Bella accoppiata di mostre quella che il museo Cantonale e il museo Vela dedicano all’artista Fiorenza Bassetti: con la precisazione che mentre a Lugano, nella Sala Est, vediamo un’ampia selezione della sua produzione fotografica lungo un trentennio, limitatamente però al genere ritratto; a Ligornetto, tra i gessi del Vela, seguiamo invece la sua opera pittorica ma anche qui limitatamente a uno dei suoi temi più insistiti: quello sul fiore, nel caso specifico il gladiolo, colto nella sue varie declinazioni dal 1989 ai giorni nostri.
Ora, la prima cosa che sorprende il visitatore che si reca a Ligornetto non può che essere il caparbio, martellante lavoro sul “motivo”, come lo chiamava Cézanne: 200 pezzi, degli oltre 900 complessivi, messi a scandire un percorso all’interno del quale il fiore è fiore, ma si connota presto anche come altro. In una continua variazione di forme e di soluzioni, infatti, questo fiore si erge qui con vigoria insolita, diventa organo di vita, cuore che pulsa, rosso di sangue e passione; mentre là si accascia esangue, come ferito a morte, si inaridisce in un grumo nero; gioca con la luce e i colori, ma sprofonda pure nell’ombra, cambia, muta, diventa astrazione di forme o elemento che si sfalda nella luce.
Si fanno evidenti, a questo punto, le correlazioni proiettive che passano tra il fiore e la vita; tanto più forti e stringenti quando di colpo ti capita di pensare al legame simbiotico che lega l’artista con il fiore: tanto da essere inciso, come un destino, nel suo stesso nome, oltre che nella sua storia documentata da una serie di fotografie che salgono la linea del tempo. Si percepisce così dietro tutto questo lavorio, un ininterrotto processo di specularità e di autoidentificazione che si sviluppa nel tempo e nello spazio. Dove gli estremi si mescolano. E talvolta anche si confondono. Vita e morte, passione e sangue, bellezza e caducità. Vanitas.
La connaturata ambivalenza implicita nelle cose, la loro metamorfica polivalenza ne svela sempre la molteplice inafferrabile natura: dove (nel nome e nella forma, una volta ancora!) il gladiolo è anche gladio (e cioè spada), in un inarrestabile permutabilità di forme e funzioni, senza fine. Eppure, il fatto di comporre un’unica grande immagine con più fogli, ciascuno nella propria individualità, significa aspirare ad un’unità pur nella molteplicità delle parti.
La mostra
Gladio-li, Museo Vela, Ligornetto
Fotografie, Museo Cantonale d’Arte, Lugano
fino al 15 agosto