La singolare invenzione del viticoltore Mauro Prevostini
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"Ww wine il buon vino
sfrutta la tecnologia"
CLEMENTE MAZZETTA


auro Prevostini, 47 anni e una passione per le nuove tecnologie, la bicicletta, l’hockey e la vigna. Tanto da inventare una modalità "intelligente", tutta tecnologica, fatta di sensori, computer, stazioni meteo, per proteggere la vigna dalle varie malattie, per contrastare la peronospora, l’oidio, la flavescenza dorata. Ma che potrebbe essere utilizzata per altre culture.
Un sistema che si adatta e che si "autocorregge" anno dopo anno, che misura la temperatura, l’umidità, i millimetri di pioggia e tutta una serie di parametri e che alla fine dà indicazioni precise ai viticoltori grazie ad una serie di algoritmi predittivi. "In pratica siamo in grado di prevedere con un paio di settimane di anticipo quando è possibile trattare le piante", spiega Prevostini. Tutto nasce dalla sua passione per l’hockey, è tifoso del Lugano, e dalle escursioni in bicicletta sul Serpiano, una lunga salita da Rancate verso l’alpe di Brusino, che finiscono inevitabilmente al grotto con gli amici per un buon bicchiere di Merlot. "Un vino da proteggere", dice per celia Prevostini, ingegnere elettronico con tanto di master in ingegneria biomedica a Zurigo, "imprestato" all’agricoltura. Si fa per dire, ovviamente visto che l’attività principale è quella di "program manager" della Facoltà di scienze informatiche. Solo nel 20% del tempo libero che gli rimane, cura la sua azienda, una startup che ha prodotto questo programma  di aiuto ai viticoltori nel controllo dei vigneti.
L’idea di fondo è semplice: intervenire in tempo reale, prima che le malattie attacchino la pianta. Preservare quelle viti che producono il Merlot tanto apprezzato su all’alpe di Brusino con gli amici dopo l’escursione domenicale. "Sono sempre stato appassionato di applicazioni legate all’elettronica, poi una decina d’anni fa è comparsa la tecnologia dei sensori wireless che mi ha incuriosito, soprattutto se applicata all’agricoltura - racconta -. Ricordo di aver partecipato ad un corso dove si utilizzavano questi sensori per sapere se una particolare coltura necessitava di più o meno acqua…".
Da qui l’idea. La lampadina che improvvisamente si accende: applicare i sensori alle esigenze delle viticoltura studiando degli algoritmi in grado di analizzare i dati e anticipare le malattie. Quindi programmare gli interventi fitosanitari. Una necessità per il Ticino tradizionalmente terra di vigneti. Una storia che dà ragione a Thomas Edison, l’inventore della lampadina elettrica, che usava dire che "il genio è per l’1 per cento ispirazione e per il 99 per cento traspirazione, ovvero sudore". L’invenzione è infatti un processo complesso, lungo, soprattutto se si ha l’ambizione di innovare entrando sul mercato. Occorre trovare i finanziamenti, studiare le soluzioni, cercare i partner... "Un’idea nata per caso, quasi per gioco, poi approfondita con il direttore Mauro Jermini di Agroscope, il centro per la ricerca agronomica della Confederazione che a Cadenazzo si occupa molto di viticoltura, che incontravo spesso sugli spalti della Resega alle partite dell’Hockey Club Lugano", continua Prevostini. Così fra un tempo e l’altro di un match, fra un commento su un’azione di gioco e una riflessione sullo stato delle vigne o l’analisi di una malattia delle piante, si sono costruite le basi teoriche. Concretizzando un primo progetto di fattibilità sulla cosiddetta "agricoltura di precisione" finanziato dall’Agenzia federale per la tecnologia e l’innovazione. Nel frattempo la moglie di Prevostini aveva il suo bel daffare a togliere i sensori dal giardino dove venivano dimenticati al termine delle numerose prove.
Solo dopo il buon esito della prima sperimentazione, nel 2012, con un collega (Antonio Taddeo) costituisce la "Dolphin Engineering Sagl" coinvolgendo alcuni viticoltori ticinesi. Una startup finanziata anche dalla Città di Lugano con un programma di micro-credito per le piccole imprese. Tenta e ritenta alla fine è stata "brevettata" la soluzione definitiva, quel "PreDiVine" (Predicting Diseases of Vine: letteralmente predire le malattie della vite) basato su reti di sensori wireless, stazioni meteo e algoritmi in grado di monitorare le condizioni microclimatiche dei vigneti. "In pratica riusciamo a prevedere lo sviluppo delle malattie della vite. Il sistema informatico è in grado di apprendere, in base alle misurazioni di ogni anno, gli stadi di vita degli insetti portatori della malattia della flavescenza dorata, partendo dalla schiusura delle uova ai vari cicli larvali, individuando il tempo idoneo per l’intervento".
Un’idea partita dal Ticino, una soluzione che ora viene richiesta dall’Italia, dalla Spagna e dalla Francia, dove è in corso una ampia sperimentazione su 25 vigneti. "Se i risultati saranno buoni tutta la Francia dovrebbe utilizzare il nostro sistema - sottolinea Prevostini -. I nostri clienti sono comunque viticoltori di grandi dimensioni ma anche piccoli per i quali teniamo d’occhio le malattie dell’oidio e della peronospora. Mentre monitoriamo il vettore della flavescenza dorata per i servizi fitosanitari regionali e nazionali e per i centri di ricerca".
Ma all’ultima domanda, se e quanto si guadagna con questa "invenzione", la risposta è laconica: "Al momento i due soci non ricevono stipendi - conclude Prevostini - investiamo il nostro tempo e reinvestiamo tutto quello che incassiamo per migliorare il sistema, pagando degli stagisti che analizzano, approfondiscono i dati e le esperienze. Forse un domani, se  la nostra azienda decollerà, potremo anche assumerli".

cmazzetta@caffe.ch
@clem_mazzetta
27.03.2016


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