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INCONTRI di Giuseppe Zois
Immagini articolo
"Mi sono ritrovato
in un corpo d'adulto"
Giuseppe Zois


L'attore e conduttore televisivo Flavio Insinna ha fatto un viaggio di parole, esplorando e raccontando mondi diversi, spesso straordinariamente vicini, sempre uniti da un filo d'oro che è il sentimento: uomo e donna, padre e madre, famiglia, ricerca d'identità, successo, dolore e molto altro ancora. È riuscito in una mirabile sintesi che accomuna tutti questi tre universi: dolore, condizione femminile e figura paterna. Partendo dall'esperienza di più acuta sofferenza - il ricovero in ospedale del papà, medico - il 47enne Insinna ha composto una bella sinfonia che, dalle pareti di casa e dell'ospedale, spalanca una finestra sul mondo, su un'interiorità troppo a lungo compressa. È uno strano itinerario, quello dell'attore e vien da chiedersi perché occorra sempre aspettare quando è tardi per rivelare il proprio animo. Ma così vanno le cose e Flavio non ne fa mistero nelle pagine di un quasi-diario, con un titolo decisamente inconsueto: "Neanche con un morso d'orecchio" (ed. Mondadori), filigrana di una vita, anzi, un intreccio di vite. Perché ci blindiamo il cuore?, questo è l'interrogativo di fondo.
"È inevitabile che prima o poi facciamo i conti con gli ospedali - il figlio del medico, diventato attore di grande successo, comincia proprio dall'odissea nel dolore -. L'unica cosa che auguro a me stesso è di capitare nelle mani di un medico bravo e di umanità sicura com'era mio padre. Papà metteva sempre qualche goccia d'amore nelle medicine, altrimenti - ripeteva - queste non sono efficaci. Fare il medico, prima che lavoro, è una missione. E nella missione sono previsti anche una carezza, un sorriso a chi soffre".

L'onda dei ricordi
L'onda lunga dei ricordi è cominciata e Flavio si lascia trasportare: "Mio padre non era un credente formidabile e tuttavia distribuiva la speranza come prima cura. Era convinto che il medico cura, ma è il Padreterno che salva - racconta Insinna, convinto che il padre sentisse con gli ultrasoni del cuore -. Ho avuto una famiglia adorabile, con papà e mamma che si sono spesi per mia sorella e per me. Viene però il momento in cui devi fare i conti con te stesso, e ti scopri di colpo adulto, devi camminare da solo".  La ricognizione si allarga alla vita, alle cose che contano e che dovrebbero guidare i giorni. L'istrionico personaggio, dotato di sottile humour e immancabile sarcasmo, è di solido spessore. "Onestà, senso del dovere, correttezza verso se stessi e verso gli altri, credere in ciò che si fa - scandisce come in scena il suo credo -. Io lavoro con la passione di quando sognavo questo mestiere, ma anche con l'impegno e il sacrificio che la serietà e il rigore esigono. Amo davvero quello che faccio".

Al mercato delle illusioni
La carriera restringe gli spazi per sé, porta in giro per le città e allontana dalle persone care. Nasce il rammarico di Flavio per la laurea sacrificata nell'inseguimento della ribalta, per i distacchi: "Ho pochissime amicizie, ma quelle che ho, le difendo con i denti. Non credo a chi ne millanta molte. Sono piuttosto incline al sano realismo di chi teme il giorno in cui dovesse chiedere una mano a taluni amici. Sarebbe bello restare sempre nel dubbio che nessuno abbia bisogno di nessuno, così almeno vivremmo felici". Si scopre così come il Flavio delle battute fulminanti vada d'accordo con il Flavio coerente, rigoroso della quotidianità.
"Ci litigo quando non riesco a trovare la pazienza che serve - ammette -. Mi riprometto un miglioramento in fatto di pazienza e tolleranza con gli altri. Ho preso però le giuste contromisure ai rischi della popolarità. Papà mi ripeteva che la dignità non passa dalla marca dei vestiti che hai addosso: così capisci che non è la giacca, il cappotto, gli stivali che fanno di te un soggetto più interessante. Anche non svendersi è una scelta di dignità".
Per uno che ha alimentato sogni e dispensato soldi con i quiz televisivi, Insinna mantiene una sua idea di felicità. "L'inganno di questi anni è stato quello di far credere ai giovani che, se non sei dentro la tv, non esisti e non vali niente - conclude -. Se uno abbassa le proprie pretese, può essere felice. Quando mi sveglio e sento che tutto funziona, il cuore batte, la testa va, vedo, sento... sono felice. Io mi accontento della serenità".
19-05-2013 01:00