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I direttori delle case anziani favorevoli al suicidio assistito

“Non si condanni
alla sofferenza”


Patrizia Guenzi


Sì all’autodeterminazione nelle case per anziani. Ma con regole ben precise. È questo, in sintesi, l’indirizzo degli istituti pubblici per over 70 del cantone. Apripista, in Ticino, già cinque anni fa, la città di Lugano (seguita da quella di Paradiso), le cui case per anziani si sono dotate di un protocollo. Un codice di comportamento per le associazioni che si occupano di suicidio assistito (Exit e Dignitas le più conosciute), sulla base di un analogo regolamento già esistente a Zurigo. In seguito, anche la casa per anziani di Paradiso ha adottato un regolamento per il suicidio assistito. Sinora, comunque, nessun ospite ne ha mai “beneficiato”. 

Insomma, con l’aumento delle cure e delle premure riservate alla terza età, il cantone deve far fronte anche alle esigenze di un esercito di teste grigie sempre più consistente e… longevo. Persone che, comunque, vogliono avere voce in capitolo sino alla fine dei loro giorni. Desiderano, in sostanza, potersi opporre a qualsiasi accanimento terapeutico, morire in modo dignitoso, quando sarà il momento. Se nel 1950, in Ticino, gli over 60 anni erano meno di 20mila, sono salite a quasi il 20% nel 2007 e saranno il 28% fra 30 anni. E in futuro si prevede un raddoppio… Ecco perché “occorrono protocolli accurati in cui si danno tutte le informazioni e si spiega esattamente l’iter - dice Silvano Morisoli, dell’Associazione romanda e ticinese direttori di case per anziani, sezione Ticino (Arodems), e direttore della casa anziani di Sementina -. Altrimenti è il Far West. Ma è ovvio che se un ospite esprime il desiderio di morire perché stanco di soffrire o di dipendere dagli altri non possiamo dire no”. 

Eppure, da quasi cinque anni, dacché gli istituti per anziani di Lugano e Paradiso hanno aperto le porte alla “dolce morte”, nessun ospite ha mai fatto richiesta per il suicidio assistito. “Chi pensava che volessimo liberarci di qualche vecchietto s’è sbagliato di grosso - commenta Pezzoli -. La nostra intenzione era disciplinare un aspetto molto importante della vita di tutti noi”. E aggiunge: “La cosa migliore sarebbe richiedere all’anziano, al momento dell’entrata in istituto, la sottoscrizione di un testamento biologico”. Certo, ci sono persone che non vogliono dire come la pensano su questo tema, ma sono comunque una minoranza. “Se non abbiamo nessuna informazione - prosegue Pezzoli -, si decide il da farsi con l’aiuto dei familiari e del medico. Sarà poi quest’ultimo a decidere con scienza e coscienza”. 

Intanto, il tema dell’autodeterminazione è parecchio dibattuto. Sia a livello nazionale che cantonale. “Rispetto alla Svizzera tedesca in Ticino c’è meno richiesta - dice ancora Morisoli -. Comunque sia, è giusto che questo argomento venga dibattuto e si trovi finalmente una soluzione comune per affrontare un tema molto importante ma che, fino ad ora, non ha ancora regole chiare”.

 

pguenzi@caffe.ch


19.10.2008 - 01:00
 
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