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STORIE di Omar Ravani
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"La gente io la guardo
...dall'alto al basso"
Omar Ravani


Si presenta impeccabile all’appuntamento, col suo abito da lavoro nero con tanto di cilindro. Jessica è una spazzacamino ed è orgogliosa del mestiere che fa. Inizia a spiegare quanto le piaccia armeggiare tra caldaie e camini e perché per lei si tratti di un sogno realizzato. "Non ho mai pensato di fare altro, fin da molto piccola - racconta la 38enne valmaggese -. D’altronde sono stata sempre attratta dalle professioni maschili. Le bambole non le ho mai degnate di uno sguardo. E ora, col mio cilindro in testa, posso permettermi di guardare la gente dall’alto al basso".
Non è stata un’infanzia semplice la sua. Nasce a Brema, in Germania, da genitori di origini polacche, ma ben presto il rapporto della coppia entra in crisi. Arriva la separazione e nessuno dei due è in grado di occuparsi della figlia che ha solo 4 anni. Ma una zia, che vive a Solduno, riesce a convincere le autorità tedesche ad ospitare la nipote per qualche mese, in attesa di  trovare un’alternativa. "E invece 34 anni dopo vivo ancora con lei - racconta Jessica, con un sorriso che trasmette serenità -. I primi tempi  della mia infanzia in Ticino li ho vissuti in una zona molto tranquilla. Poi ci siamo trasferiti a Gordevio, in Valle Maggia. E lì ho trovato finalmente la mia dimensione". Lo ricorda come un periodo spensierato, quasi sempre all’aria aperta. "Un giorno, non avendo più mie notizie, due funzionari tedeschi vennero per discutere del mio rimpatrio - racconta -. Mi videro così felice e chiusero il caso. Chiesi a quelli che erano diventati i miei genitori perché non mi volevano più... bastò per convincerli che con gli zii ero felice".
Sono le ultime nubi di un passato da quel momento in poi definitivamente sereno. Jessica frequenta dapprima le elementari, poi le medie a Cevio. Ogni estate ha qualcosa da fare, non si annoia mai. "Una volta trascorsi i mesi più caldi in Vallese da una parente per imparare il francese. In fondo tedesco e italiano già li conoscevo...". E le lingue si rivelano utili anche sul lavoro. "Adoro il contatto con la gente, non potrei farne a meno e riesco meglio ad allacciare dei rapporti. Ringrazio ancora i miei genitori per il regalo che mi hanno fatto insegnandomi le lingue. Lavorare in Ticino solo con l’italiano è un handicap, soprattutto nel mio settore. Molti miei clienti vengono in Ticino solo per dei brevi periodi e c’è sempre bisogno di uno spazzacamino".
Oggi il mestiere è cambiato. La pulizia e la manutenzione delle caldaie è l’attività che maggiormente li impegna. "Certo, siamo lontani dall’immagine romantica di un tempo, ma capita ancora di arrampicarsi sui tetti per pulire le canne fumarie, come si faceva una volta. Quando sto lassù, sopra i problemi che ci circondano, mi sento libera. Mi è successo qualche tempo fa di lavorare su un tetto in via Nassa, a Lugano, e vedere per strada, piccole piccole, le persone incravattate. Io mi sono sentita orgogliosa del mio vestito nero e di godere di una vista che altri nemmeno possono immaginare". Un privilegio, certo, a patto di non soffrire di vertigini. "Mai capitato - dice Jessica -, anche se riconosco che alcune volte ho dovuto chiedere l’aiuto al cliente. Quando c’è di mezzo la sicurezza non si scherza e salire sui tetti richiede una concentrazione assoluta".
Oltre a una certa dose di coraggio, il mestiere dello spazzacamino richiede aggiornamento. "La tecnologia delle caldaie evolve rapidamente, non possiamo permetterci di rimanere indietro. Perciò ogni volta che vedo una novità in un impianto chiamo, magari, i colleghi per sapere se ne sanno qualcosa. Oppure mi informo su internet o chiamo direttamente la casa produttrice. Ormai le persone mi conoscono, quando si parla di lavoro mi trasformo in un carro armato". Ma la formazione professionale di uno spazzacamino va oltre gli aspetti tecnici e sconfina nell’amministrativo. "Non mi perdo un solo aggiornamento - racconta Jessica -, anche perché adesso, una volta in pensione il mio datore di lavoro, mi devo anche occupare delle fatture. E quindi un po’ di contabilità serve sempre. Per questo ho fatto dei corsi serali".
Le giornate della spazzacamina sono pienissime, non solo per il lavoro, ma anche per i suoi molti passatempi. "L’unihockey è la mia passione e presto seguirò una formazione per diventare allenatrice. Quando posso vado a pesca. Anzi, posso dire di essere la campionessa ticinese di pesca sportiva. D’accordo, ero l’unica donna in gara, ma questo in fondo non conta...", dice sorridendo.
La chiacchierata volge al termine e Jessica saluta. Si mette in testa cilindro nero e s’incammina, claudicante. "Un giorno o l’altro dovrò farmi operare questo maledetto ginocchio - dice avviandosi verso il furgone rosso della ditta -. Aspetto solo di avere un periodo senza impegni, sono già alcuni mesi che me lo dico, ma la mia agenda per il momento è ancora intasata come una canna fumaria a fine inverno". Dopo qualche minuto richiama al telefono. "Sapete qual è l’immagine più bella del mio lavoro? Quella di Mary Poppins, con Dick Van Dyke che balla sui tetti di Londra vestito da spazzacamino. L’ho vista un’infinità di volte. C’è solo qualcosa che non mi convince: esce troppo fumo da quei camini. La manutenzione non era molto curata nell’Ottocento...". oravani@caffe.ch
28-05-2017 01:00

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