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Marino Niola
Chi è
Professore ordinario di Antropologia culturale all'Istituto Universitario S. Orsola di Napoli
Marino Niola
Un viaggio a ritroso
per cercare se stessi

Sono i “figli di nessuno” che vanno a ricercare nell’archivio della Ruota degli Esposti - che per secoli a Napoli, alla basilica di S. Annunziata, ha raccolto trovatelli - il segreto di una sorte che li ha fatti nascere due volte. Un viaggio a ritroso alla ricerca di se stessi, calandosi nel labirinto dell’origine aggrappati ad un esile filo d’Arianna, un indizio che squarci le nebbie del tempo. La prima rinascita è da quel “nessuno” dietro cui il linguaggio arido della burocrazia nascondeva un dramma familiare e una piaga sociale; la seconda dalla ruota caritatevole che li accolse come un ventre girevole per rimetterli al mondo come figli di Maria.

Esposito, Dioguardi, Diotallevi, Innocenti, De Angeli, Proietti furono  i cognomi italiani simbolo dell’infanzia abbandonata. Più che nomi,  marchi di origine negata, secretata da quelle due consonanti gemelle NN, “nomen nescio” ovvero nome ignoto. Figli di enne enne. E non solo nella prolifica Napoli delle plebi diseredate e delle madri sventurate. Basti pensare che nella Milano operaia di metà ‘800 quasi il 30% dei neonati veniva affidato alla Pia Casa degli Esposti in S.Caterina alla Ruota. Figli di ragazze madri che si liberavano del frutto della colpa, di donne troppo povere per poterli mantenere, di lavoratrici che non avevano tempo e denaro per allevarli. Abbandonavano il figlio, ma non la speranza di ritrovarlo. Lasciavano sempre una traccia, un segno di riconoscimento. Un corallo rotto, un mezzo rosario, un anello, una moneta o un medaglione diviso a metà. Simboli di un cuore infranto, spezzato in due, un simbolo custodito in pegno di eterno legame da persone che la sorte aveva allonta-nato. Altre scrivevano qualche riga sgrammaticata; quasi un certificato di maternità cifrato. Tutto archiviato con l’impegno al segreto. Adesso gli esploratori della memoria cercano di riconoscere il profilo della madre carnale;  la matrice perduta del loro passato. Un riguardare alla moviola la propria vita che scorre all’indietro fino all’istante in cui la ruota ha compiuto quel primo giro fatale. Ex ignotis parentibus. Soli con se stessi. Trovatelli prima e poi autori e registi della propria vita. Nessuno come loro sa quel che significa essere un self made man. Non a caso la vicenda degli esposti si intreccia storicamente con grandi figure letterarie, da Moll Flanders, la trovatella vincente di Daniel Defoe, a Jane Eyre, l’eroina anticonformista di Charlotte Brontë. Ma  anche l’infelice Oliver Twist di Charles Dickens, l’iniziatico Huckleberry Finn di Mark Twain, fino a Jean Valjean, il titanico protagonista de I miserabili di Victor Hugo. Orfani che cancellano con fatica il gap della loro origine. Un po’ niños de rua, un po’ baroni rampanti, questi personaggi forzano la ruota della sfortuna e la costringono a girare all’incontrario.

2010-02-07 01:00:00