Da Paradiso a Castione, così vivono i profughi minorenni
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Il dramma invisbile
dei bambini migranti
MAURO SPIGNESI


Il loro è un dramma invisibile. Si può cogliere in uno sguardo, in un mezzo sorriso, in una smorfia. In un gesto. Non sono ragazzini come altri, non hanno più una casa, non hanno genitori. Sono vulnerabili e hanno bisogno di riconquistare la fiducia negli adulti. Hanno davanti una vita in salita, da percorrere scacciando incubi e paure. I minorenni non accompagnati, quelli arrivati in Ticino dopo viaggi attraverso il deserto della Libia e poi il mare Mediterraneo, attraverso strade segnate da violenza, fame e disperazione, oggi sono 62, distribuiti nei due centri cantonali, 41 in quello di Paradiso e altri 21 nel "foyer" di Castione. "Tutti seguono un percorso di integrazione, fra scuola, pretirocinio e apprendistato professionale", è l’unica indicazione che si riesce a strappare ad un indaffaratissimo Federico Bettini, responsabile della Croce Rossa per i minorenni. Sono i primi strumenti per inserirsi in una società come quella Svizzera completamente diversa da quella che hanno abbandonato prima di fuggire dal loro Paese.
Ad Arbedo e Paradiso ci sono ragazzi eritrei, siriani, somali, afghani. Sensibilità diverse, percorsi diversi, caratteri e culture diverse. Con loro, avverte ancora ancora Bettini, bisogna avere molto tatto e sensibilità, perché non si tratta di ragazzi qualunque. Nei centri i ragazzi vengono seguiti da team multidisciplinari capaci dunque di offrire una preparazione ad ampio spettro. Anche perché alcuni di loro hanno comprensibili difficoltà di adattamento e dunque bisogna procedere lentamente, seguendoli pian piano, tappa dopo tappa, ricostruendo un rapporto di fiducia. Importante è anche il collegamento con la rete nel territorio e le amicizie che questi minorenni nel tempo riescono a cucire.
Molti comuni in questi anni hanno cercato di agevolare l’integrazione dei minorenni stranieri arrivati attraverso il flusso dei profughi. Bellinzona, ad esempio, ha creato una classe per piccoli richiedenti l’asilo.
Gran parte dei ragazzi minorenni stranieri non accompagnati da un adulto vengono intercettati in Ticino. Secondo la Croce Rossa, ma anche secondo le altre associazioni che si occupano di loro in Svizzera, molti arrivano sapendo già che c’è un parente che vive nella Confederazione, hanno in tasca un biglietto con un numero di telefono di una persona di riferimento da raggiungere. Ma prima di farlo, quando vengono bloccati, devono anche loro seguire la trafila imposta dalla legge. Nel 2016 alla frontiera erano stati intercettati oltre settemila minorenni. Nella metà dei casi i ragazzi avevano dichiarato d’avere fra i 17 e i 18 anni. Secondo i dati della segretaria di Stato della migrazione, tra loro il 15 per cento erano ragazze. Quasi cinquemila minori hanno chiesto asilo al confine (buona parte in Ticino) per poi essere dirottati in un centro come quelli di Paradiso o di Castione.
Tempo fa il Partito socialista aveva proposto di affidare i minorenni non accompagnati alle famiglie disponibili a farsene carico. Un po’ sulla falsariga di quanto accade in altri cantoni, come ad esempio Ginevra. Naturalmente rispettando precisi criteri, oltre che un costante e qualificato accompagnamento. Per i socialisti questo sarebbe un sistema per offrire ai ragazzi una casa, un tessuto sociale e familiare per favorire la loro integrazione e adattamento. Ma la proposta non ha trovato molti riscontri. Così il Ticino ha deciso di aprire un suo "foyer" a Castione. Un luogo dove i minorenni che hanno un passato in comune possono vivere insieme.

m.sp.
10.06.2018


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