
Per la serie “c’eravamo tanto amati”. Ora i verdi di Sergio Savoia e i socialisti di Manuele Bertoli sono incamminati su direzioni opposte. Questione di tattica elettorale, voglia d’autonomia, desiderio di contarsi, riposizionamento ideologico, magari anche un pizzico di rivincita. Di tutto un po’. Non c’è elezione che non li veda contrapposti. Non c’è dibattito, discussione, che non li veda su banchi separati. Con i Verdi, pronti a sventolare le bandiere sempre e comunque, anche a costo di perderci. Come è successo nell’elezione del municipio di Breggia l’anno scorso dove si son presentati separati: uniti avrebbero ottenuto un municipale in più.
Tutto è cominciato nel 2007. Anzi prima. Le strade si son divise fra Bertoli e Savoia sulla questione dell’inceneritore di Giubiasco: astensione del Ps, opposizione dei Verdi . Fu una battaglia che portò alla sconfitta il movimento ambientalista e che produsse una svolta nei rapporti fra i due partiti della sinistra: con i Verdi impegnati da allora a marcare presenza in tutti i luoghi. In tutte le occasioni. Va però precisato che la questione dell’inceneritore di Giubiasco è stata l’unico tema ambientale che ha visto sinistra e Verdi marciare separati (per una divisione più su questioni giuridiche, che d’altro genere).
Su tutti i problemi ambientali i due partiti sono stati invece sullo stesso fronte. Lo sono stati nel 2007 contro la variante 95 del piano di Magadino, lo sono stati contro il poligono del Monte Ceneri, lo sono stati ancora sull’iniziativa popolare per il risparmio energetico negli alloggi. Verdi e socialisti hanno votato assieme su gran parte degli argomenti in parlamento
E allora cosa li differenzia? L’atteggiamento innanzitutto. La volontà di contarsi come partito autonomo, indipendente da parte dei Verdi. A discapito del guadagno immediato. Cosa che ha fatto crescere il movimento ambientalista nei legislativi ed esecutivi del cantone. Poi su alcune questioni specifiche che toccano aspetti economici e dove i Verdi hanno cercato di riposizionarsi rispetto ad una visione classica della sinistra (marxista).
E così sono stati contro all’aumento dell’Iva per risanare l’assicurazione invalidità (e hanno perso), sono stati favorevoli al nuovo regolamento degli impiegati pubblici che riconosce il merito come criterio per gli aumenti salariali (mentre il Ps e i sindacati hanno lanciato il referendum), sono stati a favore, quando si discusse il preventivo 2009, allo sgravio immediato sugli utili aziendali (i socialisti erano per il rinvio di un anno). Anche sui bilaterali, pur essendo convinti europeisti, hanno espresso sensibilità più simili a quelli della destra, tanto da chiedere che il Ticino diventi “una regione a statuto speciale” visto che i danni subiti con la libera circolazione delle persone sono stati maggiori dei vantaggi.
Infine sulle tasse, disponibili a rompere un tabù e a chiedere meno imposte. Più disinvolti ancora sulle alleanze, dove non hanno avuto alcuna remora ad allearsi con Giuliano Bignasca per raccogliere firme contro la partecipazione di Aet alla centrale a carbone tedesca. Un’alleanza “sui fini” che ha fatto arricciare il naso ai socialisti che sostenevano la stessa battaglia.
Ma a chi gli dice che i Verdi non sono più di sinistra, Savoia ribatte che sente questa ‘accusa’ quasi come una liberazione, perché i Verdi non vogliono né reinventare, né riformare né redimere la sinistra. Sono un’altra cosa.
mazzetta@caffe.ch
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