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Critiche e i desideri. La radiotelevisione giudicata dal pubblico

Noi telespettatori
vogliamo un’altra Rsi


Libero D'Agostino


Una Rsi più leggera e moderna, con programmi che guardino avanti e non rivolti al passato. Una radiotelevisione più vicina alla gente, alla realtà locale, alla vita ticinese senza scimmiottare, invano, le emittenti italiane.  Una tv e una radio che diano molto più spazio alla commedia dialettale. A più programmi e trasmissioni per giovani. Ma anche più spazio a documentari e alla produzione audiovisiva ticinese. Eccola la Rsi che vorrebbero radio e telespettatori comuni,  tratteggiata nelle email e nelle lettere arrivate in redazione in questi due mesi di dibattito su  pregi e difetti del servizio pubblico radiotelevisivo. Dopo le opinioni di intellettuali, imprenditori e giornalisti, la parola passa adesso al pubblico minuto, ossia al soggetto vero di quell’audience che tanto turba il sonno ai dirigenti di Comano.

 

Trasmissioni rivolte al passato

Naturalmente so delle polemiche (tagli, costi esagerati, spartizioni politiche, ecc.) che coinvolgono la Rsi, ma come semplice telespettatore sono argomenti che non mi coinvolgono più che tanto. A quelli giovani come me penso che, in fondo, interessi solo valutare se la programmazione di Comano corrisponda alle proprie aspettative.

E la risposta è no, perchè è evidente che il target Rsi è un altro. Si rivolgono a un pubblico over 50, tradizionale e generalista e, anche quando si occupano di fatti, situazioni e personaggi del nostro territorio sembrano ripiegarsi sul passato. Servirebbe più modernità nell’affrontare i temi, più attualità e, perchè no, più leggerezza. Non dico che bisognerebbe puntare sul gossip, anche perchè in Ticino credo non ci sia “materiale” adatto, ma un po’ di freschezza, divertimento non guasterebbe. Non ho nulla contro i reportage sull’ultimo artigiano della tal valle, ma perchè non dedicarli anche al dj, al giovane designer che, magari con una cosa folle, hanno realizzato qualcosa? Invece assistiamo a format ripetitivi, sempre uguali a sè stessi. 

Persino La Tele, che doveva essere una tv sperimentale, non faceva altro che replicarsi identica spalmata su tutta la giornata... È giusto che comunque si cerchi di sperimentare, ma con originalità e senso innovativo, non tanto per sperimentare.  

Altrimenti servirebbe solo a rendere antipatico il nuovo format. Servono coraggio e idee, perchè i gusti del pubblico sembrano conoscerli benissimo; basta vedere la selezione dei film in prima tv o le serie dei migliori telefilm sul mercato che, spesso e volentieri, anticipano nettamente sia Rai che Mediaset. 

Capisco che i mezzi a disposizione rispetto alla concorrenza non siano paragonabili, ma oltre alla fiction potremmo pur permetterci qualche altra posizione d’avanguardia.

Linda Rossini, 24 anni, studentessa

 

Programmi di buona qualità

Premetto che guardo la televisione svizzera solo la sera e, quindi posso esprimermi solo per quello che riguarda i programmi di questa fascia d’orario. Ma quello che vedo mi piace e non ho particolari rimproveri da muovere. Di problemi relativi alla dirigenza, e alla gestione non so nulla. Della Tsi apprezzo, in particolare, il telegiornale e sono felice ci siano trasmissioni di approfondimento, come Falò o Patti Chiari, che fanno la differenza rispetto ad altre televisioni con ben maggiori mezzi. Rispetto ai canali italiani, ad esempio, che guardo molto poco, la nostra televisione mi sembra regga molto bene la concorrenza. Non mi riferisco solo al telegiornale della Tsi, indubbiamente di buona qualità ma, più in generale, a tutto il palinsesto.

