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IL COMMENTO di Luca Mercalli
Immagini articolo
Questa generazione
per un clima migliore
Luca Mercalli


La mia prima lezione sui cambiamenti climatici la tenni all’istituto magistrale di Pinerolo, non lontano da Torino, nel maggio 1993. Da allora non ho mai smesso di esortare gli studenti a farsi sentire, a lottare pubblicamente per non rischiare di vivere in un pianeta ostile. Ma gli effetti non li vedevo mai. Poi è arrivata la giovane svedese Greta Thunberg con il suo sciopero della scuola. E tutto è lievitato in pochi mesi fino al grande sciopero mondiale del 15 marzo. Eppure nel 1992 c’era già stata la canadese Severn Cullis-Suzuki che a soli 12 anni aveva parlato al Vertice della Terra di Rio de Janeiro, diventando "La ragazzina che zittì il Mondo per 6 minuti". Sappiamo tuttavia che l’euforia di quei momenti non portò a ulteriori frutti, Severn venne presto dimenticata e lo stato dell’ambiente continuò a peggiorare.
Cosa ha potuto fare oggi la differenza? Forse la disponibilità dei social network, che allora non c’erano, e oggi ha moltiplicato il messaggio di Greta in modo globale ed esponenziale. Forse i disastri climatici che da allora si sono moltiplicati e cominciano a farsi sentire sulla pelle delle persone. Forse un cambio generazionale, nuovi studenti che hanno cominciato ad avere paura per il loro futuro e a esplorare le contraddizioni della modernità. Comunque l’importante è che questo fiume di giovanissime teste sia sceso in strada. Io ho avuto l’emozione di condividere con loro la marcia di Torino, e l’onore di essere considerato da loro un punto di riferimento: ho potuto parlare dal palco a trentamila ragazze e ragazzi che avevano sete di capire e di impegnarsi verso un futuro sostenibile. Oltre trent’anni mi separavano dalla loro età, e riuscire a gettare questo ponte generazionale fatto di credibilità e di attenzione è stata una delle più grandi soddisfazioni della mia vita e un premio alla mia attività formativa. Ma ora il lavoro non finisce qui, è solo un inizio.
Ho chiesto loro coerenza nei comportamenti: la sostenibilità non è una passeggiata in piazza, bensì una serie di atti concreti per ridurre i consumi di energia fossile, per produrre meno rifiuti e più conoscenza scientifica, rispettare la biosfera, consumare meno materie prime, viaggiare meno in aereo e in auto, non inseguire le mode dissipative, essere più sobri e attenti ai propri gesti quotidiani. Dal palco ho sentito i discorsi di giovani informati e decisi che citavano con la stessa passione dati scientifici e toccanti poesie. Ma ho anche visto gli sguardi interrogativi di chi osservava il proprio vicino buttare per terra un bicchiere di plastica e negare con i fatti ciò che sosteneva con le parole.
Il servizio studentesco di pulizia si è poi incaricato di lasciare il selciato pulito come un salotto, ma resta il problema di una consapevolezza ambientale non ancora diffusa a sufficienza, poco insegnata nelle scuole e nelle famiglie, poco inserita nelle priorità delle agende politiche. Tagliare una mattina di scuola per una festosa manifestazione nelle vie di una grande città è facile, impegnarsi tutti i giorni per dimostrare di ridurre il proprio impatto sul pianeta è più difficile, ma solo così questi giovani potranno sostenere la loro sacrosanta battaglia, chiedendo a testa alta agli adulti, alla politica, all’informazione, all’economia di mettere clima e ambiente al di sopra dell’economia di mercato.

* Meteorologo, divulgatore scientifico e climatologo
17-03-2019 01:00
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