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Loretta Napoleoni


L’Australia brucia e l’Africa del sud è presa nella tenaglia della siccità. In Zambia quest’anno non si è raccolto il granoturco perché non è piovuto e così si sopravvive mangiando piante e radici selvatiche. In Namibia, sempre per mancanza di precipitazioni, dallo scorso aprile ad oggi sono morti 30.000 capi di bestiame e nei parchi nazionali, lungo il Fiume Zambesi, 200 elefanti sono morti di fame.
Da dicembre, il volume di acqua che scorre lungo lo Zambesi fino alle Cascate Vittoria si è dimezzato. Tutto ciò ha diminuito la produzione di energia delle centrali idroelettriche lungo il fiume che forniscono l’80 per cento dell’energia della regione. Il lago Kariba, ad esempio, dove si trovano le centrali idroelettriche dello Zambia e dello Zimbabwe, è pieno solo per il 14 per cento, ciò significa che alcune delle più grandi miniere di rame e cobalto sono senza elettricità. In Mozambico, i servizi pubblici nelle città di Maputo e Matola pompano acqua ai residenti per appena sei ore al giorno.
Le frequenti interruzioni di corrente hanno favorito il ritorno del carbone quale fonte energetica principale in tutta la regione, aggravando ulteriormente i problemi relativi alla deforestazione, e cioè la siccità. Un circolo vizioso.
Da anni ormai, sotto la forte spinta demografica si tagliano le foreste a ritmi sostenuti per vendere il legname ai mercati asiatici e occidentali. Il Dipartimento forestale dello Zambia stima che ogni anno 740.000 acri di alberi vengano tagliati dai taglialegna illegali, contribuendo così ad una rapida perdita di vegetazione. Le foreste, si sa, assorbono l’anidride carbonica che contribuisce al riscaldamento globale. Preoccupanti sono le condizioni della seconda foresta pluviale più grande del mondo, che si trova nella Repubblica Democratica del Congo. Dal 2018 ha perso 1,2 milioni di acri di vegetazione, quanto quasi si è tagliato in Brasile.
I cambiamenti climatici in Africa, come nel resto del mondo, dunque, sono frutto di un circolo vizioso che produce conseguenze climatiche serissime anche fuori da questo Continente, è però in Africa che l’impatto in termini di vite umane è particolarmente serio. Secondo uno studio di Oxfam, oltre 52 milioni di persone, in 18 Paesi nell’Africa centrale, orientale e meridionale, rischiano di morire di fame a cause degli effetti devastanti di questo fenomeno. Una tragedia climatica che va ad alimentare i flussi migratori verso i Paesi più ricchi, anche se indirettamente, la siccità in Africa è anche un nostro problema.
19-01-2020 01:00

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