Nozze in crisi e tra moglie e marito il fisco mette il dito

Il matrimonio fa crac
tra tasse e stili di vita

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Ezio Rocchi Balbi

Tra fisco pesante, infedeltà e nuovi stili di vita la coppia è scoppiata. Almeno quella che eravamo soliti considerare tale, vale a dire l’unione matrimoniale. Del resto è sempre più difficile parlare di marito e moglie in un Paese dove un bambino su cinque nasce da genitori non sposati. Quasi impossibile rievocare la "sacralità" del matrimonio in un Ticino dove le nozze religiose, nell’ultimo quarto di secolo, sono diminuite di due terzi. Persino arduo parlare di "economie domestiche" in senso classico, visto che l’economia familiare è regolata dal regime fiscale cui è sottoposta la coppia, al punto che - calcolatrice alla mano - i due partner devono valutare attentamente se conviene convolare a nozze o convivere. E non è detto che il dilemma venga sciolto dal voto del prossimo 28 febbraio  sull’iniziativa popolare "No agli svantaggi per le coppie sposate" .
Fatto sta che dagli anni Settanta ad oggi la percentuale dei matrimoni ogni mille abitanti è diminuita quasi del 30 per cento. In compenso i divorzi, nello stesso periodo, sono pressoché raddoppiati, e da almeno un lustro la durata media di un matrimonio non va oltre i 15 anni. Che il rapporto coniugale non goda di buona salute è dimostrato non solo dal fatto che il divorzio - come in tutti i Paesi occidentali - è una minaccia incombente soprattutto nei primi anni di matrimonio, ma che ormai contagia un numero sempre più crescente di  coppie dopo lunghi anni di vita in comune. Giusto per dare un’idea, l’Ufficio federale di statistica ha registrato nel 2014, per i coniugi con trent’anni o più di matrimonio all’attivo una percentuale vicina al 9% dei divorzi. E stando ancora ai dati statistici,  gli uomini e le donne si sposano sempre più tardi; mediamente, a livello nazionale, nessuno prima dei trent’anni.
"La realtà è che la vita di coppia non è più considerata un elemento centrale per le nuove generazioni - dice il sociologo Luca Bertossa, responsabile scientifico vicario delle inchieste federali Ch-X fra i giovani -. È anche venuta meno la concezione di base, secolarizzata, che vedeva socialmente penalizzato il concubinaggio. Anche il concetto di fedeltà coniugale è molto labile,  e non ci si sposa più per obbligo o convenienza come quando lo stile di vita era più ‘lineare’. Ora si procede a ‘zig-zag’, ed è inutile negare che ci sono molti più stimoli, tentazioni". Paradossalmente, secondo il sociologo, proprio perché più tardivo e non più vincolato da retaggi del passato, il matrimonio attuale assume un valore più forte.
"Anche se le statistiche registrano separazioni in crescita esponenziale, se due giovani decidono di sposarsi è perchè danno valore alla loro scelta - aggiunge Bertossa -. E non credo facciano calcoli fiscali sulla convenienza o meno. Tra i giovani è radicato un concetto molto semplice: se entrambi lavorano e guadagnano benino non conviene sposarsi, se invece lavora una solo, a meno non sia ricco di famiglia, convine sposarsi. Se parliamo di 25enni che decidono di sposarsi, invece, generalmente certe valutazioni non le fanno nemmeno: si sposano e vada come vada".
Ma le valutazioni fiscali delle neocoppie più pragmatiche, corrispondono effettivamente alla realtà?  L’economista Samuele Vorpe, docente di Diritto tributario al dipartimento Scienze aziendali e sociali Supsi, pensa che il problema fiscale  incida sulla decisione della neo coppia: "Anche se riguarda solo il 5% dei contribuenti a doppio reddito, con stipendi tra i 160 e i 200mila franchi lordi all’anno". Coppie che, a differenza dei loro genitori  e nonni, più che un sacerdote o un avvocato, si vedono oggi costrette a consultare un commercialista prima di pronunciare il fatidico "sì". "Il che è assurdo, visto che giuridicamente il matrimonio non deve costituire uno svantaggio dal punto di vista fiscale - aggiunge Vorpe -. Senza dimenticare che questa dicriminazione, ormai ‘classica’, è stata dichiarata anticostituzionale oltre trent’anni fa, nel 1984. Tutti cantoni, bene o male, hanno sistemato le cose per quanto riguarda il concubinaggio, ma la Confederazione non ha ancora corretto la legge fiscale".
Insomma, forse il fisco che mette il dito tra moglie e marito, non è il responsabile di questa crisi dei matrimoni, ma certo non spinge a convolare a nozze a cuor leggero.

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@EzioRocchiBalbi