Bellinzona scrive all'ospedale del cuore: "Incontriamoci"
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L'Ente ospedaliero
apre al Cardiocentro
PATRIZIA GUENZI


Segnali positivi nei tesissimi rapporti fra Ente ospedaliero cantonale (Eoc) e Cardiocentro. Il presidente dell’Eoc, Paolo Sanvido, ha inviato lo scorso fine luglio una lettera ai vertici della struttura sanitaria luganese per sollecitare un incontro. Entro agosto, stando ad una sorta di tabella di marcia stilata dal governo, il Cardiocentro avrebbe dovuto allestire un piano dei progetti di ricerca in corso indicandone gli obiettivi, il personale impiegato e i relativi costi finanziari. Il cosiddetto "Ospedale del cuore" negli scorsi mesi aveva infatti chiesto al governo 3 milioni e mezzo l’anno, e per 15 anni, al fine di finanziare la propria attività di ricerca. Una richiesta volta a tessere una propria autonomia anche quando la fondazione che gestisce il Cardiocentro cesserà di esistere e, per volere dello stesso fondatore, tutto dovrà passare all’Ente ospedaliero.
Nei difficili rapporti fra Ente e Cardio in primavera era stato chiamato a far da paciere il governo. Invano. Il Consiglio di Stato ha proposto alla struttura luganese cinque anni di transizione. Ovvero il mantenimento dell’attuale struttura, vertici e personale, alle medesime condizioni. Unica differenza: il direttore risponderà direttamente alla direzione generale dell’Ente. Ma avrà comunque piena autonomia gestionale e clinica. Come accade da sempre, per esempio, all’Istituto oncologico della Svizzera italiana (Iosi).
No. Il Cardio ha detto no già in primavera. Vuole un’autonomia finanziaria difatti impossibile entrando dalla fine del 2020 all’interno dell’Eoc. Ed è così che nelle scorse settimane i vertici della fondazione, presieduta da Giorgio Giudici, hanno annunciato la decisione di chiamare i ticinesi al voto. Un’iniziativa popolare forse per chiedere una modifica della legge sanitaria. Una modifica che permetta... Quali siano le intenzione del Cardio esattamente ancora non si sa, ma certamente l’obiettivo è quello di far sì che l’Eoc possa collaborare con strutture sanitarie private come il Cardio.
Nel frattempo, come detto, l’Eoc ha assicurato la propria disponibilità a dialogare nuovamente. "Vi comunichiamo che siamo volentieri a disposizione per discutere e trovare soluzioni concrete ai punti da voi segnalati", così l’Eoc ha scritto al Cardio lo scorso 27 luglio. Per poi specificare i punti fermi da affrontare, a partire da quello che più ha diviso e dividerà: la "creazione di una nuova governance che possa effettivamente garantire la piena autonomia medica e gestionale del futuro istituto".
L’Ente così come il governo parla di autonomia gestionale. Ma non di autonomia finanziaria, che è quella però richiesta dal Cardiocentro. Come detto una autonomia oggi impossibile dato che il denaro dal 2021, quando la Fondazione cesserà di esistere, sarà pubblico.
Nella lettera al Cardio, l’Ente assicura ancora una volta "garanzie sulle condizioni di lavoro future del personale, sulla missione, sul ruolo e sui valori del Cardiocentro". Non solo. L’Ente conferma la propria disponibilità a "definire il grado di autonomia della gestione del futuro Cardio". Insomma, autonomia in tutto e per tutto, come è per l’Istituto oncologico o il Neurocentro, ma non finanziaria.
L’Ente ha da tempo, inoltre, garantito il mantenimento di tutti i dipendenti alle attuali condizioni e per almeno cinque anni. Una garanzia ribadita anche ai sindacati lo scorso 11 giugno con una lettera in cui si ricordava la necessità di conoscere l’attuale organico del Cardiocentro e soprattutto i salari erogati sia ai dipendenti sia ai vertici. Richiesta avanzata mesi fa anche dal governo. Sino ad oggi però non è arrivata alcuna risposta.

pguenzi@caffe.ch
12.08.2018


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