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IL COMMENTO di Lillo Alaimo
Un nesso inscindibile
tra verità e democrazia
Lillo Alaimo


Due pesi e due misure. Cioè a dire giudizi e comportamenti diversi per fatti analoghi. E quando è la politica a mutare le proprie reazioni a seconda del tornaconto previsto, beh... le cose si fanno più pesanti. Pesanti perché - lo han detto altri prima di noi - “esiste un nesso inscindibile tra verità e democrazia. La menzogna inganna il cittadino sullo stato delle cose e quindi gli impedisce di esercitare efficacemente i suoi diritti politici”.
Pesi e misure diverse ci vien da ragionare guardando a due fatti.
1) Il governo ticinese ha denunciato un deputato per le sue insistenti interrogazioni e segnalazione alla procura in merito ai loro rimborsi spesa.
2) Non c’è partito che abbia alzato la mano per dire... “ma com’è possibile che per i futuri lavori al Mizar (polo luganese per la ricerca scientifica) non si faccia un concorso pubblico? E si assegnino i lavori ai soliti noti!
Pesi e misure diverse viene appunto da pensare guardando all’incredibile reazione del governo (in verità 4 membri su 5; chi non s’è accodato è il socialista) all’incessante e instancabile azione di opposizione del deputato (unico deputato) del Movimento per il socialismo (Mps), Matteo Pronzini. Il governo, incredibile appunto, lo ha querelato per calunnia e denuncia mendace. La vicenda è quella ormai consunta ma mai pienamente chiarita dei rimborsi telefonici percepiti dai consiglieri di Stato, a cui si è attorcigliata quella dei benefici pensionistici.
Ora, senza addentrarci nella storia dei rimborsi, basti sapere che il martellante Pronzini da mesi non indietreggia di un passo. Riarmato di una perizia (quella pubblicata dal Caffè la scorsa domenica) ha chiesto nuovamente alla procura di indagare sulla liceità di quanto avvenuto in questi anni. E lo ha fatto dopo aver lungamente incalzato governo e parlamento con interrogazioni e interpellanze.
Per tutta risposta, lo si è saputo in questi giorni, il governo lo ha querelato. Accusa Pronzini di calunnia e denuncia mendace. Incredibile! E l’idea, per carità potremmo sbagliarci, a noi pare arrivi dal presidente del governo, quel Claudio Zali che qualche mese fa rispondendo ad un’interpellanza di Pronzini... è sembrato proprio avergliela giurata. Tanto che il deputato mps, all’ingiuria di Zali che lo tacciava di "ignoranza imbarazzante", senza scomporsi ha risposto: "Lei non mi fa paura".
Giudichiamo inopportuno se non grave quel battibecco. Frasi che mal si coniugano con il ruolo istituzionale di un consigliere di Stato. E frasi ("Lei mnon m i fa paura") che un deputato nemmeno dovrebbe pensare in difesa del suo lavoro parlamentare d’opposizione. Sì, perché anche quello è il ruolo di chi siede in parlamento. Essere un pungolo, una spina nel fianco per chi governa.
Alla politica d’opposizione - pur se assillante - non si risponde con la denigrazione prima ("la sua ignoranza è abissale") e l’intimidazione poi (la querela). Manco il pedante Pronzini avesse "calunniato" i quattro ministri incrociandoli in piazza. E manco il martellante Pronzini fosse stato beccato mentre scriveva segnalazioni anonime alla procura.
No, il deputato mps ha chiesto semplicemente alla magistratura di approfondire ulteriormente la vicenda dei rimborsi. E lo ha fatto alla luce di nuovi elementi.
Come può un governo decidere di denunciare un parlamentare, per di più d’opposizione!? Sì, per di più di opposizione, dimostrando così un’assoluta intolleranza verso la legittima azione politica (perché politica è anche una segnalazione alla procura) di un parlamentare.
Il presidente del governo e i suoi tre colleghi denuncianti cosa dicono delle innumerevoli volte in cui il giornale del movimento di Gobbi e Zali, "Il Mattino" della Lega, li ha messi pesantemente alla berlina?! Pesantemente e da anni. Loro e ogni altro avversario politico.
Si denuncia Pronzini ma si evita (il riferimento ora non è al governo cantonale, sebbene...) di indignarsi o anche solo interrogarsi sul perché lavori di ristrutturazione di 8 milioni - stiamo parlando dello stabile Mizar a Molino Nuovo - non vengano messi a concorso venendo così meno alla legge sulle commesse pubbliche). Perché, dato che il committente finale è il pubblico?! E cioè il Comune di Lugano e il Cantone (quindi ancora una volta quel governo tanto indignato dal "calunniatore" Pronzini).
Niente concorso pubblico. Perché mai? Il ragionamento del Municipio in risposta al servizio di denuncia sulla scorsa edizione del Caffè, non lo comprendiamo appieno. Spiegano comunque, così par di capire, che lo han fatto per accelerare i tempi e quindi risparmiare sugli interessi da pagare a BancaStato che per l’operazione di acquisto presterà decine di milioni.
Accelerare e quindi risparmiare. Ma un concorso pubblico non serve forse a garantire in modo trasparente il rapporto qualità-prezzo dell’opera richiesta?! Quindi, chi l’ha detto che i lavori di ristrutturazione se messi a concorso sarebbero stati offerti a 8 milioni?! Forse il prezzo sarebbe sceso e forse più di quel che il Municipio pensa di aver risparmiato in interessi. Non solo. Ma a chi andranno quei lavori? Alla Garzoni. E il progettista palese o occulto chi sarà? Fonti politiche informatissime indicano l’architetto Giorgio Giudici. Vale a dire il presidente del Cardiocentro, vale a dire di quella struttura sanitaria che con la Città ha promosso l’operazione e che della cifra totale (48 milioni) dovrebbe pagarne 10.
Giudici che dice? Al Caffè non smentisce (come del resto da una settimana nessuno ha smentito) ma si limita a dire che "le cose non stanno così". Già! E come stanno allora?
Nessuno si indigna! O quanto meno nessuno sembra interrogarsi su quel mancato concorso pubblico. No! Nessuno a Lugano e tantomeno nella capitale. Cinque milioni saranno infatti garantiti dallo Stato e altri concessi da BancaStato, che non è quel che si dice un istituto di credito privato.
Qual è la verità sul Mizar? E quale quella sui rimborsi ai ministri? Legittimo attendersi chiarimenti pieni da parte della politica. E non denunce penali o totale silenzio. Perché... esiste e deve esistere un nesso inscindibile tra verità e democrazia.

alaimo@caffe.ch
16-09-2018 01:00
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