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IL PUNTO di Michel Guillaume
Immagini articolo
Didier Burkhalter
ministro incompreso
Michel Guillaume


E così, Didier Burkhalter ha deciso di rassegnare le dimissioni. Se ne va con discrezione, dalla porta di servizio, in un momento in cui nessuno si attendeva la sua partenza. A due giorni da un’importante seduta del Consiglio federale, che deve decidere quale futuro dare al dossier europeo.
Entrando in governo, Burkhalter si era posto un obiettivo: essere una sorta di anti-Couchepin, il suo predecessore, un vallesano felice di godersi il potere attraverso grandi dichiarazioni, ma con un bilancio governativo tutto sommato piuttosto modesto. Il neocastellano, al contrario, ha inteso interpretare la sua carica con umiltà, mettendo in primo piano i dossier di cui si è occupato. In questo senso, c’è riuscito. Pur essendo un consigliere federale, Didier Burkhalter è rimasto un uomo semplice, che prende il treno senza guardie del corpo come qualsiasi altro cittadino. Una foto che lo ritrae, solo, sul marciapiede della stazione di Neuchâtel, ha fatto il giro del mondo sui social network.
Al momento del bilancio, però, emerge come Burkhalter abbia fallito sul suo principale dossier, quello delle relazioni tra la Svizzera e l’Ue, di gran lunga il nostro più importante partner economico. La sua visione è corretta: "Voglio rinnovare la via bilaterale per i prossimi vent’anni", ha dichiarato al momento di passare al Dipartimento degli affari esteri. Per questo si è impegnato per raggiungere l’accordo istituzionale che l’Ue reclama fin dal 2008. Ma il progetto include la Corte europea di giustizia come istanza d’arbitrato in caso di divergenze tra Berna e Bruxelles. Sono i "giudici stranieri" tanto invisi all’anti-europeismo dell’Udc.
Negli ultimi mesi, a forza di negoziare, Burkhalter e i suoi diplomatici hanno ottenuto concessioni dall’Ue. In caso di divergenze, sarebbe una corte internazionale - con un giudice scelto dalla Svizzera, uno dall’Ue e un "arbitro" scelto di comune accordo - a deliberare in ultima istanza. L’obiezione sui "giudici stranieri" viene dunque a cadere.
È questo che Didier Burkhalter non è riuscito a spiegare ai partiti, in particolare a quelli di quel centro-destra da cui lui stesso proviene. Nel corso dei recenti incontri a casa de Watteville, ha attaccato il presidente del Ppd, Gerhard Pfister: "Non capisci!" Certo, Burkhalter non lo ammetterà mai, ma la principale ragione della sua partenza è questa. Constatando che il suo progetto di accordo istituzionale non avrebbe chance di fronte al parlamento e davanti al popolo, ne ha tratto le conclusioni. Ritirandosi, spersonalizza un dossier che, finora, ha incarnato agli occhi degli svizzeri. È un gesto di grandezza, ma che non appartiene alla tradizione svizzera. Decisamente, Didier Burkhalter resterà un grande incompreso!
18-06-2017 01:00
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