamente il diritto canonico (vedi a lato). Le nozze, previste per inizio luglio vengono annullate. Amareggiati gli sposi contattano la Curia vescovile, che ribalta la decisione: il matrimonio si può celebrare.
Così la pensa il vescovo di Lugano Pier Giacomo Grampa, che dopo una ramanzina al parroco, comunica alla coppia che la Chiesa è pronta a benedire il loro matrimonio, perché non esistono ostacoli e tanto meno divieti per la celebrazione. Ma, ormai sembra essere troppo tardi… “Siamo religiosi. E abbiamo già perdonato. Ma non abbiamo più interesse a sposarci in Chiesa”. La coppia spiega al Caffè di aver fatto il corso prematrimoniale a Zurigo: “Tutto era già stato chiarito in quel contesto. Volevamo sposarci in Ticino, perché sono luganese. - dice Simone -. Essere convocato dal parroco poche ore prima delle nozze; essere incalzato da domande imbarazzanti è stato umiliante. Per fortuna mia moglie non era presente. E anche con la diocesi i rapporti sono stati confusi”.
Il vescovo al momento dei fatti era assente. Ma, il 13 agosto in una dettagliata lettera Pier Giacomo Grampa ripercorre tutte le tappe di un “matrimonio negato” e poi “accordato con la benedizione della Chiesa” alla coppia con handicap. Dal no iniziale del parroco a quell’unione in Chiesa, all’amarezza della coppia, che segnala in Curia il caso. “Poco dopo il mio segretario precisava che da parte della diocesi non esisteva nessuna difficoltà, né tanto meno nessun divieto per la celebrazione del matrimonio”, scrive il vescovo. Una decisione ribadita una seconda volta - ricostruisce - anche dal vicario generale, che invitava di nuovo la coppia a rivedere la loro decisione di rinunciare al matrimonio. A conclusione della missiva, il vescovo precisa: “Se anche… può aver provato amarezza per il colloquio avuto con il parroco, deve nel contempo ammettere che l’Autorità diocesana gli ha precisato a più riprese la piena possibilità di celebrare questo matrimonio”.
E per quanto riguarda il parroco - conclude - seguo le indicazioni del Vangelo di Matteo, cap. 18. Vv.15-20, con particolare riferimento al seguente passaggio: “Se tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello”.
Contattato dal Caffè il parroco si è limitato a commentare: “Su questo caso la diocesi ha detto la sua opinione”.
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