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21.02.2012
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16.02.2012
Rielaborazione dei Programmi d'agglomerato del Luganese - PAL2 e del Mendrisiotto - PAM2 [www.ti.ch/pa]
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Loretta Napoleoni
Chi è
Esperta di economia internazionale e terrorismo. Ha pubblicato vari libri; l'ultimo uscito è 'Maonomics'.
Loretta Napoleoni
Contagio economico
che darà inizio al futuro
Da mesi ci viene detto che a monte della crisi attuale ci sono gli speculatori. A loro si attribuisce tutta la responsabilità del cataclisma finanziario ed economico che incombe sul capitalismo occidentale. Gli Indignati europei e i loro cugini africani e mediorientali, invece, puntano il dito contro la classe politica e le èlite che la compongono e la sostengono: il loro modello economico squilibrato non funziona più.
Paradossalmente i mercati - il prodotto della deregulation degli anni '90 - fanno da controcanto a questi ragazzi quando reagiscono negativamente alle dichiarazioni dei politici e alle misure in extremis dei governi. Durante l'estate del 2011, che passerà alla storia come la prima in cui i nostri rappresentanti politici non sono andati in vacanza o quasi, i mercati hanno detto no ai salvataggi dell'euro da parte della Banca centrale europea, alle manovre fiscali italiane, a quelle spagnole, all'austerità in Grecia, alla Tobin Tax sulle transazioni finanziarie e così via. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, abbiamo assistito agli scivoloni degli indici di Borsa, li abbiamo visti risalire per alcune ore solo per tornare a cadere. Nel frattempo, gli europei hanno neutralizzato chi speculava al ribasso sospendendo per tre mesi lo "short selling", la pratica di prendere i titoli in prestito per venderli e ricomprarli a prezzi più bassi e intascare la differenza. Ma neppure questa misura "eccezionale" ha fermato i saldi in Borsa dei prodotti finanziari "made in euro".
I mercati, come la popolazione europea, non si fidano della classe politica e temono il peggio. Ecco perchè si chiede all'Italia e alla Spagna un tasso di interesse sempre più alto per piazzare il debito; ecco perchè ingenti quantità di denaro sono parcheggiate in franchi svizzeri, yen e dollari australiani e canadesi; ecco perchè si continua ad acquistare l'oro nonostante abbia superato la barriera dei 1800 dollari l'oncia. Sul mercato dei titoli, poi, tutti scappano dal debito sovrano dei Piigs e si rifugiano nei buoni del Tesoro americani, tedeschi e inglesi, anche se i rendimenti sono ai minimi storici e quindi non ci si guadagna nulla. Meglio una piccola perdita certa che la minaccia di una ingente. Ed ecco il punto: qual è questa potenziale perdita ingente? Si tratta della possibile bancarotta di uno dei Paesi Piigs.
I mercati ci stanno dicendo proprio quello che nessuno di noi vuole sentire: se le cose non cambiano questi Paesi non ce la faranno a sostenere un debito tanto elevato. L'immobilismo economico e sociale, come acqua stagnante, permette ai germi del contagio di riprodursi e diffondersi. E il cambiamento di cui abbiamo bisogno non è la promessa di far quadrare il bilancio, nè la riorganizzazione dei conti dello Stato attraverso lo spostamento di alcune voci da un titolo di spesa a un altro, neppure la riduzione di alcune di queste ultime. Ciò che i mercati domandano è la ripresa della crescita economica. E guarda caso è proprio ciò che invoca la popolazione europea.
Nessuna delle manovre presentate quest'estate dai Paesi europei e dagli stessi Stati Uniti è in grado di rimettere in moto l'economia nazionale, figuriamoci quella occidentale. Il motivo? Sono in realtà manovre contabili e di brevissimo periodo. (...)
Neppure l'ingresso nel capitalismo occidentale degli eurobond, questa specie di deus ex machina che i politici dei Paesi deficitari stanno cercando di gabellare alla popolazione come se fosse la medicina per tutti i mali, risolverebbe il problema. In realtà l'eurobond non fa altro che passare il debito dello Stato sovrano all'Ue, un'organizzazione federale, esattamente come nel 2008, all'in- domani del crollo della Lehman, i salvataggi dello Stato hanno traslato nei conti di quest'ultimo il debito delle banche e delle istituzioni finanziarie. Il problema non e? come indebitarsi ulteriormente a tassi bassi per pagare gli interessi sul debito, ma come rimettere in moto l'economia facendola crescere a tassi più elevati di quelli del debito, per poterlo ripagare con la crescita. L'eurobond, ahimè, non ha questo potere. (...)
La situazione è dunque molto complessa e si rischia di scivolare lungo una china dove la svalutazione diventa l'arma di tutti contro tutti. Ecco perché una decisione di questo tipo non può essere presa da un Paese indipen- dentemente da tutti gli altri. Dovrebbe essere l'Ue ad approvare e guidare l'uscita temporanea dei Piigs dall'euro e la svalutazione delle monete nazionali per riequilibrare le economie. E a stabilire parametri più realistici (e controlli piu? efficienti) per il reingresso nel futuro.
Spiegato in poche parole sembra un programma semplice, ma non lo è per una serie di motivi. Primo e più importante, l'impatto che queste decisioni eccezionali avrebbero sui governi e sui politici. Molto banalmente, per quanto riguarda le classi politiche nazionali e internazionali l'unica soluzione plausibile e seria sarebbe il ricambio completo. Che porterebbe ai G8 e ai G20 dei prossimi anni volti oggi sconosciuti a tutti noi.La salvezza dell'Europa, e forse anche del capitalismo come lo abbiamo conosciuto, per non parlare poi della pericolante supremazia economica e finanziaria dell'Occidente, richiede il sacrificio in massa di chi ci ha governato con estrema scelleratezza fino a oggi.
È proprio questo che chiedono gli Indignati nelle piazze e in fondo anche i mercati.
Succederà? La risposta la sta già portando il vento.
18-09-2011 01:00