Dello stesso autore
di 0
IL DOSSIER


I fatti e le opinioni
sulle vicende S.Anna
IL DOSSIER

Economia
in ostaggio
di "Prima i nostri"
LA SOLIDARIETÀ


La generosità dei ticinesi
per i pastori delle steppe
L'INCHIESTA


Interrogativi sulle eredità
degli anziani maltrattati
L'INCHIESTA


Meno sesso
a pagamento


POPULISMO
VS POPULISMO
È finito lo scontro
fra destra e sinistra
LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
Il mercato milionario
che finanzia la Jihād
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
Dopo la presa di Mosul
tornerà la guerriglia
Guido Olimpio
Guido Olimpio
I cyber guerrieri
alla guerra di Putin
Mariarosa Mancuso
Mariarosa Mancuso
Premiata a Locarno
la parodia del cinema
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
Il nuovo mondo
secondo Trump
Sandro Cattacin
Sandro Cattacin
Gli attributi razzisti
della cronaca nera
Ritanna Armeni
Ritanna Armeni
A Renzi non si perdona
la "rottamazione"
Paolo Bernasconi
Paolo Bernasconi
Non si sfugge
alle nuove regole
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Libere di essere
mamme e lavoratrici
Alessandra Comazzi
Alessandra Comazzi
I manicaretti in tv
rischiano il flop
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Il trionfo dei cibi
prêt-à-manger
Marino Niola
Marino Niola
Lo straniero riassume
tutte le nostre paure
Luca Mercalli
Luca Mercalli
Soltanto la prevenzione
potrà metterci al sicuro
Filippo Facci
Filippo Facci
È un voto politico
che paralizza il Paese
Roberto Alajmo
Roberto Alajmo
La Grande Migrazione
non si fermerà da sola
Roberto Nepoti
Roberto Nepoti
Per un Festival à la page
un'inedita sezione 2.0
Antonio Sciortino
Antonio Sciortino
Le Famiglie vere
eroine nella crisi
Roberto Vacca
Roberto Vacca
La caduta libera
del mito della sicurezza
Andrea Vitali
Andrea Vitali
Zimmer frei

Sfoglia qui il Caffè

E-PAPER aggiornato
dalla domenica pomeriggio

LE INTERVISTE

I protagonisti
della cronaca



ULTIM'ORA
Dall'
Amministrazione
Dalla
Polizia
Ultim'ora
DOMANDE E RISPOSTE

Leggi »

Lorenzo Cremonesi
Dopo la presa di Mosul
tornerà la guerriglia
Lorenzo Cremonesi
Chi è
Nato a Milano nel 1957, come giornalista segue, da oltre 25 anni, le vicende mediorientali dal Libano all'Afghanistan, dal Pakistan all'Iraq.
Cosa sta avvenendo sul campo?
L’offensiva ha funzionato bene nelle sue fasi iniziali. Sul fronte nord e su quello orientale le unità curde assieme alle forze speciali irachene hanno raggiunto in modo relativamente rapido gli obiettivi prefissati e da lunedì scorso stanno cominciando ad entrare nella cerchia cittadina. Ora, come da accordi preliminari, i curdi resteranno alla periferia di Mosul. La guerriglia urbana sarà invece condotta dalla "Divisione Dorata" e le Unità dell’Antiterrorismo, che costituiscono il fior fiore dell’esercito iracheno addestrato negli ultimi due anni dagli americani assieme agli alleati Nato. Più lenta è  l’offensiva nel settore meridionale. Ma la cosa era prevista. In un raggio di trenta chilometri dal centro sono situati infatti decine di villaggi sunniti, sovrappopolati da profughi fuggiti nell’ultimo anno dalle battaglie di Tikrit, Ramadi e Falluja. Qui storicamente sono le popolazioni sunnite più legate all’Isis. I suoi guerriglieri dunque combattono e si muovono con l’aiuto di una buona parte dei civili. Fattore questo che rende più complicata l’avanzata irachena.

Cosa avverrà nelle prossime settimane?
La battaglia è destinata a durare ancora parecchio tempo. Forse anche due o tre mesi. Lo dimostrano il dedalo di tunnel, le centinaia di auto kamikaze e le migliaia di jihadisti pronti a morire piuttosto che ritirarsi. E i combattimenti più intensi avverranno nel cuore storico di Mosul, nelle sue straducole medioevali, tra i quartieri antichi. Da nord est occorre attraversare i cinque ponti sul Tigri, che divide la città in due. La situazione sarà complicata dalla presenza di oltre un milione di civili. In quel contesto l’aviazione e i droni della coalizione alleata guidata dagli americani avranno capacità operative estremamente limitate. Gli iracheni rischiano di perdere migliaia di uomini nelle trappole e imboscate preparate da Isis. Non è affatto da escludere che Isis possa usare i civili come scudi umani. Una strategia già abbondantemente utilizzata in passato.

