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LE PAROLE di Franco Zantonelli
Immagini articolo
Dalle buche di Roma
a quelle di Bellinzona
Franco Zantonelli


Arrivano a Bellinzona le buche di Roma, a testimonianza di una similitudine tra le due capitali, già messa in evidenza dalla comune figuraccia nell’affrontare una nevicata. Intendiamoci, non stiamo parlando delle vere e proprie voragini formatesi nelle strade capitoline, che stanno mettendo in croce la giunta di Virginia Raggi, bensì delle piccole buche, di alcune crepe e delle lievi fessure che un lettore del Corriere del Ticino ha fotografato, nell’atrio della nuova stazione di Bellinzona. Rivestito, invece che di pietra proveniente dalle cave ticinesi, di travertino romano. O laziale. Ma consentiteci di credere che arrivi direttamente da Roma. Ecco, in questo periodo sembrerebbe che tutto quanto richiami, in qualche modo, la capitale italiana, finisca per essere fonte di guai.

All’indomani del raid notturno contro la Siria, lanciato da Stati Uniti, Francia e Regno Unito, mi si chiede di mettere un "like" su Facebook alla seguente affermazione: "Siamo in mano ad un pazzo. Chissà dove ci porterà". Il pazzo è Donald Trump. Nessun dubbio sulla sua instabilità. Anzi, è probabile che Milos Forman, scomparso nei giorni scorsi, l’avrebbe voluto nel cast di "Qualcuno volò sul nido del cuculo".
Detto questo parrebbe che, più che temerle, le bombe americane ci infastidiscano. Proprio adesso che il bel tempo è tornato e stiamo per prenotare le vacanze. Indignarsi, armi chimiche o meno, per i 400 mila morti, in buona parte civili, di cui si è reso responsabile Bashar al Assad, parrebbe impresa fuori dalla portata di molti. Probabilmente tutte quelle vittime non interessano neppure a Trump. Come sono state neglette da Barack Obama.
Tuttavia, quando, il Presidente Usa, seguendo l’esempio di Theodore Roosevelt, non può fare a meno di brandire un bastone, non diamogli del matto. Anche se quel bastone non finisce sulla testa di nessuno. Almeno gustiamoci la soddisfazione di sapere che, almeno una notte nascosto, Assad l’ha trascorsa.

È successo di nuovo! Dopo il dramma di Adeline, la socioterapeuta uccisa da un assassino considerato non più pericoloso, un’altra donna ha fatto la stessa fine per mano di un uomo che era stato messo in libertà, nonostante nel ’94 avesse già ammazzato a revolverate la fidanzata e il fratello di lei. Nel 2011 il pluriomicida era stato scarcerato, sulla base del parere di una commissione di esperti. Che gli aveva dato 5 anni di tempo per dimostrare di essere rinsavito.
Ma appena 4 anni dopo l’uomo, oggi 64 enne, ha ucciso, con 20 coltellate, a Frenkendorf, nel semi-cantone di Basilea Campagna, la sua nuova compagna.
22-04-2018 01:00

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