Come far fronte alla mancanza di organi
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Donare in silenzio
salva molte vite
PATRIZIA GUENZI


Ogni settimana in Svizzera due persone muoiono per la mancanza di un organo. Sono 1.400 i pazienti in attesa. Eppure, stando ad un recente sondaggio di Comparis, il 60% degli svizzeri è favorevole al modello di "consenso presunto" (il silenzio vale come assenso). Addirittura, il 63% degli svizzeri tedeschi e dei romandi sarebbe a favore di una modifica della Costituzione che richieda un esplicito rifiuto alla donazione di organi. In realtà, i risultati sono alquanto negativi. I familiari rifiutano un espianto in due casi su tre. Il motivo è che non conoscono la volontà della persona deceduta, dando il loro consenso  temono di comportarsi in modo sbagliato.
Lo scorso ottobre Junior Chamber International ha lanciato l’iniziativa popolare federale "Favorire la donazione di organi e salvare vite umane". che mira a modificare la Costituzione federale con il "modello del consenso presunto": ogni adulto in caso di decesso è un potenziale donatore a meno che in vita non abbia inserito il suo disaccordo in un registro ufficiale. Una pratica che esiste già in vari Paesi europei quali Austria, Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Belgio. Una pratica che non convince il dottor Pietro Majno-Hurst, primario del Servizio di chirurgia dell’Ospedale regionale di Lugano: "La questione è più complessa". Mentre Luciano De Lorenzi, dell’Associazione Amici Swiss Transplant avverte: "Abbiamo più probabilità di essere riceventi che donatori". Pareri diversi, le cui analisi abbiamo messo a confronto.  p.g.


Favorevole, contrario, indeciso sarebbe una scelta più saggia
Pietro Majno, Capo dipartimento e primario del Servizio di chirurgia dell’Ospedale Regionale di Lugano

La Svizzera è tra i Paesi occidentali nei quali il dono d’organi è meno frequente (14/milione di abitanti anno), e due pazienti alla settimana decedono in lista di attesa. Di fronte a questa situazione drammatica ed evitabile, Swisstransplant sostiene un’iniziativa per passare dal consenso esplicito della famiglia al consenso presunto del defunto, suggerito come efficace dall’esperienza di altri Paesi come la Spagna, con tassi di donazione di 30- 40/milione anno. La proposta risolverebbe la contraddizione tra una popolazione teoricamente generosa (nei sondaggi, l’85% degli svizzeri sono favorevoli al dono d’organi), ma che confrontata al dramma e all’urgenza sceglie per lo più il rifiuto (60%), probabilmente per timore di violare una volontà - mai espressa - del defunto. Sono persuaso che la questione sia più complessa.
La generosità della famiglia, che si esprime nel consenso al dono, è uno dei valori più preziosi del trapianto. Privare i cittadini della libertà di scelta in materia, o anche solo del sentimento di questa libertà, rendendo il dono d’organi obbligatorio o percepito come tale, alla stregua del servizio di leva, o del pagare le tasse, sarebbe al minimo un impoverimento, se non una vessazione. Il dono ha un effetto valorizzante per la famiglia in lutto, che verrebbe a mancare se fosse trasformato in un obbligo. Per fortuna nella pratica delle rianimazioni, al di fuori del dibattito politico, consenso esplicito o presunto preservano entrambi libertà e dunque solidarietà: neanche con una carta di donatore che ne darebbe il diritto si procede ad un espianto in opposizione ai parenti.
Il dibattito sarà salutare, più persone parleranno apertamente in famiglia delle loro preferenze. Ma tra esplicito e presunto si rischia di perdere di vista l’assenza della migliore soluzione, tra l’altro compatibile con ciascuna delle altre due, che richiederebbe qui un passo attivo da parte dello Stato: obbligare il cittadino, quando egli domandi dei servizi (la patente negli Usa o il rinnovo dei documenti di identità in Italia), a determinarsi tra tre posizioni: "favorevole", "contrario", "indeciso". Permetterebbe di verificare se è vero che la maggioranza è generosa (o forse saggiamente calcolatrice: dichiararci donatori non ci costa niente, diventarlo non dipende da noi, e statisticamente le probabilità di essere riceventi sono sette volte più grandi…).
Obbligare i cittadini ad un momento di contemplazione della propria mortalità, a profitto della solidarietà (e di tante altre cose…), sarebbe un gesto di coraggio che la Confederazione potrebbe permettersi.


Potremmo tutti aver bisogno dell’aiuto di uno sconosciuto
Luciano De Lorenzi, Presidente Associazione Amici Swiss Transplant

Nel corso della nostra vita abbiamo più probabilità di essere riceventi che donatori. Un domani tutti noi potremmo trovarci nella situazione di avere bisogno di un organo. A quel punto comprenderemmo chiaramente cosa significa donare. È un gesto di generosità, un gesto che non costa nulla, un gesto che salva tantissime vite. In Svizzera si allunga sempre più la fila di pazienti in attesa di un organo e ogni settimana muoiono una o due persone proprio per la mancanza di un donatore compatibile. Ecco perché il modello del "consenso presunto", per cui il silenzio vale come assenso, potrebbe essere un valido aiuto a sfoltire il numero di chi aspetta un organo. Un modo, anche, per spingerci a riflettere sul tema e prendere una decisione a favore o contro. Perché chi fraintende questo concetto come la privazione di un diritto o addirittura un obbligo a donare gli organi, dovrebbe rinunciare a salvare, un giorno, la propria vita, dire no ad uno sconosciuto che mette a disposizione il proprio organo.
E allora, facciamolo per noi, che un domani potremmo davvero avere bisogno dell’aiuto di uno sconosciuto. Uno sconosciuto che, per nostra fortuna, non è stato insensibile e ha ascoltato i numerosi appelli a donare che negli anni sono diventati sempre più insistenti. La medicina oggi permette di guarire numerose patologie. Purtroppo non tutte. Per molte di loro occorre un organo nuovo. Un organo che cambia la vita di chi lo riceve. Pensiamo ai tanti pazienti costretti a fare la dialisi tre-quattro volte a settimana perché i loro reni non funzionano più. Pensiamo a un uomo ancora giovane che aspetta un cuore. Basta poco. Basta avere quella sensibilità che aiuta a mettersi nei panni degli altri. Quelli di una madre che aspetta un fegato per il proprio figlio e che ha tutto il diritto di sperare.
Insomma, il consenso presunto è una logica conseguenza a questa ormai cronica mancanza di organi. Dobbiamo insistere e impegnarci nella sensibilizzazione. Troppo facile dire "sono d’accordo a donare organi". Non basta! Non basta se questa volontà non la si rende tangibile, attraverso una tessera di donatore o comunicandola ai propri familiari. Lo si vede bene nella pratica. I risultati, malgrado gli sforzi sin qui fatti, sono ancora piuttosto negativi. Stando alla Fondazione nazionale svizzera per il dono e il trapianto di organi, Swiss-Transplant, i familiari rifiutano un espianto degli organi in oltre il 60 per cento dei casi. E il motivo principale è che non conoscono la volontà della persona deceduta. Dando il loro consenso, temono di comportarsi in modo sbagliato. Quindi, cogliamo l’occasione anche per parlarne in famiglia, per affrontare l’argomento. Ripeto, un organo potremmo averlo bisogno tutti nella vita.
10.06.2018


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