Se le reti italiane, sia pubbliche che private, sono in grado di proporre più programmi, anche per via del maggior numero di reti che hanno, io preferisco la nostra sobrietà. In primo luogo il fatto che non ci siano trasmissioni volgari, con gente che urla e si scompone, trasmissioni che non hanno nulla a che vedere con quello che dovrebbe mostrare una televisione. E il tutto depone a favore della televisione svizzera.

Mi sembra inoltre che le trasmissioni siano ben assortite e diversificate. Penso a qualche programma di intrattenimento della prima serata, di quelle che, insomma, tirano su il morale. Non sono in grado di pronunciarmi su altri programmi, anche se ogni tanto mi piace pure guardare un po’ di sport. Ma il fatto che il piatto forte della Tsi sia l’informazione mi stimola a non girare canale.

Annamaria Fornara, 54 anni, impiegata


Iniziative più vicine alla gente

Lo vedo male il futuro della Rsi. Ma non solo per questione di bilanci,  di soldi in meno che arriveranno da Berna. Lo vedo male per tutte le cose pubblicate in queste settimane dal Caffè, per le critiche fatte in tanti interventi. Critiche sacrosante. Lo vedo male anche perché la Rsi non mi sembra più capace  di seguire una rotta precisa. Se non quella di scimmiottare le emittenti italiane, senza però avere i loro mezzi finanziari e le capacità professionali appropriate. Perché succede questo? Me lo sono chiesto spesso. E la risposta l’ho trovata anche nelle opinioni pubblicate dal vostro settimanale: una Rsi dominata dai partiti, dove contano più l’appartenenza politica e i rapporti amicali e familiari che non la competenza. Per cui non si premia né la creatività né la professionalità. Eppure basterebbe poco per avvicinare di più la Rsi ai gusti del nostro pubblico. Basterebbe fare una radiotelevisione più vicina alla realtà locale, alla storia e al presente della nostra gente. Perché non dare più spazio, allora, alle commedie e al teatro dialettale tanto apprezzati dal pubblico. Alla produzione audiovisiva ticinese che fa delle gran belle cose, ai documentari prodotti qui da noi. Cercando di vendere anche nelle altre regioni svizzere questa produzione, per fare conoscere di più il Ticino e le nostre capacità professionali. Certo è più facile cercare d’imitare le radiotelevisioni straniere, ma così si rischia di perdere l’audience ticinese, il nostro pubblico, e senza guadagnarne dell’altro.

Jean Rezzonico, 75 anni, pensionato

 

Film senza pubblicità

Mi permetta di esprimere il mio punto di vista da semplice telespettatrice abituata anche dai propri figli a dare un occhio su più emittenti. Per non parlare di mio marito che è un patito dei documentari di Histoy channel su Sky. Ebbene anche di fronte ad una concorrenza così agguerrita,  la nostra Tsi si distingue per  una buona programmazione filmica. Anticipando molte prime visioni rispetto ai canali italiani, Italia 1 e canale 5 in particolare. Con film che non hanno interruzioni pubblicitarie, se non alla fine del primo tempo, e che alle 10,30 massimo alle 11 si concludono. Cosa che per una casalinga è molto apprezzata. Apprezzo poi l’informazione, sia del Tg che del quotidiano. Mi sembra obiettiva e permette di avere uno sguardo su tutto il Ticino e sull’attualità.

Per quanto riguarda l’intrattenimento reputo che Matteo Pelli non abbia niente da invidiare  a presentatori di altri canali; è bravo, rapido e simpatico. Con mio marito seguiamo con attenzione in particolare “Patti chiari”, proprio perché mette l’attenzione su temi comuni, su questioni di interesse spicciolo.  Credo anche sia giusto non aver mandato in onda programmi come Grande fratello, che monopolizzano ahimé l’attenzione di mia figlia. Pur constatando che i miei ragazzi, ho tre figli, sono maggiormente attratti dai programmi sulle altre televisioni (Da Amici a Grande fratello), nel complesso apprezzo lo sforzo per proporci programmi  diversificati.

Nadia Castellani, 47 anni, casalinga


28.02.2010 - 01:00
 
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