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NUMERI di Loretta Napoleoni
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La via della seta
conquista i mercati
Loretta Napoleoni


La nuova via della seta si chiamerà one belt one road (una cintura, una strada) e disegnerà un’ellisse tra Asia, Europa ed Africa. Ed eccone le tappe: dalla costa orientale cinese fino a Mosca attraverso il centro Asia; da Mosca a Rotterdam, da Rotterdam a Venezia, Atene e poi giù, verso sud attraverso il canale di Suez fino a Nairobi; dal Kenya si arriverà nello Sri Lanka per poi risalire nel nord dell’India e nel Bangladesh; dal Bangladesh al sud est asiatico prima di ricongiungersi con il punto di partenza, la costa est cinese.
A giorni 1.200 delegati provenienti da 110 nazioni parteciperanno a Pechino ad un forum speciale relativo alla costruzione della nuova via della seta. L’idea è di ricreare nel XXI secolo un sentiero sicuro intercontinentale per il commercio internazionale. La via della seta aveva questo scopo ed è sopravvissuta a guerre, imperi e rivoluzioni dall’anno 100 prima della nascita di Cristo fino al 1400. Il nome proviene dalla popolarità che la seta aveva ai tempi dell’impero romano.
Il progetto della sua versione moderna è tanto ambizioso quanto quello del passato e prevede un sistema complesso d’infrastrutture intercontinentale, tra cui una linea ferroviaria che congiungerà la Cina orientale con Londra ed un network di compagnie marittime e porti che dal Pacifico arriva all’oceano indiano ed al mar Mediterraneo.
I lavori, già iniziati negli anni Novanta non finiranno prima di  cinquant’anni, periodo in cui la Cina conta di investire centinaia di miliardi di dollari nel progetto.
Difficile prevedere se un piano tanto ambizioso andrà in porto. Gli ostacoli sono tanti. Nel 2009, ad esempio, Pechino ha investito 1,2 miliardi di dollari nel porto di Hambantota nello Sri Lanka. Il governo dello Sri Lanka doveva ripagare il prestito ma a causa del rallentamento del commercio internazionale in tutta la regione non ce l’ha fatta ed i cinesi hanno assunto il controllo del porto. Un evento che ha prodotto grosse tensioni sociali.
A livello internazionale le paure ed opposizioni sono molte. C’è chi crede che dietro gli investimenti cinesi ci siano motivi di supremazia, che Pechino investa grosse somme per costruire infrastrutture moderne in nazioni che non sono in grado né di gestirle né di ripagare il debito per motivi occulti. E cioè per impossessarsi di posizioni strategiche per il commercio internazionale, questo sarebbe il caso del porto di Hambantota, o per rafforzare la propria presenza militare in regioni strategiche. È possibile, anzi è probabile che la nuova via della seta sia per Pechino un trampolino di lancio importantissimo per arrivare ad essere la più grande potenza mondiale, ma nessuno può negare che come la vecchia, la nuova via della seta avrà un impatto positivo su tutte le nazioni che attraverserà.
21-05-2017 01:00
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