Chi è
Critico enogastronomico, autore di diversi libri che ruotano attorno al tema del cibo e del gusto. Collabora con Il Sole 24 ore
Davide Paolini
Sono cibi "apolidi"
ma l'origine è chiara
Contaminare significa inquinare, influenzare, trasmettere... Ebbene la storia della gastronomia è ricca di contaminazione, se non addirittura si può ben sostenere che il motore del divenire delle diverse cucine.
Tutte le cucine "nazionali", comprese le più note sono frutto di apporti altrui, forse l'esempio più macroscopico è quella che viene definita "dieta mediterranea", ovverosia un'alimentazione incentrata sui prodotti di "mare nostrum" e su uno stile di vita, tipico delle popolazioni che vivono nei territori bagnati dal famoso mare.
Ebbene larga parte dei prodotti (in primis il pomodoro, quindi il grano da cui si produce la pasta) che compongono il paniere della dieta mediterranea sono arrivati dalla Americhe, attraverso Cristoforo Colombo.
Ancor più evidenti sono le influenze che da sempre sono in grado di generare i flussi di migrazione: per esempio la cucina italiana in Argentina e soprattutto negli Stati Uniti fine Ottocento e primi del Novecento. Soprattutto in questo paese, così povero di tradizioni, le contaminazioni degli emigranti italiani (ma anche gli irlandesi, gli ispano americani) hanno fatto sì che prendesse vita addirittura una cucina americo-italiana, di cui tuttora si può riscontrare traccia in molti ristoranti con bandierina tricolore, ma i cui piatti non sono originali, ma contaminati (si pensi a spaghetti meet balls, inesistente in Italia).
Il crescere dei flussi migratori in Europa ha creato davvero notevoli cambiamenti tuttora inesplorati. Fino a qualche anno fa infatti era improbabile poter trovare lo zenzero, una spezie orientale, oggi reperibile ovunque, ma soprattutto utilizzata in numerose pietanze tradizionali di molti paesi europei. È chiaro che lo zenzero è arrivato in Europa per la domanda degli emigranti di quei Paesi dove è uso comune.
Forse i piatti che più di ogni altro possono venire considerati il simbolo della contaminazione gastronomica fra i popoli sono il cous cous, il Kebab e la pizza. Innanzitutto queste pietanze, tradizionali nei loro paesi d'origine, sono diventate trasversali nel senso che ormai vengono declinate in maniera "locale" anche laddove, fino a qualche tempo fa, non erano conosciute. Il cous cous ormai si può gustare in molti ristoranti europei con originali interpretazioni degli chef, così come la tecnica del kebab ha influenzato le proposte di diversi ristoranti. Non solo. Le ormai diffuse catene di Kebab contano tra i loro clienti anche e soprattutto "forestieri" di quel cibo .
Fatte queste considerazioni possiamo avanzare una tesi, forse discutibile, che mostra come ormai ci siano delle pietanze strettamente tradizionali e locali che il tempo, le migrazioni dei popoli, la crescita delle conoscenze di costumi e abitudini hanno trasformato in "piatti apolidi", tra cui pizza, cous cous, kebab, pur mantenendo un'origine ben definita.
11-12-2011 01:00