Nel dettaglio l’intesa firmata dai vertici sanitari
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"Il 'Cardio' dipenderà
dalla direzione Eoc"
PATRIZIA GUENZI


Perché sarebbe ora di metter fine alle polemiche su quel che sarà il futuro del Cardiocentro una volta morta la Fondazione creata nel 1995? Semplice, e lo hanno scritto su tanto di relazione medico scientifica gli stessi vertici del Cardiocentro in sintonia, perfetta sintonia, con alcuni medici dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc). Fra i redattori del progetto anche il direttore sanitario e promotore del Cardiocentro, Tiziano Moccetti. Lo hanno scritto alla fine del 2017, non un’epoca fa, ed hanno comunicato il loro piano al governo. Un progetto di cui il Caffè è in possesso e che qui pubblica nel dettaglio.
Sotto la relazione datata novembre 2017 sono apposte queste firme: Tiziano Cassina, Raffaele Rosso, Tiziano Moccetti, Marco Pons, Stefanos Demertzis, Paolo Merlani, Giovanni Pedrazzini, Claudio Städler, Moreno Benasconi, Pierluigi Lurà. Quindi medici e tecnici dell’una e dell’altra parte, medici e tecnici in perfetta sintonia. Sull’attività clinica e sull’indipendenza che il futuro istituto dovrebbe avere. Clinica e amministrativa, ma non finanziaria perchè la gestione del denaro, i mandati specialistici, i concordati con le casse malati staranno per ovvie ragioni tutte sotto lo stesso mantello: quello dell’Eoc. Ma torniamo al documento. Ed ecco pari pari ciò che si legge.
"Il Gruppo si è concentrato sulla definizione della proposta finale, nell’ottica di una visione di collaborazione futura 2021, considerando i seguenti punti fondamentali". Sono sette. E vanno tutti e sette, guarda caso, nella stessa direzione di quanto scritto dal governo alle due parti alcune settimane fa. Una lettera atta a trovare un punto di intesa. Ecco quali sono i sette punti controfirmati dalle parti, ovvero ciò che il gruppo aveva deciso di fare.
1. Istituto con indipendenza clinica e amministrativa, per le patologie cardiovascolari e toraciche;
2. Gestione direttamente subordinata alla direzione generale Eoc (ndr. vale a dire il direttore Giorgio Pellanda);
3. Mantenimento dell’attività cardiologica con potenziale allargamento alla patologia vascolare e toracica nell’attuale struttura, valutando la sopraelevazione di due piani;
4. Difesa e valorizzazione dell’identità e della denominazione Cardiocentro Ticino nel senso della continuità;
5. Centro di riferimento cantonale per cuore, vasi e polmoni con supporto dedicato;
6. Potenziamento delle sinergie nei differenti ambiti Cardio - Eoc;
7. Necessità di condividere una road-map operativa in tempi brevi per assicurare una transizione armoniosa.
Fin qui i sette punti firmati anche, si sottolinea anche, dal direttore, dal vice direttore e dal coprimario del Cardiocentro, Moccetti, Cassina e Pedrazzini. Firmati solo sette mesi fa e inviati al governo ancora recentemente. Cosa è successo perché oggi i vertici della struttura privata luganese siano saliti sulle barricate? Nulla apparentemente. Nulla, solo la richiesta di avere anche autonomia finanziaria. Ma se sia governo e sia Ente già hanno garantito totale autonomia clinica e amministrativa?! Che cambia?! Hanno garantito lo stesso modello attuato dall’Istituto di oncologia (Iosi).
Ma proseguiamo con la relazione medico-scientifica che traccia il profilo del nuovo istituto.
"Il Gruppo tecnico ritiene che il modello presentato, rispecchi le visioni delle due delegazioni in quanto, da un lato viene garantita l’identità dell’attuale brand Cardiocentro mantenendo il core-business (unità funzionale ed operativa della cardiologia, cardiochirurgia e cardioanestesia) localizzato all’interno dell’attuale struttura; dall’altro lato, il potenziale ampliamento logistico permetterà l’integrazione della chirurgia vascolare e toracica nell’ambito della costituzione di un centro cuore, vasi e polmoni di valenza cantonale e nazionale".
Tutto ciò sembra chiaro. Molto chiaro. Per non dire dei capitoli successivi.
