I mondiali di calcio ci insegnano una cosa: che il concetto di nazione così come era vissuto e difeso fino agli anni 1980 si è estremamente relativizzato nel mondo della mobilità, nel mondo post-nazionale. In questi mondiali siamo lontani dai concetti di nazionalità trasmessa col sangue (il modello comunitario) o di nazione basata sull’identificazione culturale, religiosa e politica (il modello repubblicano). Se qualcuno che non segue il calcio ascolta i nomi o guarda i giocatori, fa fatica ad indovinare la loro affiliazione calcistica. Heinze, tedesco? Forlan, italiano di solida provenienza veneta? Özil, turco? Henry bianco e inglese? E Gelson Fernandes, autore del miracolo svizzero senza aver fatto un autogol? Gioca con i nostri. La lista dei nomi di giocatori del campionato del mondo che ci permettono di riconoscere origini, ma non nazioni, è ormai lunghissima.
E ciò, ci consente di vivere questo evento in un’altra maniera: attraverso la solidarietà transnazionale. Anche se il Kosovo non partecipa ai mondiali (e la nazione del Kosovo, per fortuna della Svizzera, non è ancora riconosciuta calcisticamente), sappiamo che tanti Kosovari tifano per la Svizzera e sventolano bandiere della Svizzera e del Kosovo, come è successo durante la recente partita amichevole tra l’Italia e la Svizzera quando è entrato in campo Xherdan Shaqiri, giovanissimo Svizzero nato nel Kosovo.
D’altronde, le bandiere alla finestra e le bandierine sulle automobili rivelano che nel quotidiano si è pragmaticamente e ironicamente superato il discorso xenofobo, come mostra chiaramente un’auto incrociata in questi giorni che sventolava contemporaneamente le bandierine svizzera, portoghese e italiana (costellazione che lascia spazio a tante combinazioni più o meno fantasiose).
Per i giovani di seconda generazione, vedere questi miti del calcio che hanno “identità allargate”, che sono indecisi fino all’ultimo sulla scelta della nazionale per la quale giocare perché la loro identità va aldilà di una nazione, è un motivo di riappacificazione con il paese che li ha visti crescere senza mai veramente accettarli.
I mondiali di calcio, sereni come li abbiamo vissuti nelle ultime edizioni, ci fanno sperare in un mondo dove sono le origini che contano, e molto meno le nazioni. Le origini creano fierezza e richiedono rispetto, le nazioni sono le principali responsabili delle ultime grandi guerre. Dunque: tifiamo per la Svizzera, anche se siamo Spagnoli. Tanto c’è Senderos che ha il padre spagnolo e la madre serba. E magari arriviamo anche in finale; almeno con Busacca, figlio di immigrati siciliani.