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12.06.2019
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'Ordine del Giorno della seduta del 24 giugno 2019.
12.06.2019
Pubblicato il rapporto annuale 2018 sul programma di monitoraggio ICP-Waters [www.ti.ch/aria]
11.06.2019
Qualità dell'aria in Ticino: rapporto 2018 [www.ti.ch/aria]
07.06.2019
L'Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche ha rinnovato il suo portale tematico, modificando e aggiornando parte della documentazione [www.ti.ch/commesse]
05.06.2019
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel primo trimestre 2019
31.05.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, aprile 2019
23.05.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale alberghi e ristoranti, Ticino, aprile 2019
22.05.2019
I Servizi del Gran Consiglio hanno provveduto a pubblicare l'Ordine del Giorno della seduta plenaria del 3 giugno prossimo

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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
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La democrazia tuteli
la stampa internazionale
Luigi Bonanate


La tre-giorni del Festival internazionale del giornalismo che si svolgerà a Couthures-sur-Garonne suggerisce di aggiungere ai "soliti" (perché purtroppo si ripresentano continuamente) problemi sulla correttezza dell’informazione (che è l’"ossigeno" della costruzione dell’opinione pubblica) una tematica importantissima che riguarda la distribuzione degli argomenti tra le pagine dei giornali. I grandi quotidiani del mondo dividono logicamente le notizie di politica interna (ogni stato ha le sue) da quelle della politica estera (delle quali sempre lo stato è titolare) da quelle poi della cosiddetta politica internazionale, che è l’unica a coinvolgere tutto il mondo in uno stesso istante, per il semplice fatto che gli eventi che si verificano hanno lo stesso senso per tutti i cittadini del mondo. Ma sappiamo benissimo che - oltre a essere meno lette che quelle di politica interna - le pagine internazionalistiche sono sempre, e dovunque, un po’ stucchevoli: perché?
La ragione consiste nel fatto che le notizie che esse recano sono frammentarie, caotiche, di rado precise e, insomma, a loro volta elementi della lotta politica internazionale. Normalmente veniamo informati solo ogni tanto di notizie che però si sviluppano giorno per giorno, e che fanno strumentalmente parte delle dinamiche in corso tra stati. Ne consegue che noi perdiamo il senso del divenire di vicende che che non ci riguardano da vicino ma in se stesse conservano la stessa importanza di ogni altro evento, ovunque si verifichi, vicino o lontano da casa nostra. Dall’inizio di giugno, il Sudan è ripiombato in una crisi istituzionale gravissima (già negli anni passati aveva pagato un prezzo altissimo all’anarchia che lo ha invaso), che sta comportando ogni giorno scontri, vittime, violenza: la scorsa settimana 118 morti. In Libia, dall’inizio di aprile scorso sono state uccise 600 persone (fonte Onu) nella lotta che divide le due fazioni che si contendono il potere (meglio: il petrolio!). In Mali, in due episodi, negli stessi giorni, abbiamo avuto prima 15 e poi altri 100 morti in conflitti che ci vengono descritti come tribali, ma che hanno invece a che fare con il controllo delle risorse naturali e la conquista del potere politico. Nel Donbass, che è al centro del conflitto ukraino, muoiono ogni giorno indipendentisti e annessionisti, contro o a favore della Russia. E così via... Notizie lontane ma non poco importanti.
Nel frattempo gli statisti, i vari Trump, Putin, Xi Jinping, Erdogan, e quant’altri, lanciano messaggi sui "social", si minacciano, ogni tanto si sorridono e si promettono pace perpetua. I giornalisti, l’informazione, cercano di inseguire i frequenti volta-faccia di questi ultimi; li intervistano e poi ci raccontano: ma il controllo delle informazioni che ricevono e ci trasmttono sfugge loro: o perché i politici mentono (che novità!) o perché nuove esigenze li spingono verso altre dichiarazioni, altre menzogne, altre mezze verità. Per difficile che il lavoro del giornalista sia, egli deve sapere che la formazione di una opinione pubblica internazionale capace di capire la politica internazionale dipende in gran parte dal suo lavoro.
16-06-2019 01:00
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