Oltre gli over 50 anche i sessantenni fra i consumatori

La coca è diventata
sempre più "bianca"

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Mauro Spignesi

È tornata l’eroina, si fuma sempre molta canapa, e si continua a consumare cocaina. Tanta. Il termometro dello spaccio arriva anche dagli arresti. Proprio pochi giorni fa ad Ascona, la polizia ha fermato due persone, una di 44 anni e l’altra di 46, per spaccio e traffico di cocaina. Ma andando a fondo, oltre i numeri e gli arresti, emerge anche un altro allarmante fenomeno. Un fenomeno nuovo che riguarda l’evoluzione del consumo di “polvere bianca”. “Succede che l’età dei consumatori si sta spostando sempre più avanti. Non ci sono più solo i giovani o le persone di mezza età, ma over 50 e anche sessantenni”, spiega Mirko Steiner, psicologo e psicoterapeuta, direttore di Villa Argentina, centro cantonale di riabilitazione per pazienti tossicomani. “Noi, ad esempio, ne abbiamo avuto in cura uno che aveva 64 anni. La cocaina – precisa Steiner - è una sostanza sempre più trasversale, estremamente diffusa”. Non c’è dunque soltanto il giovane che va in discoteca o il bancario che la usa per alleviare la pressione sul posto di lavoro e darsi la carica. “No, oggi - fa notare ancora il direttore - abbiamo il piccolo imprenditore, il falegname, il gessatore, persino il muratore che lavora nei cantieri”.
Sarà pur vero, come dicono le statistiche, che i sequestri di “polvere bianca” di polizia e guardie di confine negli ultimi due anni sono calati passando da 12 a 6 chili e mezzo, ma resta sempre alto il numero di arresti e denunce per droga. Questo accade, come ha spiegato Ugo Cancelli di “Besso pulita”, perché sta cambiando il modo di spacciare: “Non più in strada, ma negli appartamenti, con consegne su ordinazione”. Un sistema discreto, nascosto, più difficile da scoprire. E che fa meno rumore.
Ma al di là dello spaccio, non bisogna dimenticare gli effetti. “Perché bisogna sapere – sottolinea Steiner - che dietro l’uso di cocaina ci sono drammi umani e familiari profondi. Ci sono persone che hanno distrutto la propria vita, che si sono rovinati finanziariamente e che vengono da noi per ripartire. La cocaina da una forte dipendenza psichica”. Ma il picco di euforia è temporaneo perché, spiegano gli esperti, poi si ripiomba in uno stato di depressione che porta nuovamente ad assumere la droga. È un ciclo infinito, si sale di giri rapidamente e altrettanto rapidamente si scende. “La coca - spiega Guido De Angeli, sociologo e operatore di Radix, associazione di prevenzione delle dipendenze - è sì uno stupefacente che offre un sostegno cognitivo, ed è performante in questo senso. Ma per ottenere questi effetti ci sono anche nuove droghe e persino farmaci”. Farmaci che molti utilizzano finendo per diventare dipendenti.  Anche su questo fronte serve attenzione.
La piazza ticinese offre di tutto. Comprese le nuove, pericolose droghe sintetiche. “La sostanza più usata - avverte De Angeli - resta comunque la canapa, usata soprattutto da persone fra i 15 e i 30 anni, con la massima incidenza fra i 15 e i 19 anni. A seguire la cocaina che ha ormai un consumo trasversale. Quello che noi osserviamo è soprattutto l’uso nei fine settimana, quello ricreativo. E su questo sviluppiamo i nostri programmi di prevenzione. Non abbiamo dati invece su chi utilizza le sostanze costantemente e credo sia davvero difficile comporre un quadro preciso. Al massimo si possono tracciare delle tendenze”. Tendenze che sono emerse (vedi articolo sotto) dallo studio dell’Università di Losanna. E per certi versi riscontrate anche da chi si occupa del recupero. “A Villa Argentina abbiamo messo a punto terapie personalizzate - dice Steiner -. Il paziente che si rivolge a noi e ha una grande volontà in alcuni casi in sei mesi riesce a portare a termine un suo primo, importante percorso. Con l’aiuto fondamentale della famiglia, che in molti casi scopre la sua tossicodipendenza solo dopo, e senza perdere i contatti con la realtà che lo circonda e senza, soprattutto, perdere il lavoro”.

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