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Fausto Biloslavo
Chi è
Fausto Biloslavo è inviato di guerra, scrive per varie testate italiane. Ha pubblicato “Gli occhi della guerra” e “Le lacrime di Allah”
Fausto Biloslavo
Insidie e obiettivi
se Carla va alla guerra
Se Carla Del Ponte tornasse sul campo di battaglia della giustizia internazionale per guidare la commissione d'inchiesta dell'Onu sulla Siria, come ha chiesto la Svizzera, troverebbe pane per i suoi denti. La guerra civile nel Paese arabo è ancora più intricata e sporca di quella che martoriò la Bosnia negli anni Novanta. L'ex procuratore d'acciaio ticinese troverà delle similitudini con i conflitti balcanici a cominciare da una guerra spietata, senza alcun rispetto dei civili, che si sta sempre più combattendo lungo linee etniche e religiose. Gli sciiti alauiti al potere sono una minoranza, ma controllano i gangli della sicurezza come i serbi nell'Armja jugoslava. La maggioranza sunnita, dopo un inizio di rivolta pacifica repressa nel sangue, ha imbracciato le armi e non va tanto per il sottile. In mezzo, fra due fuochi, ci sono i cristiani. A Damasco si sentono slogan da pulizia etnica: "Aluiti in tomba e cristiani a Beirut".
I morti sarebbero già 25mila, ma il governo di Damasco sostiene che almeno 8mila dei suoi uomini sono stati uccisi. La Del Ponte si è trovata di fronte a cifre ben più spaventose con il genocidio in Ruanda. In Siria, però, la guerra è talmente sporca, che non sarà così facile separare i buoni dai cattivi.  "Sono state documentate violazioni dei diritti umani sia da parte del governo che dell'opposizione", ha dichiarato nientemeno che Navi Pillay, l'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani.
Alcuni quartieri di Homs sono stati rasi al suolo dai pesanti bombardamenti governativi. Lo stesso Osservatorio siriano dei diritti umani, non certo filo Assad, ha però denunciato stragi delle fazioni più estremiste dei ribelli nella stessa area. Nelle carceri di Assad la tortura è una prassi, ma i ribelli si sono filmati mentre giustiziano sommariamente miliziani filo regime tagliando loro la gola o buttandoli giù dai tetti dopo che si sono arresi.
E come con Slobodan Milosevic, il piccolo zar di Belgrado, non sarà facile per la Del Ponte scovare le prove della catena di comando che porta ai vertici del regime siriano. Assad è circondato da fedelissimi, alcuni dei quali si sono fatti le ossa al fianco del padre. Difficilmente si lasceranno alle spalle ordini scritti.  
La guerra in Siria è ulteriormente complicata da un pesante intervento straniero. I padrini iraniani stanno mandando avanti i giannizzeri Hezbollah, i guerriglieri sciiti libanesi, per puntellare il regime di Damasco. E Teheran ha già annunciato che è pronta ad inviare truppe e armi per aiutare Assad, in nome di un patto di mutua difesa firmato da tempo.
Dall'altra parte della barricata turchi, americani ed europei appoggiano i ribelli. L'Arabia Saudita ed il Qatar forniscono le armi e fin dall'inizio hanno ostacolato i piani negoziali dell'Onu.
Non solo: sul piano internazionale l'ex procuratore di ferro avrebbe contro Russia e Cina, che fanno scudo al regime di Damasco. E pure Washington ed i suoi alleati nella destabilizzazione siriana non amerebbero veder alzare il velo dell'ipocrisia sui crimini dei ribelli.
Però il rischio più grande, come in Libia, è quello di vanificare la sforzo della giustizia internazionale. Gheddafi invece che condannato è stato linciato e suo figlio Seif el Islam, che vorrebbe farsi processare a L'Aja per crimini di guerra, sarà giudicato a Tripoli, dove lo attende la forca.
02-09-2012 01:00