Inchiesta internazionale inaspettatamente riaperta
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Estrazione illegale?
Il Congo chiede i danni
FEDERICO FRANCHINI


La vicenda dell’oro della Repubblica democratica del Congo (Rdc) e della raffineria Argor-Heraeus potrebbe non essere finita. Per lo meno da un punto di vista congolese. Il Paese africano ha infatti chiesto al Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) di poter consultare il dossier riguardante la procedura penale che Berna aveva aperto, e poi - va detto per correttezza - chiuso con un abbandono, nei confronti di una delle più importanti raffinerie d’oro del mondo. Il motivo della richiesta? Kinshasa intende agire civilmente nei confronti dell’azienda di Mendrisio.
Possibile? Andiamo con ordine. Nel 2013, in seguito ad una denuncia dell’Ong ginevrina Trial, la procura federale aveva aperto un procedimento penale. La causa: tre tonnellate d’oro raffinate in Ticino e provenienti da una zona dove era in corso uno dei conflitti armati più sanguinosi degli ultimi decenni e dove i combattenti si erano impossessati delle concessioni aurifere per arricchirsi e acquistare armi.
I potenziali capi d’accusa erano pesanti: riciclaggio di denaro e complicità in crimini di guerra. Nel marzo 2015, era però arrivato un decreto d’abbandono, firmato dal procuratore federale Andreas Müller, che aveva spazzato via le accuse, da sempre considerate prive di fondamento da parte della società. La procura, ricordiamo, aveva stabilito che non era possibile determinare che l’azienda sapeva che stava raffinando dell’oro di provenienza illegale. Tuttavia, nel decreto d’abbandono c’è anche scritto che la raffineria avrebbe potuto sapere che l’oro proveniva, con grande probabilità, dal Congo e che la vendita del metallo avrebbe potuto servire al finanziamento del conflitto. Il caso sembrava ad ogni modo chiuso. Tre anni più tardi, però, ecco che le autorità congolesi potrebbero riprendere in mano il dossier. È quanto emerge da una sentenza del Tribunale amministrativo federale (Taf), resa nota dalla newsletter giudiziaria Gotham City.
La sentenza concerne un ricorso con il quale la Rdc si è opposta alla decisione della procura federale di non trasmetterle il dossier in questione. Lo Stato africano aveva infatti chiesto di poter consultare il fascicolo dell’Mpc con lo scopo di procedere civilmente nei confronti della raffineria (e di altre due società coinvolte nella vicenda) e di farsi rimborsare per i danni di cui si ritiene vittima. Il Congo ritiene che i dati contenuti nel dossier lo riguardino nella misura in cui riguardano il saccheggio di tre tonnellate d’oro estratte illegalmente dal suo territorio da parte di milizie ribelli. Di fronte al rifiuto della Procura federale, Kinshasa ha fatto ricorso davanti alla giustizia. Ricorso che è stato parzialmente accolto dai giudici di San Gallo: la causa è rinviata all’Mpc che dovrà adesso riesaminare la domanda d’accesso al dossier.
Contattato dal Caffè, Pierre Bayenet, l’avvocato svizzero che rapprsenta il Paese africano, dice di sperare che, grazie a questa decisione, il Congo possa "ottenere una compensazione legittima per il saccheggio di cui il suo suolo è stato vittima".
08.07.2018


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