Già destabilizzata dal web la tv continua a perdere colpi

La televisione è rotta,
meno soldi e pubblico

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Ezio Rocchi Balbi

Una platea televisiva che s’assottiglia di anno in anno. Quote di mercato alla mano, perde colpi la tv generalista, già destabilizzata dal ciclone internet. I gusti degli spettatori sono sempre più parcellizzati, complice anche la moltiplicazione dell’offerta digitale, cambiano le abitudini di fruizione e la lotta per lo streaming entra nel vivo. Insomma, la televisione si è "rotta" e il discorso vale per tutte le emittenti tv, nazionali e internazionali, pubbliche e private. Vale soprattutto per la Ssr, e la Rsi, che oltre ai sintomi di crisi già elencati, deve aggiungere il calo di spettatori del 4% registrato nel 2015, un drastico taglio delle risorse, sia in soldoni (sei milioni in meno in bilancio, oltre ai tre di accantonamenti), sia per il personale. Per tacere della minaccia del voto popolare che dovrà decidere sull’iniziativa "Sì all’abolizione del canone radiotelevisivo", che potrebbe abbattersi come uno tsunami sullo scenario mediatico che conosciamo.
"È tutto vero, con una concorrenza che non è più tra i grandi canali, ma frammentata in una miriade di offerte, dall’on demand che erodono gli indici d’ascolto - dice Luigi Pedrazzini, presidente della Società cooperativa radiotelevesiva (Corsi) -. Purtroppo, sono un dato di fatto le difficoltà finanziare che, proprio nel momento in cui si dovrebbe investire, sottraggono risorse alla Ssr. Tutti elementi che spingeranno Berna a fare delle scelte. Importante è che non sia messa in discussione la chiave di riparto, il ruolo del servizio pubblico. Sono convinto che la partita non sia facile, ma è nelle mani della Ssr che se la deve giocare bene".
Il direttore della Rsi Maurizio Canetta  ricorda che, nonostante il calo di audience, le reti Rsi in prima serata  - la fascia oraria più importante - hanno attirato quattro telespettatori su dieci; oltre il doppio della somma dei canali dei network concorrenti. Chenelle 24 ore Comano supera il 30% della quota di mercato, quando la francofona Rts è sul 25% e la svizzero-tedesca Srf il 27%. "Citando Vittorio Gassman potrei dire che la tv ha un grande futuro alle spalle, ma noto anche che è sempre la tv che fa notizia, a suscitare opinioni - afferma Canetta -. Certo, bisognerà scordarsi certe quote totalitarie di mercato, ma le emittenti leader rimarranno tali e la televisione, come mezzo, anche se data per spacciata da anni, durerà ancora a lungo. Il problema dell’erosione del merctao è reale e va affrontato, ma non erodendo i contenuti. Bisogna trovare il meccanismo per vivere questa epoca, in cui devi ‘servire’ più padroni dentro molti mondi. Potrei giustificare il calo di audience del 2015 con l’assenza dei grandi eventi sportivi che, invece, avremo quest’anno e catalizzeranno gli spettatori. Ma la nostra strategia non può  affidarsi solo a questi eventi".
La questione della crisi della tv non è nuova ma, a differenza del passato, quando le fasi calanti erano seguite da momenti di rilancio, oggi è difficile pensare che si possano rigenerare le potenzialità del mezzo. Il problema è, infatti, generale. In Italia, dove all’inizio del millennio Rai e Mediaset avevano il 90% dello share, ora i due network non raggiungono il 70%. E l’ammiraglia Rai mantiene un 37% di mercato solo sommando tutti i 14 canali della piattaforma digitale terrestre. Non va certo meglio in Francia, qui la tv pubblica France Télévisions (cinque canali) nel 2015 non è andata oltre il 29,2%, superando d’un soffio il 27,7% delle quattro reti del gruppo privato TF1.
"Non vedo così negativamente la situazione attuale.  Sulla base del lavoro d’analisi fatto in questi ultimi anni, non credo che saremo così presto vittima dell’era dell’online - rassicura Raffaella Adobati Bondolfi, vicepresidente del Consiglio del pubblico Corsi -. Non che sia scettica sul web, anzi penso che si trasformerà in una modalità di fruzione interessante,e il fatto che l’offerta multimediale Rsi abbia aumentato del 30% il suo pubblico in due anni è più che incoraggiante. La tv, come la radio, resteranno ancora a lungo centrali nella percezione degli spettatori e proprio per i compiti importanti di servizio pubblico come, ad esempio, l’offerta informativa. Certo, la quota di mercato è importante e la frammentazione dell’offerta, le modalità di consumo sono in continuo mutamento, ma non sono pessimista. Confido in un dibattito che, più che sulle risorse economiche, punti sulla creatività, su nuovi stimoli e impulsi di qualità".
Difficilmente un aiuto arriverà da maggiori entrate pubblicitarie. Introiti potenzialmente a portata di mano, e che la Ssr potrebbe alimentare anche solo aprendo il mercato sulle sue piattaforme in rete. Ma già ora viene accusata di sottrarre pubblicità vitale agli altri media. "Non è detto che la pubblicità dei grandi clienti, se non va alle reti Ssr, vada alle tv private o alla carta stampata - avverte Pedrazzini -. Va ricordato che se c’è una fascia d’ascolto che ha perso colpi nel consumo della tv in generale, è proprio quella dei ‘giovani’, il target dai 25 ai 54 anni, il più ambito dagli inserzionisti".

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@EzioRocchiBalbi