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STORIE di Patrizia Guenzi
Immagini articolo
"La scuola fa poco
per i bimbi dislessici"
Patrizia Guenzi


La bambina non impara come gli altri, che già sanno leggere e scrivere, lei invece... Spesso comincia così la storia di una scolara dislessica e a volte rischia di sfociare in risvolti anche drammatici per i genitori che non si spiegano le difficoltà del figlio. Lo sa bene Maria Gualtieri, 46 anni, che s’è ritrovata a ripetere le parole di tanti altri genitori: "È intelligente, sveglia, parla anche utilizzando termini ricercati... eppure a scuola fa fatica, è lenta, resta indietro - dice la mamma di Daniela, nome di fantasia, 8 anni -. E allora ho iniziato a farmi tutta una serie di domande, a guardare con occhi più attenti la bimba, a ricordarmi che anche il padre era dislessico, e pure uno zio. E poi l’altro mio figlio, che oggi ha 25 anni, ha avuto le stesse difficoltà di Daniela".
A questo punto Maria tira un sospiro di sollievo. La dislessia, nota anche come disturbo della lettura, è una condizione caratterizzata da problemi coi testi scritti, nonostante chi ne soffra abbia un’intelligenza normale. "Mi sono sempre detta che molto probabilmente il problema di Daniela era solo questo - ricorda Maria -. E che con la scuola avremmo trovato una soluzione, ma soprattutto mi avrebbero aiutata a scoprire se davvero si trattava di dislessia, non solo consigliandomi di farle ripetere l’anno". Maria ha fretta di far chiarezza, per intraprendere subito un percorso adeguato ed efficace. Invece... "Ritardi, burocrazia, lentezza... stanno facendo diventare enorme un problema lieve - spiega -. Mi spiace dirlo, ma per gli allievi dislessici la scuola fa ben poco e noi genitori ci sentiamo soli".
Ma ora Maria è intenzionata a non perdere più altro tempo. "Mia figlia frequenta la terza elementare ed è già stata sufficientemente umiliata - aggiunge -. Ragione per cui ho chiesto alla maestra di non più farla leggere a voce alta in classe. Ma ci mettiamo nei panni di una bimba di 8 anni che si rende conto di non leggere come gli altri suoi compagni?!". Una situazione di disagio, per cui la bambina ha più volte detto alla madre di non voler più andare a scuola. "È una reazione di chiusura la sua, facilmente comprensibile - nota Maria -. Lei si vede incapace rispetto ai compagni, deve far fronte ad attività per lei troppo complesse e astratte. Inoltre, sente su di sé le continue sollecitazioni di noi adulti che le diciamo di stare più attenta, di impegnarsi ed esercitarsi di più. Ecco, non credo sia questa la strada giusta per aiutare Daniela".
Nonostante di dislessia si parli molto, c’è in realtà ancora scarsa conoscenza e non sempre la diagnosi giunge in tempi accettabili, cosicché sia il bambino sia la famiglia vivono esperienze frustranti e generatrici di ansia. "Esistono dei test per la verifica della dislessia, mi è stato detto a scuola. E facciamoli, ho risposto. No, prima bisogna passare attraverso altre tappe: un percorso di lettura, suddiviso su più mesi, che la bimba deve fare con una insegnante di sostegno tutte le mattine, mezz’ora prima delle lezioni. E poi si vedrà...".
A questo punto Maria perde la pazienza. Daniela da un po’ ha iniziato il percorso di lettura, ma il momento del test è ancora lontano. "Tramite il mio medico di famiglia ho organizzato un appuntamento con un neurologo e così finalmente avrò una fisposta. Ma mi chiedo: la scuola non capisce che più passa il tempo e peggio è? Cosa vogliamo fare? Aspettare che la bimba arrivi in quinta elementare, che non sappia ancora leggere o far di conto... E poi? Sono arrabbiata, perché non credo sia niente di grave, ma perdere così tanto tempo è davvero pericoloso".
Maria è una abituata a fare per conto suo. A prendere decisioni, ad intraprendere anche strade nuove per il bene dei suoi figli. Calabrese di origine, è cresciuta con la nonna mentre i suoi genitori si erano trasferiti in Ticino. Maria si è sposata giovanissima, a soli 16 anni, stanca di subire il controllo dei parenti. A 19 anni, col marito si trasferisce pure lei in Svizzera, a Bellinzona, dove vivono mamma e papà. Dopo una formazione come assistente di cura, trova subito un impiego. Oggi, per stare vicina a Daniela ha stravolto gli orari di lavoro, fa tutte le notti e durante la giornata la segue in tutto e per tutto. "L’istruzione è importante nella vita - riprende -. Perdere anni preziosi di scuola può mettere a rischio il futuro di un giovane". Maria ha anche chiesto all’insegnante di avere le schede che sua figlia non riesce a terminare in classe, per poter continuare gli esercizi a casa e ha comperato dei libri adatti. Insomma, cerca in tutti i modi di sostenere Daniela. "A casa sta bene, ma la scuola vedo che le pesa molto. Il suo malessere è evidente".
La madre è consapevole che più il tempo passa e più le difficoltà della figlia aumenteranno. Non solo nella lettura veloce, anche a livello di comprensione e di pronuncia delle parole e nella scrittura. Sollecitata da più parti, la bambina rischia di vivere una situazione di forte stress. "Non voglio che stia male per un problema che, ripeto, secondo me potrebbe essere facilmente risolvibile". Maria teme che la bambina soffra. Peggio ancora. Che inizi a maturare un senso di colpa, sentendosi responsabile delle proprie difficoltà. "Per un bambino non sentirsi all’altezza dei compagni, capire che gli insegnanti non sono soddisfatti è doloroso", insiste Maria che teme che anche l’adolescenza di Daniela possa essere compromessa. "Come farà con le lingue straniere?", si chiede.  
Insomma, mille domande nella mente di Maria, in ansia per il futuro della figlia. Ma soprattutto delusa e amareggiata da un ritardo che non riesce proprio a comprendere.

pguenzi@caffe.ch
@PatriziaGuenzi
19-02-2017 01:00

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