Chi è
Sociologa, professore di ricerca presso il Wissenschafts- zentrum für Sozialforschung di Berlino
Chiara Saraceno
Negozi
È un tema particolarmente importante per le donne con responsabilità famigliari e per questo è stato spesso introdotto nelle agende politiche locali da policymaker e ricercatrici donne.Sono le donne, infatti, e più specificamente le mogli e le madri, che si fanno per lo più carico di coordinare gli orari dei diversi membri della famiglia e dei luoghi e istituzioni cui questi partecipano. Come mostrano anche le indagini sull'uso del tempo, sono loro in larga misura, anche quando hanno un lavoro remunerato, a fare i salti mortali tra i diversi orari scolastici dei figli, gli orari di ricevimento degli insegnanti e quelli del medico, gli orari in cui sono aperti gli uffici pubblici dove si devono sbrigare le varie pratiche per sé e per i membri della famiglia, in cui arriva l'idraulico per riparare la lavatrice, in cui si può comperare da mangiare e quelli in cui si possono comperare le scarpe. Quanto più aumenta il tasso di occupazione femminile tanto più numerose sono le donne che faticano a coordinare gli orari di tutti e tutto e tanto più gli orari di apertura di taluni servizi appaiono rigidi e irrazionali, basati come sono sull'assunto che vi sia sempre una donna in grado di adattarvisi, per sé e per i suoi famigliari. E' un tema, tuttavia, che non interessa solo le donne e le loro famiglie, ma anche gli urbanisti e chi si occupa di organizzazione dei trasporti, nella misura in cui devono cercare di rendere più fluido l'utilizzo di spazi e mezzi e più agevole la circolazione delle persone, evitando picchi di affollamento e di traffico.
A seguito di questi dibattiti e riflessioni in molte città italiane a partire dalla fine degli anni ottanta sono state fatte delle politiche dei tempi della città e avviati processi di negoziazione con i diversi soggetti interessati - pubblici e privati - per rendere più flessibili gli orari dei vari servizi, modificandoli, sincronizzandoli (ad esempio sincronizzando gli orari dei trasporti urbani con quelli dei treni dei pendolari) o viceversa desincronizzandoli (ad esempio sfalsando gli orari di entrata nei diversi gradi di scuola, per diluirne l'impatto sui trasporti e insieme facilitando quei genitori che devono accompagnare i figli in istituti diversi). Naturalmente, ogni riorganizzazione del sistema di orari tocca la vita quotidiana e l'organizzazione non solo di chi usa un particolare servizio, ma di chi ci lavora e talvolta richiede l'introduzione del lavoro a turni in settori - come il commercio - in cui non ve ne era la tradizione.
Negli ultimi anni questo dibattito complessivo si è un po' perso, nonostante continuino a esistere in diverse città uffici "tempi e orari". E' esplosa invece la questione degli orari dei negozi, soprattutto per la concorrenza della grande distribuzione. L'orario continuato, l'apertura al sabato, sono diventati un fenomeno diffuso, anche se non universale, con l'obiettivo di rincorrere i clienti e di adattarsi ai loro orari. Anche le aperture domenicali in molti paesi hanno progressivamente sforato le canoniche domeniche pre-natalizie e tentato di aggirare le limitazioni ai soli luoghi di villeggiatura. Ciò ha certamente favorito clienti con tempi stretti e orari di lavoro non standard, provocando a sua volta l'introduzione di orari non standard per altri lavoratori/lavoratrici, ma anche creando nuovi posti di lavoro. Ha anche favorito la nascita del fenomeno della "uscita di famiglia per compere" il sabato, quando non la domenica: con tutta la famiglia che si reca in un centro commerciale e ci passa interi pomeriggi quando non giornate (lo stesso fanno molti adolescenti soli o in compagnia). Questo fenomeno, tuttavia, ha anche in qualche misura peggiorato la competizione tra i piccoli negozi e le grandi catene. I primi sono spesso a conduzione famigliare e con pochi dipendenti. Quasi mai possono permettersi un orario lungo, che richiederebbe più turni, quindi più personale. Ha anche trasformato radicalmente, dove è avvenuto, il lavoro nel commercio, con uno sviluppo non solo del lavoro a turni, ma anche del part time. Queste trasformazioni dell'orario di lavoro in un settore ad alta femminilizzazione possono essere, come in altri settori, benvenute per alcune, nelle misura in cui riescono a gestire meglio la collaborazione con i propri compagni e/o altri famigliari. Può viceversa essere disorganizzante per altre/i, nella misura in cui non vi è più una organizzazione certa ed omogenea delle giornate. Perché gli orari riguardano sempre più soggetti: chi usa un servizio, chi ci lavora e il loro intorno sociale.
25-09-2011 01:00