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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
La politica mondiale
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Luigi Bonanate


Che la società internazionale stia subendo una serie di scossoni simili a quelli dei cosiddetti "sciami sismici" ormai tutti l’hanno capito, il che significa che non possiamo più accontentarci, ogni volta, di aspettare che la crisi passi, come se nulla potesse più cambiare e nulla fosse ormai da temere. Ma ogni giorno c’è una scossa nuova: una volta è il petrolio, un’altra i noli marittimi e il trasporto merci in giro per il mondo, e poi i dazi, le migrazioni, le deforestazioni in Amazonia e gli incendi in Alaska, i flussi migratori, le azioni terroristiche. L’elenco potrebbe continuare ma è già sufficiente per sollevare un dubbio: come può una sola e stessa realtà, che negli ultimi anni avevamo visto progressivamente compattarsi e unificarsi (la parola magica ne era "globalizzazione"), trovarsi a subire un movimento esattamente contrario che, in quanto tale, non potrebbe essere foriero che di notizie preoccupanti? Disgregazioni, dissoluzioni, secessioni, rottura di vecchie amicizie, e nuove ostilità che emergono...
La cosa curiosa - e fuorviante - è che la maggior parte dei nuovi problemi della società internazionale hanno origine all’interno degli stati ma essi ne fuoriescono e si strutturano nelle relazioni internazionali. Tale mix potrebbe farci temere un’era di crisi se non addirittura di guerre; ma se guardiamo più attentamente alle dinamiche interne agli stati scopriamo l’importanza della struttura su cui si regge la società internazionale e ne controlla la tenuta. È un qualcosa a cui quasi mai facciamo caso e che invece è determinante: non sono le politiche interne degli stati a sviluppare le interazioni politiche ed economiche internazionali, ma - al contrario - sono le dinamiche stesse della società planetaria a imporsi sugli stati e a superare i loro confini, come è per la cultura, che non ha limiti spaziali. In termini più schematici e chiari: negli anni, nei decenni, si sono formate e hanno acquistato un ruolo determinante delle istituzioni internazionali che hanno avuto la capacità di assorbire, mediare, traasformare le grandi novità che di tempo in tempo potevano emergere. Così fu per l’Onu per un quarto di secolo, dopo la seconda guerra mondiale, quando grazie alla saggezza dei suoi dirigenti la decolonizzazione si mantenne nei limiti di una turbolenza che non ne compromise il largo successo, nonostante gli inevitabili scontri.
Un fenomeno analogo è in corso in Europa: le recenti elezioni europee hanno causato un vero e proprio cataclisma, così nella vita politica italiana, ad esempio, nella quale l’esito elettorale ha smosso le acque di un pericoloso e stagnante conflitto istituzionale; nello stesso tempo hanno ridimensionato le speranze sovraniste dei paesi euro-orientali che miravano a introdurre elementi di nazionalismo in una istituzione che è per natura anti-nazionalistica. La questione dei migranti non può essere risolta che a livello europeo, e soltanto l’accordo tra i 27 (più il Vaticano che in questa vicenda ha svolto un’opera di soccorso ammirevole) potrà porre fine alla tragedia del Mediterraneo.
Nessuno stato può più imporre la sua volontà in modo decisivo e unilaterale senza rischiare di scontrarsi con decine di altri paesi. Un mondo nuovo si sta formando del quale forse non abbiamo ancora capito il funzionamento.
18-08-2019 01:00

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