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IL PUNTO di Michel Guillaume
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Il Paese dei diplomatici
valutati 'a cinque stelle'
Michel Guillaume


Martedì 18 luglio sarà probabilmente un grande giorno per la diplomazia svizzera. Salvo sorprese dell’ultim’ora, il 56enne turgoviese Thomas Greminger sarà nominato Segretario generale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Ocse). La Svizzera può andare fiera dei suoi diplomatici. Nei momenti di crisi, assumono le loro responsabilità, mostrandosi al contempo discreti ed efficaci. "Avete diplomatici a cinque stelle", ha confidato un ambasciatore europeo a Vienna. Era il giugno del 2014, in pieno conflitto ucraino, quando la Svizzera - che quell’anno assumeva la presidenza dell’Ocse - tentava disperatamente di negoziare un cessate il fuoco tra i separatisti russi, che avevano preso il controllo del Donbass e, le forze dell’esercito ucraino.
Nel cuore degli eventi, un’"inviata speciale" tanto fragile all’apparenza, quanto forte nelle sue azioni: Heidi Tagliavini. Una donna che ha passato gran parte della sua carriera nella regione dell’ex impero sovietico, che ne conosce la cultura, la mentalità e, soprattutto, la lingua. Quando le veniva chiesto se parlasse bene il russo, rispondeva: "Di quale russo sta parlando? Di quello della letteratura, di quello del popolo nelle strade o di quello della diplomazia?". All’ombra del Consiglio dei ministri dell’Ocse, Tagliavini è stata la grande mediatrice dietro gli accordi di Minsk. Alla fine del 2014, aveva lavorato tanto bene, che sia la cancelliera tedesca, Angela Merkel, sia il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, avevano insistito affinché restasse al suo posto.
Oggi, tocca a Thomas Greminger il compito di prendere il testimone in uno dei ruoli chiave in seno all’Ocse. Anche lui conosce il dossier a memoria. All’epoca, era capo missione svizzero alla sede di Vienna dell’Ocse, prima di assumere la carica di numero 2 della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (Dsc) a Berna. È stato il suo talento di negoziatore a convincere russi e ucraini della necessità di costituire una missione d’osservazione - che oggi conta 700 uomini - sul fronte delle ostilità.
Non bisogna nascondersi. Nel giugno 2017, questo conflitto è quasi totalmente scomparso dai radar dell’attualità mondiale. Ma continua a mietere vittime. Ogni settimana, per non dire quotidianamente. Niente è risolto. I separatisti del Donbass esigono progressi a livello politico con una decentralizzazione del potere nella regione. Da parte sua, l’Ucraina chiede in primo luogo il ritiro delle truppe russe alle frontiere e il rispetto totale del cessate il fuoco. Ma Thomas Greminger può giocare su di un atout non indifferente: oltre alle sue competenze, viene da un Paese che gode di eccellente reputazione nei "buoni uffici" senza voler esercitare un’influenza geopolitica.
16-07-2017 01:00
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