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Khaled Fouad Allam, è docente di storia e istituzioni dei Paesi islamici e commentatore su prestigiose testate internazionali
Khaled Fouad Allam
Il radicalismo strozza
la Primavera araba
Sino  a pochi mesi fa, nei media e nelle opinioni pubbliche occidentali e presso una parte degli osservatori e dei giornalisti, si riteneva che finalmente le rivoluzioni o rivolte arabe avrebbero portato a risolvere l'annosa questione del rapporto fra islam e politica, avrebbero portato cioè all'affermarsi di regimi politici laici, alla separazione definitiva tra potere politico e potere religioso. Le rivoluzioni arabe avrebbero dunque conquistato ciò che la società civile del mondo musulmano cerca da oltre un secolo: l'autonomia della sfera pubblica, che si traduce in libertà e democrazia.
E' vero che nelle manifestazioni pubbliche dell'inverno 2011 non erano apparsi, se non episodicamente, slogan del tipo "L'islam è la soluzione"; e che le componenti legate all'islam politico - Fratelli Musulmani o altri - sono apparse relativamente tardi. Ma quando le rivolte o rivoluzioni si sono avvicinate a un appuntamento elettorale che avrebbe dovuto canalizzare le spinte rivoluzionarie in una dimensione istituzionale, da Tunisi al Cairo hanno fatto la loro comparsa le componenti più strutturate dell'islam politico. Molti  leader dell'islam politico, dopo anni di esilio in Europa o altrove, sono tornati nel loro Paese. Il caso più eclatante è quello del fondatore del partito Ennahda, che in passato era considerato un partito fondamentalista ma che oggi rivendica una colorazione più moderata, come quella del partito islamista turco di Erdogan.
Una trasformazione di questi partiti nel senso di una effettiva accettazione della dialettica democratica  - come essi affermano di fare -  è davvero credibile? In realtà si tratta di una questione mal posta. Tutti gli esperti che studiano i movimenti legati alla Fratellanza Islamica sanno che già negli anni '30 del secolo scorso, nei loro testi fondativi, i Fratelli Musulmani affermavano che avrebbero preso il potere o con la democrazia o con la rivoluzione.
Le rivoluzioni del 2011 non sono state promosse da loro: essi vi si sono sovrapposti, e attraverso la democrazia stanno conquistando il potere. La loro strategia non investe la breve durata, vale a dire un arco di quattro o cinque anni, bensì la lunga durata; essi ragionano in termini di generazioni e non di cicli elettorali. È significativo ad esempio il fatto che, dopo la vittoria del partito Ennahda, Rachid Ghannouchi abbia affermato che il ministero che gli interessava di più non era quello degli Interni o della Giustizia, ma quello della Pubblica Istruzione, intenzione che sottende l'intento di costruire e formare una nuova generazione sul modello dell'homo islamicus (analogamente a quello che fu chiamato l'homo sovieticus all'epoca di Stalin). Nel frattempo si può tollerare e mantenere l'eredità dell'occidentalizzazione presente oggi in Tunisia - la libertà della donne, un diritto musulmano che non intacca il diritto di matrice occidentale, la libera vendita di alcolici, etc. - nella prospettiva che un giorno le cose cambieranno. Perciò lo stesso Ghannouchi ha affermato che la Tunisia dovrà progressivamente abbandonare la lingua francese per giungere a utilizzare esclusivamente la lingua araba: il perché è chiaro, è la lingua che forma la coscienza, e l'homo islamicus trova nella lingua araba la sua totale  e integrale identità.
Non si devono però sottovalutare i vari ostacoli che questo progetto è destinato ad incontrare. Il primo è che questi partiti ,che si presentano come moderati, sono attraversati da forze centrifughe più radicali di loro, come ad esempio i salafisti;  il secondo è che comunque esistono, nel vasto panorama del mondo musulmano, delle forze laiche che rifiutano l'identificazione tra stato e shari'a. Questo islam politico moderato si troverà dunque accerchiato da forze in totale opposizione ad esso e tra loro: vi sono nuove battaglie in prospettiva, che si spera saranno condotte attraverso le istituzioni e  non attraverso le rivolte di strada.
30-10-2011 01:00