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Cambiare la storia si può,
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Luigi Bonanate


Che il governi cinese ordini di sequestrare i libri che potrebbero essere "sovversivi", che negli Stati Uniti una rinata e ottusa iconoclastia pretenda di cancellare lo schiavismo abbattendo le statue di chi lo aveva impersonato, che Erdogan voglia trasformare una chiesa cattolica in una moschea... Già Hitler aveva fatto bruciare libri e opere d’arte, già gli studenti talebani fecero distruggere le statue di Buddha per impedire che divenissero oggetti di idolatria: non ne hanno tratto grandi vantaggi. Forme paranoiche di controllo sociale applicate da chi ha perduto, se mai l’aveva avuto, il "buon senso" che deve guidare l’azione politica.
Si potrà dire che, in fondo, certe limitazioni della libertà - se a termine - possono anche essere sopportate pazientemente quando si tratta di costruire una nuova realtà o di rivificare una società che si era ormai irrimediabimente corrotta: questa idea - come una sorta di digiuno purificatorio - appartiene a storie di religiosità mistica che, ci piaccia o no, ha avuto immensi (ancorché, per fortuna, provvisori) successi, ma anche, purtroppo, dato vita a deliri di violenza che - se ci soffermiamo a osservarli - sono sconvolgenti. È evidente che non si tratta d’altro che di giustificazioni di oppressione, di schiavitù, di omicidi di massa. Che, ad esempio, in Cambogia, alla fine degli anni settanta, sianio stati eliminati (almeno, ma le cifre esatte non ci sono) da 2 a 3 milioni di cittadini del regime di Pol Pot, che l’Africa abbia conosciuto forme particolarmente spaventose di stragi, come quella degli hutu che nel 1994 sterminarono tra 500.000 e 800.000 tutsi, che nella crisi del Kossovo, alla fine del secolo scorso, sotto la spinta folle di Milosevic si siano avute 20.000 vittime e altrettanti stupri etnici, non è molto diverso dal fatto che, nel nostro anno di gloria 2020, 550.000 morti siano state causate, in sei mesi, dal covid-19, o che nel solo Brasile i morti siano già stati 67.000.
Questa contabilità è molto più che una macabra constatazione dell’inarrestabile follia umana e della sua incurabilità: essa potrebbe essere meglio utilizzata come prova del fallimento di quelle politiche. Non solo nessuno di quelli che le hanno volute è sopravvissuto ai misfatti che aveva commissionato, ma la storia non ci ha insegnato nulla. Addirittura, ci costringe a constatare che la famosa sentenza cicerniana - "Historia magistra vitae" - va revocata in dubbio, perché se questi episodi non hanno (come è evidente) lasciato alcun insegnamento a futura memoria dovremmo rassegnarci a pensare che ciò che è già successo possa soltanto ripetersi, ma anche allora che tutto ciò sia inutile.
Vano ottimismo? Il solo insegnamento che la storia può darci è che la violenza, alla lunga, perde. Ma non ci sono tante strade: o quel declino lungo il quale l’Occidente sembra essersi stancamente avviato e che potrebbe vedere il ribaltamento degli assi del potere mondiale, o la rinascita (o il "rinascimento") della democrazia, che è l’unica buona pratica che abbiamo sottomano. Tocca a noi scegliere quale via preferiamo.
11-07-2020 23:30

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