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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
Immagini articolo
Confini che cadono
confini che crescono
Luigi Bonanate


Il nuovo anno ci ha portato diverse novità, una delle quali è davvero buffa: il governo austriaco recentemente eletto intende assegnare ai sudtirolesi un secondo passaporto, da affiancare a quello italiano che già hanno. Non staremo a chiederci chi sia italiano e chi austriaco, in questa vicenda, se non altro perché la linea che doveva separare i due Paesi e i loro popoli era già stata sanguinosamente tirata durante la Grande guerra. E poi ancora rimessa in discussione durante la seconda metà degli anni Sessanta con la cosiddetta "guerra dei tralicci", uno dei primissimi episodi di terrorismo nell’Europa post-bellica. Ma proprio per lo stesso motivo non possiamo non stupirci perché il governo austriaco voglia in qualche modo rilanciare una rivendicazione che poi, dopo tutto, avrebbe dovuto essere stata seppellita dalla confluenza di Italia e Austria in una sola, stessa, e (idealmente) superiore unità rappresentata dalla comune appartenenza all’Unione europea.
Ma non appena ci liberiamo dal disagio che questa improvvisata crea, forse causa anche dalle divergenze in tema di immigrazione e accoglienza dei migranti (l’Austria alza quelle barriere che l’Italia ha lasciato sostanzialmente abbassate), ecco che un’altra pensata arriva dalla verde Irlanda, che come è noto contiene, giuridicamente parlando, due stati: l’Irlanda del sud, comprendente i 5/6 dell’isola, e l’Ulster a nord, che fa parte del Regno unito. Prese nell’insieme, queste due parti sono state responsabili di una quota-parte impressionante della storia del terrorismo europeo del ventesimo secolo. E ora che tutto è stato sistemato ecco che la brexit inglese farà del confine tra le due Irlande uno dei confini esterni dell’Unione europea. I più importanti e delicati perché ne delimitano l’intero perimetro. Ma il principale movimento-partito dell’isola, il Sinn Fein, alla testa del quale Mary McDonald ha sostituito l’ormai anziano capo storico Gerry Adams, coglie ora l’occasione per lanciare un "innovativo" progetto politico: rifare dell’Irlanda uno stato unico che continuerebbe nella sua interezza a far parte dell’Unione europea inglobando anche l’Ulster, che cesserebbe di essere "unionistico" e sarebbe così sottratto all’Inghilterra. Tutti felici e contenti? Difficile dirlo perché finora nulla è stato deciso e l’Inghilterra non vorrebbe logicamente perdere una sua sia pur piccola parte: e con tutto il sangue e la violenza che ne hanno costellato la storia, sarebbe ben curioso che il tutto andasse in una rinnovata ma rovesciata separazione.
Dai confini si esce, nei confini si può rientrare; tra Paesi come l’Italia, l’Austria, la Gran Bretagna e l’Irlanda del sud, la circolazione di persone e merci era stata aperta senza alcun limite: se ora si torna, in qualche misura, all’indietro, non si tratta di un buon segno. E facciamo finta che in Catalogna non stia succedendo più nulla (il che sarebbe falso), dove la tensione con lo Stato centrale sembra ormai difficilmente ricomponibile. Ma la smania di ridisegnare confini, di separare ciò che si era unito, di ridiscutere ciò che era già stato stabilito, non può promettere nulla di buono.
18-02-2018 01:00

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