"È opinione del gruppo che la minaccia principale per tale scenario - perdita di identità e chiarezza del ruolo del Cardio nei confronti dell’utenza, della concorrenza e delle collaborazioni istituzionali attuali (quindi cancellazione dell’attuale struttura, del brand e dell’immagine con dispersione del personale) - debba essere evitata e controbilanciata dai vantaggi legati alla costituzione di una importante struttura cantonale nell’ambito delle patologie del cuore, dei vasi e dei polmoni. Tale struttura dovrà salvaguardare l’alta specializzazione delle singole discipline che la costituiscono, garantendone un’alta attrattività per i pazienti e il personale curante e nel contempo stimolare la dimensione scientifica e accademica della struttura stessa".
Quindi, lette queste ultime righe, pare chiaro ed evidente che da parte dell’Ente ospedaliero ci sia la netta volontà di proseguire con il passato e di ulteriormente qualificarlo. Struttura, quindi, legata alla facoltà di medicina e alla ricerca scientifica.
Torniamo al documento sottoscritto dalle parti. Così si legge.
"D’altra parte è bene notare che oltre a collaborazioni di lunga data (radiologia interventistica per l’aorta toracica), in questi ultimi due anni sono state sempre più numerose le collaborazioni tecniche per situazioni acute che hanno mostrato le grandi competenze delle due squadre (ndr. Eoc e Cardio), nonché la stima ed il rispetto reciproco. Risulta però evidente che una collaborazione non solamente legata ad iniziative personali ma organizzata e strutturata tra le due realtà, potrebbe portare a risultati ancora migliori".
Non sono certo parole da poco quelle appena lette. Quindi cosa scrive il gruppo di lavoro? Chiaramente scrive che...
"La condivisione dei servizi di supporto (cardio-anestesia e medicina intensiva) vuole mantenere una piattaforma di sostegno per l’operatività di un istituto specializzato ma dall’altro vorrebbe che queste unità funzionali specialistiche fossero integrate nella rete della medicina acuta cantonale. Il parere del Gruppo tecnico è che in questo campo occorra essere innovativi ed approfittare di questa occasione per unire le forze al fine di creare un istituto ‘cuore, vasi, polmoni’ inserito però nel contesto della rete Eoc. La modalità per realizzare questo progetto è di appoggiarsi sull’attuale modello con un servizio di supporto di cardio&discHyphen; anestesia e medicina intensiva appartenenti ad un istituto ‘cuore-vasi-polmoni’ ma che possa essere integrato trasversalmente nella futura struttura denominata ‘dipartimento multi sito di area critica Eoc’, o quale entità a sè stante o all’interno dei boards di medicina intensiva e anestesia".
Ecco qua. Le cose sono chiare o, meglio, lo sono state per mesi e sino a fine 2017. Poi d’un tratto ai vertici del Cardio le cose non sono andate più bene. Non è bastata più la progettata autonomia clinica e amministrativa. La chiedono anche finanziaria. E pare essere questo, solo questo l’unico scoglio. Torniamo al documento. Nelle conclusioni il gruppo di lavoro è più esplicito e concreto.
"Le riflessioni scaturite dagli incontri, hanno permesso di verificare la presenza di un consenso unanime riguardo al fatto che l’attività svolta finora dalla Fondazione Cardiocentro debba poter continuare all’interno di un istituto indipendente sia dal profilo clinico che amministrativo (ndr. sta scritto proprio così, amministrativo non finanziario), che ne permetta il mantenimento dello stesso senso d’appartenenza che ne hanno fatto il successo.
"La condivisione già da ora di valori comuni, il potenziamento delle sinergie, il raggiungimento di un’identità culturale tra Eoc e Cardio può permettere di arrivare per il 2021 alla costituzione di una realtà forte che meglio possa permettere l’integrazione del Cardio e dare un peso e un riconoscimento maggiore alla nuova struttura nella rete sanitaria cantonale. La creazione di un Istituto ‘cuore, vasi, polmone’ con mandato cantonale si adegua perfettamente e risponde a queste necessità".
Ecco, questo è quanto sottoscritto da tutti. Tutti. E nessuno, da quel che si legge, vuole indebolire la struttura. Anzi. E allora perché mai tante polemiche?!

pguenzi@caffe.ch
10.06.2018


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