
La lettera
Cinquantatre anni, divorziato e single per scelta. In passato ho avuto una vita sessuale normale, fatta di molte conquiste femminili. Ho avuto tante fantasie erotiche che rendevano molto piacevole la mia vita. Penso di essere un uomo a forte libido (posso sentire la voglia di masturbarmi già mezz’ora dopo aver avuto una relazione sessuale e una volta ho avuto 9 rapporti in due ore). Con la situazione di single l’immaginario sessuale è aumentato e ritengo irresistibili alcuni scenari. Questi mi fanno provare un’eccitazione che mi prende la bocca dello stomaco dandomi una piacevolissima sensazione che inevitabilmente mi porta a masturbarmi. Una di queste fantasie riguarda un evento realmente accaduto con la mia ex. Vedendo un uomo maturo che se la mangiava con gli occhi, e non essendone infastidito (anzi) le ho suggerito di farsi guardare a seni nudi mentre io spiavo la scena di nascosto. In un’altra fantasia penso a quando l’ho stuzzicata parlandole di un mio collega alquanto dotato e al quale lei piaceva. Nei nostri incontri sessuali ho anche immaginato che lui vi partecipasse. Un’altra volta ho contattato un uomo superdotato che proponeva massaggi erotici alle coppie. Pur essendone stuzzicata lei non accettò la proposta. Nell’ultima fantasia, molto frequente, immagino un uomo anziano che prova piacere nel massaggiarmi. Quest’ultima l’ho anche fatta diventare realtà. Ora mi chiedo se questa continua e ossessiva ricerca del piacere sia da considerare una malattia e se il fatto di masturbarmi così spesso alla mia età possa avere effetti collaterali.
La risposta
Non ci sono problemi se lo vive bene
Inizio dicendole che masturbarsi non fa male. Anzi, proprio alla sua età, è importante per mantenere vivo e presente il funzionamento sessuale. Il suo dettagliato scritto ci permette di supporre che molto probabilmente lei è un uomo a forte libido. Ci permette anche di conoscere quanto piacere e conseguente soddisfazione erotica può portare un immaginario fecondo, in particolare se integrato alla dimensione genitale. Infatti mi complimento con lei per aver saputo differenziare la dimensione del piacere da quella dell’eccitazione. È interessante constatare che le sue fantasie erotiche hanno origine nella sua realtà passata ma anche in nuovi pensieri che talvolta ha concretato. Da queste si può rilevare un comune denominatore e cioè quello di aver erotizzato la presenza di una figura maschile più matura o da un uomo più virilmente dotato di lei. Nella misura in cui lei sa viverla bene, accettandola e utilizzandola per incrementare il suo piacere e quale stimolo eccitante che fa scattare l’erezione, non ci sono problemi. Anche se lei, regista di tutto lo scenario, non si attribuisce mai il ruolo istintivo penetrante ma lo attribuisce all’altro maschio. Passando all’atto invece lei lo delega a un’altra persona reale ponendosi in posizione passiva e recettiva. Così facendo c’è il rischio che sempre più si stacchi dalla sessualità relazionale eterosessuale. È bene che lo sappia alfine di poter decidere se porsi nell’archetipo femminile, quello recettivo, o se rinforzare e assumersi maggiormente quello maschile, detto intrusivo, che nella vita le ha dato tanto piacere e soddisfazione.