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Luigi Bonanate
Il "ciclone Trump"
lascia solo macerie
Luigi Bonanate
Chi è
Luigi Bonanate è saggista, docente di scienze politiche all'università di Torino, esperto in relazioni internazionali.
Scrisse una volta Dostoevskij (ne L’idiota) che soltanto la bellezza potrà salvare il mondo. Ma Taormina ha offerto al G7 (che poi sono diversi di più essendovi stati aggiunti anche il presidente del Consiglio e il presidente della Commissione dell’Unione europea) uno degli spettacoli di bellezza più puri e grandiosi che si possano trovare al mondo, dove cultura e natura si integrano in uno scenario che dovrebbe muovere qualsiasi spirito alla benevolenza, alla gioia, alla condivisione, senza che ne siano seguiti grandi risultati.
Almeno per ora, la speranza di Dostoevskij deve essere rinviata a tempi migliori. L’andamento e il significato di questa riunione, che per la coincidenza tra i diversi problemi oggi presenti nell’agenda mondiale si è trasformata in un vero e proprio summit politico internazionale, sono tutt’altro che rassicuranti. In primo luogo, i presenti rappresentano l’economia occidentale, escludendo la Russia e praticamente tutta l’Asia, Cina compresa (in un’età nella quale la distinzione tra politica ed economia si è praticamente annullata), ovvero l’economia dei Paesi più ricchi. In secondo luogo, dei 4 principali problemi posti sul tavolo di Taormina - terrorismo, clima, commercio internazionale, migrazioni - gli ultimi tre vedono i partecipanti su posizioni distinte e per certi aspetti addirittura opposte. Ma non è che sulla lotta al terrorismo si siano fatti grandiosi passi avanti.
Gli apparati di sicurezza dei vari Paesi continuano a tenersi reciprocamente nascoste le informazioni, che poi non possono essere l’unica forma di contrasto. Iniziative politico-culturali non vengono proposte, quando invece il vero terreno di lotta riguarda le idee, i pregiudizi, la propaganda. Soltanto l’educazione (intesa nel suo senso più ampio, di formazione e riflessione a cui ciascuno di noi dovrebbe essere chiamato) potrà "salvare il mondo" dal terrorismo.
Ma sull’insieme dell’incontro un forte vento ha turbato le albe e i tramonti di Taormina: si tratta del ciclone-Trump, che avevamo forse preso un po’ sottogamba e si sta invece rivelando un tornado o una tempesta. Due considerazioni: per anni avevamo creduto (americani compresi) che gli Stati Uniti fossero diventati un Paese ordinario (come tutti gli altri), semplicemente un po’ più forte, un po’ più sviluppato, e un po’ più armato di ogni altro. Ma gli Usa, anche se non sono più il pilastro politico-ideologico del mondo, non hanno in realtà mai inteso abdicare al loro primato complessivo sul globo. Nel 1823 la Dottrina Monroe proclamò che le Americhe erano una questione americana; qualche anno dopo, nel 1845, nacque il programma ideale del "Destino manifesto" che delineava la futura egemonia mondiale della nazione. Trump ne è un rappresentante perfettamente in linea, dopo Reagan, e i due Bush: un’America poco raffinata, sovente maleducata, talvolta rozza, e convinta della propria superiorità. Non è tutta così la società americana ma lo è la parte dominante e vincente, come dimostra Trump. Ridateci Obama!
28-05-2017 01:00


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