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STORIE di Massimo Cappon
Immagini articolo
"Con la mia lente cerco
l'anima dentro i funghi"
Massimo Cappon


La natura è un libro aperto, si dice. Ma per conoscerla bisogna anche saper vedere. Eli Mordasini, 67 anni, barba bianca e bandana sulla fronte, il volto da vecchio saggio della foresta, la natura la conosce bene. Vive a Spruga, nell’alta val Onsernone, in una casa di pietra e legno arroccata sul pendio. È stato falegname, capraro, cacciatore, fotografo, può passare giornate intere a inseguire i voli dei falchi o le tracce di un camoscio. Ma quello che lo appassiona ancora di più è invisibile alla maggior parte di chi frequenta boschi e sentieri. "Il mondo dei funghi mi ha sempre attirato - confida -. Mi piacevano i colori soprattutto, il mistero della loro vita sotterranea. Ma la vera rivelazione è avvenuta vent’anni fa, quando ho scoperto i funghi microscopici. È stato un amore a prima vista e ne sono innamorato ancora oggi".
Eli Mordasini potrebbe essere definito un fungiatt, un cercatore. Ma i funghi lui li cerca con un lentino, rovesciando rami e tronchi marciti, esplorando per ore pochi metri quadrati di terreno. Raccoglie campioni e poi li esamina con cura ancora maggiore a casa, col microscopio, li cataloga, li fotografa. Ci sono 2000 specie di funghi in Ticino, ma la maggior parte degli appassionati si accontenta di quelle 20 o 30 "buone da mangiare". Mordasini cerca le specie più rare e ogni anno ne cataloga addirittura di nuove, per il Ticino o per la Svizzera.
"Con il microscopio si scoprono forme e colori fantastici", dice con il suo entusiasmo contagioso. "Si vedono germinare le spore, si entra nella vita e nell’anima del fungo". Per alimentare la sua passione, Mordasini ha letto tutto quello che c’è nella letteratura specializzata, si tiene informato nei forum, è diventato un vero scienziato autodidatta. Ha appena pubblicato, con l’amico Fausto Beretta, la prima guida illustrata dei funghi della Riserva forestale dell’Onsernone. "I funghi piccoli demoliscono il legno e costituiscono la stragrande maggioranza delle specie esistenti", dice. "Ma a occuparsi di loro siamo in pochi. È il settore meno esplorato, e per questo si possono ancora fare grandi scoperte".
Il mondo dei funghi, strani organismi che non sono né animali né piante, riserva del resto continue sorprese. Ancora in gran parte misterioso è il complesso intreccio sotterraneo del micelio, "il corpo" del fungo. Sotto i comuni chiodini, che crescono su ceppi o tronchi caduti, sprofonda un mondo sotterraneo esteso quanto 4 campi di calcio. Il frutto del fungo, quello visibile, si riproduce attraverso spore di pochi micron di diametro, seminandone milioni dalle sue lamelle o dal corpo spugnoso.
"Ci sono tante leggende che circolano intorno ai funghi", spiega Mordasini. "E il bello è che molte sono vere, non si finisce mai di imparare. Ogni specie si riconosce dalle sue spore, ma per vederle, naturalmente,  occorre un buon microscopio". Nella sua baita di legno tra le montagne, da vero micologo professionale, Mordasini ne ha uno stereoscopico e con quello viaggia in una sorta di realtà parallela, fatta di colori e forme che sembrano uscite da un libro di fantasy. Per poterle documentare, ha trovato anche il modo di fotografarle, mettendole poi in rete su un blog molto seguito.
C’è un passato certamente meno tecnologico nella vita di questo elfo dei boschi che lui rivela volentieri, ridendoci sopra. Appartiene agli anni ’70, quando anche sui monti dell’Onsernone era arrivata la ventata hippie. Mordasini aveva vent’anni, e come tanti coetanei in tutta Europa seguiva i concerti rock, cavalcava l’onda della contestazione giovanile, della libertà sessuale, credeva in un "mondo a colori", alternativo a quello grigio del conformismo e del potere. Le sue solide radici montanare lo mettevano però al riparo da pericolosi sbandamenti.
"Eravamo una piccola banda, ragazzi e ragazze, ci si trovava, si fumava", racconta oggi delle sue "pazzie" giovanili. "Ma eravamo hippie un po’ speciali. L’educazione contadina, il legame con la natura, il lavoro stesso, perché tutti lavoravamo, sono stati la nostra salvezza". Appartengono a quel periodo anche i tanti viaggi. In India, in Nepal e poi in Sudamerica. Aveva conosciuto una ragazza di Basilea che sarebbe diventata sua moglie, Agnes, e sognavano di trasferirsi a coltivare la terra in Ecuador o in Bolivia. "Ma c’erano troppe difficoltà, troppi problemi. Alla fine decidemmo di tornare in cima a questa valle, a Spruga, e di costruire quassù la nostra vita. Senza rimpianti".
Da vent’anni Mordasini raccoglie storie di vita locale per "La voce dell’Onsernone", diventate ora anche un libro. Sta preparando una nuova mostra fotografica e ci sono tante altre passioni che lo tengono  impegnato. "Con i fiori e gli insetti ho scoperto mondi affascinanti - dice -. Voglio catalogare tutti quelli che troverò all’interno del futuro parco nazionale del Locarnese". Non poteva essere altrimenti, del resto, per chi si chiamava "figlio dei fiori".
17-09-2017 01:00

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