Le polemiche negli Usa per i profughi minorenni
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L'America di Trump
ha perso 1500 bimbi
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


Da un lato l’immagine di Ivanka Trump con il figlio Theodore in pigiama. Dall’altra, l’ultimo quadro a fosche tinte di Jim Carrey sul giro di vite anti-immigrazione di Donald Trump: due poliziotti che strappano a una mamma dalla pelle più scura il suo bambino terrorizzato. Bionda, burrosa, tenera è mamma Ivanka con il figlio tra le braccia, ma l’immagine che vorrebbe essere iconica di una maternità amorosa e felice è diventata anche il simbolo di un tradimento: quello imposto a migliaia di bimbi immigrati illegalmente dalle politiche della "tolleranza zero" del padre Donald Trump che ordinano di separarli dai genitori una volta scoperto il loro stato di "senza documenti".
Il quadro di Carrey è l’ultimo di una serie che l’attore di "Se mi lasci ti cancello" ha creato per sfogare la sua rabbia contro il nuovo corso imposto all’America dal Tycoon. Sullo sfondo, la Statua della Libertà ha cambiato volto, è quello del presidente repubblicano, e la fiaccola che illuminava l’arrivo degli immigrati serve ora a dare alle fiamme una bandiera a stelle e strisce sotto la quale due poliziotti separano brutalmente un bambino da mamma e papà. La polemica è nata dopo un briefing del 7 maggio scorso in cui il ministro della giustizia Jeff Sessions ha ordinato che d’ora in poi genitori illegali sorpresi in arrivo negli Usa siano arrestati, i loro figli collocati in case sicure sotto il controllo del Ministero della Sanità. Il capo di gabinetto di Trump, John Kelly, ha difeso la nuova linea, stigmatizzata come anticostituzionale dall’American Civil Liberties Union perché nega alle famiglie dei migranti le tutele garantite dalla legge: "Dei bambini ci si occuperà, finiranno in foster care o altrove - ha detto Kelly -. Bisogna capire che hanno scelto loro di entrare illegalmente e questa è una tecnica che non può auspicabilmente durare a lungo".
Non era abbastanza deportare gli illegali, demonizzati dal Tycoon come "animali" e equiparati subliminalmente alle più feroci delle gang, la M13 salvadoregna: adesso l’amministrazione Trump si prefigge di dividerne le famiglie. Molte celebrità si sono mobilitate: "Tortura", ha scritto Carrey nel suo quadro, mentre l’attrice e attivista per gli "open borders" Alyssa Milano ha attaccato gli agenti di frontiera chiedendosi come un americano che si rispetti possa applicare norme "disumane" come queste. E Jessica Chastain di "Zero Dark Thirty": "Siamo davvero questi mostri?".
La polemica ha preso fuoco, alimentata da una testimonianza in Congresso di un vip dell’amministrazione, secondo cui di 1.500 bambini arrivati illegalmente negli Usa si sono perse le tracce. Nell’ultima settimana milioni di americani hanno adottato l’hashtag #Where are the Children. Lo stesso Trump non ha perso occasione per buttarsi a capofitto nella controversia, dando la colpa ai democratici per la "orribile legge" che separa genitori dai bambini e chiedere per l’ennesima volta fondi per il "Muro". Come in molte altre polemiche alimentate dal Tycoon, i fatti sono distanti dalla sua fiction: non esiste legge che imponga questo, solo l’ordinanza di Sessions con cui i democratici non hanno nulla a che vedere. Ma sempre in tema di disinformazione, gli stessi 1.500 bambini "fantasma" non sono stati strappati alle braccia materne: quasi tutti erano arrivati da soli alle porte dell’America.
Venivano, secondo dati del governo, da Paesi come l’Honduras, il Salvador, il Guatemala, in fuga da cartelli della droga e violenza domestica e la loro scomparsa è stata scoperta quando il governo ha cominciato a fare telefonate per capire cosa fosse successo agli oltre 7.600 minori approdati nel 2017 da clandestini negli Usa. Si era scoperto allora che oltre seimila erano rimasti con il loro sponsor, una manciata erano stati deportati, dei rimanenti 1.475 si erano perse le tracce forse perché "affidati a sponsor loro stessi illegali che non volevano essere raggiunti dalle autorità federali".
10.06.2018


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