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Il ruolo dell’ex direttore Paolo Rossi in una ricca transazione
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L’Aet e l’affare “Accagen”,
un vero conflitto all’idrogeno
LIBERO D'AGOSTINO

Premessa: è tutto legale. Tutto in regola. Fuori regola sarà, semmai, la confusione di ruoli e funzioni,  la commistione tra interessi pubblici e interessi privati. Insomma quel conflitto  che assai spesso inquina la vita politico istituzionale. L’affare risale a qualche anno fa: l’Azienda elettrica ticinese possedeva 133mila azioni (ossia  oltre il 59%  su un capitale totale di 225.255 titoli nominativi) dell’Accagen, società di Mezzovico specializzata nella produzione ed uso dell’ idrogeno. Il direttore dell’Aet, all’epoca Paolo Rossi, a titolo personale, ne deteneva altre 14.415.  l’Accagen nel 2007 viene ceduta ad un gruppo svedese, con un bel guadagno per tutti: l’Aet incassa poco meno di 7 milioni e mezzo di franchi; Rossi 800 mila circa. Tutti contenti. Tutto a posto. 

Che qualcosa però stoni lo si legge tra le righe del patto parasociale del dicembre 2006,  che  attestava le diverse quote di partecipazione azionaria all’Accagen e stabiliva la nomina dei cinque membri del consiglio di amministrazione della società. L’Aet designa l’allora direttore Rossi quale suo rappresentante nel cda dell’Accagen. Ma Rossi, che assieme ad altri privati è anche azionista in proprio, deve a sua volta designare un suo rappresentante. Dunque, l’Aet nell’Accagen è rappresentata da Rossi, il quale, però, come azionista privato nella stessa società rappresenta pure se stesso.

Insomma, un quadro che “si intorcina”, avrebbe detto il noto comico Pieraccioni, su un vistoso conflitto d’interessi. Tant’è che il patto parasociale  non è firmato per l’Aet da Rossi, che lo sottoscrive, invece, come semplice azionista privato. Un meccanismo che sarà duplicato, anche se con modalità diverse, in un’altra società partecipata dall’ Aet, la Reninvest, di cui Rossi era pure azionista, come privato cittadino. Intrecci affatto chiari che fanno pensare più che ad un’azienda pubblica, ossia dei cittadini e governata da precise regole istituzionali, ad un’azienda dei balocchi o, meglio, dei ‘baiocchi’ visto il fiume di denaro che si trova a gestire.

Ma torniamo all’Accagen. Domanda: il consiglio di amministrazione dell’Aet ha mai autorizzato Rossi ad avere una partecipazione azionaria nella società di Mezzovico? Se questa partecipazione risaliva a prima della sua nomina alla direzione dell’Aet, ne aveva informato il cda ?

Interrogativi a cui Fausto Leidi, attuale presidente dell’Aet, risponde……. 

Che la partecipazione all’Accagen e la sua vendita siano state per l’Aet un vero affare è fuori di dubbio, avendoci investito un milione e 300 mila franchi per ricavarne poi 7,4. Qualche dubbio resta sull’opportunità della presenza di Rossi in questo affare, quale direttore dell’Azienda elettrica e nello stesso tempo azionista in proprio.

2010-07-25 01:00:00