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15.11.2017
Comunicazione di prassi cantonale concernente le deduzioni di spese professionali particolari degli espatriati domiciliati nel Canton Ticino
08.11.2017
Il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto è revocato a partire da mercoledì 8 novembre 2017 alle ore 10.00. Si ricorda che restano in vigore le prescrizioni generali definite dal Regolamento di applicazione dell'Ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (ROIAT)
07.11.2017
I dati del censimento annuale dei rifiuti sono ora consultabili in modo interattivo anche sul portale dell'Osservatorio Ambientale della Svizzera Italiana [www.ti.ch/oasi]
30.10.2017
Pubblicato nuovo formulario per la compilazione elettronica della dichiarazione dei redditi 2017 dei Patriziati, con la funzione di somma automatica
24.10.2017
Aggiornato il sito tematico del Parco del Piano di Magadino [www.ti.ch/ppdm]
19.10.2017
Pubblicati i dati del traffico sulla rete stradale in Ticino nel 2016 [www.ti.ch/conteggi]
19.10.2017
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, settembre 2017
18.10.2017
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) è in vigore a partire da mercoledì 18 ottobre 2017 alle ore 12.00 a causa del pericolo d'incendio di boschi. La misura è attiva su tutto il territorio cantonale.

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CIBO di Elisabetta Moro
Immagini articolo
Se il cibo è business
ne va della qualità
Elisabetta Moro


Siamo passati dall’invasione dei tartari all’invasione delle tartare. Soprattutto di tonno. Che da qualche tempo popolano le nostre tavole di cubetti rossi che odorano di mare. Magri e nutrienti. Fast e good. Filetti e tataki, tagliate e spiedini, polpette e scaloppe. Adatti a una ristorazione mordi e fuggi per consumatori sempre più esigenti. Certo è che la mano invisibile del mercato ha trovato il modo per moltiplicare i pani e i pesci. Visto che i tonnidi impazzano nei menù di tutto il mondo. Dalle alpi alle piramidi, dall’Indo al Mississippi. Ma da dove arrivano tutti questi pesci?
Dalle aziende-locusta, come le definisce il giornalista e scrittore Stefano Liberti nel bel libro inchiesta "I signori del cibo", appena pubblicato da Minimumfax. Si tratta di grandi società transnazionali che controllano la pesca planetaria. E in più fanno il bello e il cattivo tempo nella trasformazione e distribuzione. Si avventano sui branchi come il capitano Acab su Moby Dick. "Saccheggiano i mari senza farsi troppi scrupoli, esternalizzano gli impianti di produzione e si spostano da una latitudine all’altra a seconda della disponibilità". Pescano i tonni in Senegal e li lavorano a Cadice. In fondo business is business. E per loro il cibo è un affare come tanti altri. Una commodity. Un prodotto senza origine e senza identità, scambiato come un titolo azionario. Lo stesso accade con il concentrato di pomodoro, coltivato in Cina, trasformato in Africa e venduto in tutto il mondo spesso con nomi italiani. Non è diverso quel che avviene con il maiale, prodotto dalle catene di smontaggio americane e cinesi. O con il succo d’arancio, la soia, l’albume d’uovo. Se la finanza compra formaggi come se fossero banche e suolo agricolo come se fosse oro, allora vuol dire che il cibo non è più solo nutrimento. Ma un investimento.
Nei sogni orwelliani di queste aziende c’è un mondo in cui il mare e la campagna sono ridotti a grandi fabbriche di alimenti trasportati ovunque da un mercato senza barriere e senza frontiere, per nutrire città abitate da polli di batteria, ingozzati con alimenti provenienti dall’altro capo del mondo. In realtà i polli in questione rischiamo di diventarlo proprio noi, costretti a mangiare cibi sempre più standardizzati, prodotti a costi sempre più bassi, ma senza qualità e senza equità. Azionisti involontari di un mercato alimentare solo in apparenza vantaggioso. Ma che sta disseminando il pianeta di polpette avvelenate.
26-02-2017 01:00


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