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21.02.2012
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Sandro Cattacin
Chi è
Sandro Cattacin è Ordinario di sociologia all'Università di Ginevra
Sandro Cattacin
Siamo tutti audaci
o paurosi per caso
Sia la ricerca che l’esperienza individuale indicano che, in situazione di necessità, troviamo tutti delle energie e delle risorse che ci sorprendono. Quando c’è il tempo per riflettere e rendersi conto delle conseguenze dei nostri atti, si evocano i vantaggi e gli svantaggi di una data azione; quando invece il tempo non c’è, quando si reagisce istintivamente, il comportamento non è più guidato dalla ragione. Si rincorre un ladro a rischio di essere accoltellati – ma a questo ci si pensa solo dopo; ci si getta in acqua per salvare qualcuno, per prendere l’esempio di Adam Smith, senza riflettere se le scarpe nuove che abbiamo addosso si possono rovinare.
E l’agire o il non agire sembrano dipendere dalla vicinanza della persona che chiede aiuto, da uno sguardo che ti cattura o meno. E’ ancora più sorprendente il fatto che quando cominci ad aiutare non smetti più, fino al punto di ritrovarti con le gambe rotte, assolutamente incapace di gesti eroici e, addirittura, in cerca di soccorsi per te stesso – e da lì il sacrificio totale, persino della vita, al quale noi umani siamo in grado di arrivare in situazioni di grande necessità.
All’opposto, è molto curioso osservare che se qualcuno si lancia in un atto eroico, gli altri se ne distanziano. Se c’è la polizia che dà la caccia al ladro, e per fortuna, non ci si mette a rincorrerlo anche noi. Spesso, si osserva con enorme indifferenza, come gli altri stanno salvando il mondo. Si può essere, dunque, vicinissimi a un dramma e comportarsi da eroe o da spettatore.
Come spiegare questi comportamenti? L’antropologia umana ci descrive da sempre come esseri definiti dalla società. Questo non significa che siamo per forza simpatici con gli altri, ma che non esistiamo al di fuori della dimensione collettiva. Gli altri ci permettono di vivere e di sopravvivere – e questo lo si impara dalla nascita. Senza gli altri, i genitori, i clienti che comprano i nostri prodotti, chi ci insegna un mestiere, le tante formiche che rendono vivibile la nostra vita pulendo le strade, controllando gli impianti, noi non esistiamo. E, nella nostra testa e nel nostro DNA è scritto che, istintivamente, salviamo prima gli altri che noi stessi. Ci mettiamo al riparo solo se vediamo che altri si stanno già occupando della collettività. L’istinto della sopravvivenza personale arriva in un secondo momento.
Il capitano della Costa Concordia probabilmente era ad un passo dal diventare un eroe. Preso dall’emergenza, si è svincolato troppo presto, come ora sappiamo; ha aiutato anche lui ma quando, in questa situazione di agire istintivo, ha visto “gli eroi al lavoro”, si è portato in salvo. Poco professionale, sicuramente – e la critica e la condanna sono legittime – ma estremamente umano.
Tra gli eroi e i non eroi c’è solo qualche centimetro, c’è il caso.
22-01-2012 01:00