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IL PUNTO di Michel Guillaume
Immagini articolo
Il regista umanista
scaricato dai colleghi
Michel Guillaume


Questa è la storia di un padre di famiglia che ha deciso di alzare la voce. Vive nel quartiere di Maupas a Losanna, un quartiere che sarebbe conviviale se non fosse per quelle decine di trafficanti di droga - perlopiù africani - incessantemente alla ricerca di nuovi clienti. Questo papà si preoccupa perché gli spacciatori girano anche intorno alla scuola di uno dei suoi bambini. Siccome il figlio dei suoi vicini è morto di overdose all’età di 18 anni, teme il peggio. Allora pubblica su Facebook le foto dei trafficanti per denunciare questo scandalo.
Questo padre di famiglia non è un signor nessuno. Si tratta di Fernand Melgar, un regista di documentari spesso premiati. Nel 2008 "La fortezza", che denuncia il modo in cui la Svizzera tratta i richiedenti l’asilo, riceve il Pardo d’oro al Festival di Locarno. Nel 2011 "Vol spécial" descrive le espulsioni di stranieri in un centro di detenzione amministrativa a Ginevra. Con ognuno dei suoi film, Fernand Melgar scatena polemiche, poiché punta il dito contro una Svizzera chiusa su se stessa.
Attaccando frontalmente gli spacciatori e criticando la passività delle autorità, il regista non si immaginava la controversia che avrebbe provocato, né la piega che avrebbero preso gli eventi. Molto in fretta, l’artista umanista si trova al centro di un processo di cui lui è l’imputato. Viene scaricato dai suoi colleghi cineasti, che firmano una lettera aperta: "Così gettate benzina sul fuoco di una xenofobia già largamente diffusa", scrivono.
Queste accuse sono assurde. Fernand Melgar ha denunciato lo spaccio in strada. Se l’è presa con dei trafficanti per lottare contro la loro attività, sapendo bene che il problema non è la loro origine. Ma Losanna ha un municipio di sinistra, dove si considera che gli spacciatori siano solamente l’ultima ruota di un traffico mondiale, dunque delle vittime.
Il municipio di Losanna ha infine reagito dispiegando venti poliziotti nei luoghi sensibili della città. Si era dimenticato che un quarto di secolo fa era stata la consigliera federale socialista Ruth Dreifuss ad avviare la politica dei quattro pilastri per lottare contro la piaga della droga. E il quarto di questi pilastri - dopo i primi tre che sono la prevenzione, la terapia e la riduzione dei rischi - è la repressione. Una politica che peraltro ha avuto successo. In vent’anni, il numero di morti per overdose, che era di 375 nel 1995, si è diviso per tre.
24-06-2018 01:00

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