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06.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel primo trimestre 2018
01.06.2018
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30.05.2018
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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
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I tramonto di Erdogan
e l'impero del terrore
Luigi Bonanate


Un piccolo, ma per ora forse benvenuto, fantasma si aggira per la Turchia, e potrebbe modificarne drasticamente la vita politica. Si tratta della possibilità che in queste elezioni presidenziali (24 giugno) l’attuale presidente (quasi dittatore) Recep Tayyip Erdogan si trovi a dover fare i conti con un certo Muharrem Ince, capo del Partito repubblicano del popolo (Chp), di centro-sinistra. Domani, lunedì, sapremo come è andata, ed è prevedibile che Ince  giungerà secondo alle elezioni acquisendo così il diritto al ballottaggio previsto per l’8 luglio prossimo. Potrebbe addirittura sconfiggere Erdogan, che ormai dal 2003 governa (o: sgoverna) la Turchia, come primo ministro inizialmente e poi come presidente della Repubblica fin dal 2003.
Con una drammatica e autoritaria progressione Erdogan è riuscito, in 15 anni, a mettere le mani sul sistema politico turco, ricorrendo a modifiche della Costituzione, adunate oceaniche, arresti indiscriminati, complotti inventati, incarcerazione di oppositori, imbavagliamento (quando non eliminazione) dei giornalisti indipendenti. Il modello-Turchia è importante non solo in quanto "cerniera" tra Europa e Asia (due mondi), ed erede decaduta di uno dei più vasti imperi della storia occidentale, e poi "grande malato" del tempo del colonialismo e della crisi di quest’ultimo, ma anche come membro della Nato. E ora in buonissimi rapporti con la Russia.
Dopo aver imboccato, all’inizio del ventesimo secolo, un cammino di modernizzazione e di laicizzazione che dovevano portare la Turchia ai livelli dei più sviluppati e ricchi paesi europei spingendola quindi infine a richiedere l’ammissione all’Europa comunitaria e poi all’Unione europea, essa si trova al fondo di un degrado istituzionale e politico che non può non preoccupare tutto il mondo.
Il rispetto dei diritti civili in Turchia è tra i più bassi delle graduatorie mondiali. È diventata uno degli stati più violenti che esistano, il suo tasso di rispetto delle istituzioni democratiche tende al minimo, la repressione dell’autonomismo kurdo (ricco di tradizione e di buon diritto all’indipendenza) è brutale. Ma non basta: Erdogan si è lanciato in una politica di grande potenza che mira a dominare il Medio Oriente allargato, con una forte proiezione nell’Africa sub-sahariana, attraverso (per ora) una sorta di alleanza con la Russia (dopo aver avuto con quest’ultima forti contrasti) e Iran, il che vuol dire schierarsi contro Arabia saudita e alleati, compresi in più gli Stati Uniti. Nel frattempo, Erdogan è riuscito farsi pagare profumatamente (6 miliardi di euro!) dall’Unione europea per il transito e la gestione dei rifugiati, specialmente siriani, ma non solo. I casi turchi, come si vede, coinvolgono tutti noi, rilanciando la centralità del mondo mediterraneo, dal quale prese avvio ben 500 anni fa la storia della dominazione europea sul mondo, su su fino ad arrivare alla dominazione planetaria di due stati su tutti (Usa/Urss); finita anche questa, sembra dobbiamo ricominciare da capo. La storia non si ripete mai, ma ogni tanto ci manda un ammonimento: non dobbiamo tornare indietro.
24-06-2018 01:00

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