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Loretta Napoleoni
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dalla domenica pomeriggio

Loretta Napoleoni
Ecco come l'Occidente
scoprì la globalizzazione
Loretta Napoleoni
Chi è
Esperta di economia internazionale e terrorismo. Ha pubblicato vari libri; l'ultimo uscito è 'Democrazia vendesi'.
La genesi del mondo in cui viviamo inizia 50 anni fa, nel 1968. Anche se la distanza storica appare ancora troppo breve per poter fare con tranquillità un’affermazione del genere, è possibile iniziare a tracciare un filo conduttore tra il passato e il presente. Oggi, come nel 1968, il mondo è afflitto da un comune malessere intangibile, un’ansia che si manifesta a livello politico, economico e sociale, la cui causa sembra sempre sfuggire di mano. Vagamente ci rendiamo conto che ci scontriamo quotidianamente con l’ingiustizia, le diseguaglianze, l’instabilità politica e la soluzione di tutti questi problemi non appare all’orizzonte. Come gestire la crisi delle migrazioni, il terrorismo in casa, la caduta dei salari, le fluttuazioni della borsa, le bizze del clima. Sono tutti  problemi globali non nazionali.
La globalizzazione inizia con il 1968. È questo l’anno in cui l’Occidente prende coscienza delle interdipendenze mondiali ed è anche l’anno in cui l’assenza di una "global governance" ne mette a nudo i pericoli. In primis, ciò è vero nel settore monetario con la crisi del dollaro - la moneta di riserva mondiale, l’unica ancora convertibile in oro - prodotta nel 1968 dal cronico disavanzo della bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti. Le cause sono ben note: aumento delle spese all’estero, sia da parte dei turisti americani che del governo statunitense che finanzia vigorosamente la guerra fredda, sia dall’aumento delle importazioni da un’Europa economicamente in ripresa. Tutto ciò produce un eccesso di dollari all’estero, che mina la fiducia degli altri Paesi nel biglietto verde. Approfittando di una nuova legge francese, che consente la piena convertibilità valutaria, su entrambe le sponde dell’Atlantico la finanza inizia a convertire franchi in oro, prosciugando le riserve auree francesi di quasi il 30% entro la fine del 1968. L’anno dopo, la crisi nel franco porterà alla caduta del governo di De Gaulle. Ed ecco profilarsi all’orizzonte la necessità di riformare il sistema monetario internazionale e di accelerare il processo di integrazione europeo.
La crisi del dollaro si accompagna ad una serie di eventi drammatici che caratterizzano il malessere di un mondo in transizione verso un futuro non ben definito. L’assassinio di Martin Luther King e quello di Bob Kennedy cozzano contro l’immagine di un’America paladina della giustizia sociale occidentale. Le rivendicazioni dei neri d’America si fondono con le proteste contro la guerra del Vietnam, è questo un cocktail esplosivo che innesca la rivolta studentesca. Da Parigi a Roma fino a Praga, un esercito di giovani sospinto dal desiderio giovanile di ribellarsi a tutto ciò che è fuori moda, rigido e autoritario  domanda una giustizia sociale utopica. E qui è bene soffermarsi sui motivi sociali della protesta.
In America, in Gran Bretagna e in Europa, la crescita dell'istruzione e della ricchezza negli anni cinquanta e sessanta ha fatto sì che i giovani assumessero un’identità separata e, in effetti, contraria alle convinzioni e ai valori dei loro genitori. È la prima volta che ciò avviene, perché? La risposta va ricercata nella tecnologia che ha trasformato la presa di coscienza individuale in un movimento globale.
Nel 1968 due innovazioni tecnologiche rivoluzionano i notiziari notturni: l’uso della videocassetta, economica e riutilizzabile rispetto al film, e la trasmissione in giornata, il che significava che spesso le immagini di ribellione non modificate vengono diffuse attraverso i continenti quasi in tempo reale.
Mezzo secolo di storia e la cornice del mondo non è cambiata, soprattutto i problemi che hanno innescato le proteste del 1968 rimangono irrisolti. Le diseguaglianze continuano ad essere al centro del malessere sociale.
15-04-2018 01:00


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