Genitori sotto inchiesta in Inghilterra per aver lasciato che il figlio di 23 anni, tetraplegico, si togliesse la vita con l’assistenza di Dignitas, l’associazione svizzera che aiuta chi vuol porre fine alla propria esistenza.
Un caso che ha scosso la Gran Bretagna, dove si è dipanata la breve vita di Daniel James, un ragazzone inglese, giovane promessa del rugby. Nel marzo 2007 Daniel si rompe la colonna vertebrale in una mischia, durante un allenamento nella squadra del Nuneanton Rugby Club, quattro giorni dopo aver giocato un incontro della nazionale universitaria inglese contro quella francese. Trauma devastante e diagnosi spietata: tetraplegia. “Dan” rimane completamente paralizzato: capisce, parla, ma muove solo la testa. “Una vita da seconda classe”, titola il Times raccontandone la storia. Una vita scandita da cure, dolore, operazioni inutili, deperimento fisico. Infine la decisione finale. Daniel viene accompagnato dal papà Mark e dalla mamma Julie in una struttura di “Dignitas” in Svizzera per il suicidio assistito, dove muore lo scorso 12 settembre. “Dan non poteva camminare, muovere le mani, era incontinente e aveva tentato di suicidarsi senza riuscirvi essendo completamente inabile: - racconta il padre - Tutti abbiamo sofferto enormemente”. Negli ultimi anni secondo i media britannici oltre un centinaio di inglesi ha fatto ricorso all’assistenza al suicidio in Svizzera, ma James è probabilmente il più giovane ad averlo fatto. “Per Dan - si difendono i genitori - non potevamo provare un amore più grande. Ma era determinato, intelligente e sano di mente e ha preferito la morte a un’esistenza di seconda classe”.