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IL COMMENTO di Lillo Alaimo
Perché i dibattiti
finiscono in guerra
Lillo Alaimo


Cantava De André: "È mai possibile o porco di un cane/che le avventure in codesto reame/debban risolversi tutte con grandi puttane...". Tanto per dire che, calando le strofe a questa realtà, accade sempre più raramente che un dibattito - sia pure su un tema profondo e nobile come quello dell’insegnamento della civica a scuola - riesca a sortire un confronto sereno e chiaro tra le parti. Il che sarebbe a beneficio di quei poveri cittadini chiamati alle urne ogni due per tre.
Anche questa volta come altre nel recente passato, un tema che avrebbe potuto essere presentato semplicemente e chiaramente, sottolineando le ragioni degli uni e degli altri, anche questa volta, dicevamo, un argomento semplice semplice è stato complicato, intrecciato, soprattutto ideologizzato per poterlo piegare allo scontro del momento (si fa per dire momento): la difesa del proprio territorio, della propria identità, delle proprie origini. Noi e gli Altri, manco a dirlo. La luce e le tenebre, in un manicheismo d’accatto.
Ma il dibattito sull’educazione alla cittadinanza, quindi alla democrazia, passando dalla conoscenza dei meccanismi che ci governano (che, è il caso d’aggiungere, volenti o nolenti non sono solo quelli elvetici), nulla dovrebbe avere a che fare con la perpetua e defatigante tenzone fra partiti su confronti sempre uguali se non nelle sfumature. Noi e Berna. Noi e Bruxelles. Noi e Roma. Noi e i lavoratori stranieri. Noi e i profughi... Ed è così che anche il dibattito sul progetto di due ore di "civica" al mese nettamente separate dalla storia (a differenza di adesso), è tracimato su terreni che nulla hanno a che fare. E talvolta è avvenuto con virulenza. Ma che c’entra la difesa del Paese, delle origini di ognuno, la patria e l’amor patrio... E l’Europa poi?! Eppure in questa folle campagna c’è chi ha detto: "Senza la ‘civica’, la Svizzera finirà sotto il dominio dell’Europa e i poteri forti". Da non credere!
Due ore al mese o, così com’è stato sino ad oggi, integrando la civica soprattutto nelle lezioni di storia? Da un progetto e un interrogativo chiaro si è arrivati oggi a quell’opacità che impedisce a chi è chiamato a votare di esprimere un’opinione con serenità, svincolato da ogni appartenenza partitica. E fede religiosa bisogna aggiungere. Già, perché questa settimana dietro al voto su quelle due orette di civica in classe, si è giunti persino a svelare presunti complotti politico-religiosi e già che ci siamo s’aggiunga massonici date le simpatie di qualche coprotagonista della campagna. Il leghista Michele Guerra non ha avuto di meglio da fare che coinvolgere niente di meno che il clero. La Chiesa. Fra le righe di uno scritto Guerra ha collegato (ma ai suoi dettrattori è parso un baratto) la difesa dell’insegnamento della religione a scuola ad un "sì cattolico" alle due ore di civica. Attenti sacerdoti! Aiutateci a trovare per ‘sta benedetta civica uno spazio tutto suo nella griglia oraria, perchè c’è il rischio che il ministro Bertoli, fra un riforma e l’altra roda tempo e sostanza all’insegnamento della religione! È questa la sostanza di due email inviate da Guerra a preti suoi conoscenti, con l’invito a far campagna per il sì.
L’imminente voto ticinese, dunque, tra un presunto complotto politico-religioso ed uno dei poteri forti dell’Europa. E ancora non han fatto comparsa le scie chimiche e la Corea!
"È mai possibile o porco di un cane/che le avventure in codesto reame..."
17-09-2017 01:00
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