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Guido Olimpio
I cyber guerrieri
alla guerra di Putin
Guido Olimpio
Chi è
Si occupa di terrorismo internazionale e Medio Oriente, lavora al "Corriere della Sera" come inviato negli Stati Uniti
È uno dei mestieri più antichi del mondo. Per la semplice ragione che possedere informazioni è vitale. E allora le potenze si spiano. Da sempre. Cambia solo il metodo, aggiornato grazie alla tecnologia. È quello che sta accadendo in questi giorni, con le clamorose rivelazioni sulle attività russe negli Stati Uniti prima e durante la campagna elettorale. Da qui partiamo.
Prima voci, poi indiscrezioni - non casuali - sui media, infine report dell’amministrazione Obama. Una serie di accuse pesanti perché legano la sfida per la Casa Bianca al quadrante internazionale. Gli americani sono certi che la Russia abbia compiuto incursioni con gli hacker contro gli Usa, ha parteggiato in modo chiaro per Donald Trump ed ha gioito per il suo successo. I cyber guerrieri agli ordini dei servizi segreti avrebbero monitorato le mosse democratiche e favorito poi la diffusione di dati per danneggiare la corsa di Hillary Clinton, una candidata ideale sotto questo aspetto: troppi affari, troppi giri, troppi interessi che si sono rivelati alla lunga un macigno. Insomma, aveva (ed ha) molti scheletri nell’armadio. Però seguendo questo filo è legittimo ipotizzare che ne abbia non pochi anche il rivale, il neoeletto presidente Trump. Un imprenditore abituato a navigare ai limiti, abbastanza opaco su certi investimenti. Da qui il sospetto che neppure lui sia immune  da pressioni da parte di Mosca. Una circostanza evocata da alcuni osservatori e dai media: la smaccata linea pro-Putin non sarebbe figlia di una scelta strategica, bensì la conseguenza di "debiti" da pagare. È così? Lo vedremo. Intanto è evidente che tra il numero uno e la sua intelligence è guerra totale, uno scontro che non promette nulla di buono.
L’intero dossier è alimentato dallo spionaggio elettronico, la nuova frontiera degli 007, come la vicenda della Nsa ha dimostrato in tutta la sua forza. Strumenti che si incrociano con le inchieste più classiche, condotte con gli uomini sul campo. Una realtà che è entrata nel braccio di ferro tra Russia e Usa. Durante la guerra fredda i due nemici hanno impiegato gli "occhi dal cielo", i satelliti, i voli degli U-2, le ricognizioni, ma hanno fatto affidamento ad un esercito di agenti. I russi, grazie ad una divisione speciale, hanno addestrato uomini e donne a essere "americani". Hanno rubato delle identità - spesso andando nei cimiteri e copiando i nomi di neonati deceduti -, poi hanno costruito un "passato", quindi li hanno infiltrati in città statunitensi. Sono rimasti in sonno per anni aspettando un ordine oppure hanno iniziato la loro doppia vita di cittadini irreprensibili e cacciatori di dati.
I due schieramenti hanno poi piazzato le loro talpe nel terreno avversario. Con colpi micidiali. Il più famoso è il caso Ames, l’alto funzionario della Cia che per lungo tempo ha passato files sensibili al Kgb, lavoro ricompensato con grosse somme di denaro. Anche lui è stato scoperto dopo aver provocato danni immensi. Oggi è in cella. Così come lo sono degli informatori degli Usa.  Più fortunati rispetto a quelli che sono stati fatti fuori, a volte morti anonimi perché non è stato possibile rivelarlo. Altri, invece, sono stati liberati e poi scambiati sul ponte delle spie in Germania. Scene di un’epoca passata, ma che spesso ritorna con nuovi attori.
08-01-2017 01:00


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