Scoppierà la guerra civile?
Anche a Mosul, come del resto in ogni situazione di guerra, resta molto difficile distinguere tra realtà sul campo e propaganda. Oggi i comandi curdi e iracheni insistono infatti sulla questione degli "scudi umani". Tuttavia non è difficile immaginare che una buona parte dei sunniti continua a identificarsi con Isis. Si tratta di un tema ben noto. È infatti dall’invasione americana del 2003 che i sunniti sono stati marginalizzati dalle politiche discriminatorie dei governi sciiti trionfanti a Bagdad. E Mosul non fa eccezione. La città è sempre stata una roccaforte del vecchio esercito di Saddam Hussein. Non a caso vi trovarono rifugio i due figli maggiori del dittatore, Udai e Qusai, poi uccisi dagli americani pochi mesi dopo l’invasione. Molti tra quegli stessi profughi civili che oggi alzano le mani in aria consegnandosi agli iracheni, sino a pochi giorni fa giuravano fedeltà al Califfato. La grande sfida per Baghdad è convincerli che ora possono fare liberamente parte della nuova società civile irachena. Ma la cosa non è affatto assodata. Sebbene in grande maggioranza non sopportino più le angherie e le persecuzioni inflitte da Isis, temono anche che le milizie sciite tornino ad imporre il loro potere arbitrario e vessatorio, come avveniva prima dell’arrivo di Isis a Mosul nel giugno 2014.

Da cosa dipende il futuro della battaglia?
Molto dipende dalla capacità politica del governo centrale a Baghdad di fare sentire i sunniti a "casa loro". Occorre una chiara svolta politica. Non va dimenticato che nelle precedenti offensive contro Isis trincerato a Tikrit, Ramadi e Falluja, le milizie sciite travestite da esercito regolare irruppero nelle abitazioni sunnite causando il panico, rubando ed uccidendo. Oggi il premier Haider al Abadi promette che le sue unità speciali sono neutrali e super partes, composte da soldati sia sciiti che sunniti. In realtà dai carri armati e gipponi sventolano le bandiere con i simboli classici degli sciiti.  

Qual è lo scenario dopo la presa di Mosul?
Indubbiamente l’Isis perderà il suo centro urbano più importante, addirittura più rilevante di Raqqa, considerata la sua capitale e situata nella Siria di nord est. Il suo futuro è tornare ad essere un movimento di guerriglia non troppo diverso dalla Al Qaeda delle origini. E tuttavia anche il fronte che fa capo a Baghdad resta profondamente diviso. Non va dimenticato che nella battaglia sono dispiegate diverse forze e gruppi con punti di vista e aspirazioni radicalmente diversi tra loro. I curdi, per esempio, restano frazionati tra pro-turchi e filo-iraniani. La loro massima aspirazione è la costituzione di uno Stato autonomo nei confronti di Baghdad. Cosa che ovviamente le autorità centrali irachene rifiutano in toto. Inoltre le nuove milizie cristiano assire, sostenute dagli Stati Uniti, sognano a loro volta una enclave indipendente. Aspirazione del resto sognata anche dalle nuove milizie yazide. A ciò vanno aggiunte le rinnovate mire neo-ottomane della Turchia di Erdogan. Più volte nelle ultime due settimane Baghdad ha chiesto ad Ankara di ritirare le sue truppe (tra 500 e 800 uomini) stanziate in Iraq, nella base di Bashiqa, una cinquantina di chilometri a nord di Mosul. Ma Erdogan non ci sente. "Nessuno potrà determinare il destino di Mosul senza la nostra presenza", va ripetendo. E intanto i suoi soldati addestrano una milizia sunnito-turcomanna forte quasi cinquemila uomini.
06-11-2016 01:00


La pubblicità
Per chi vuole
comunicare
con il Caffè
App
"Il Caffè+"
per iPad e iPhone
Scarica »
App
"Il Caffè+"
per Android
Scarica »









Rezzonico
Editore
Tessiner Zeitung
Vai al sito »
Gruppo
Ringier




I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

RINGIER

Dufourstrasse 23
8008 Zurigo
Svizzera

info@ringier.com
+41 (0)44 259 61 11

Abo-Service:
0848 880 850

www.ringier.ch