Film controcorrente per resistere alla deumanizzazione
Immagini articolo
Un cinema che racconta
i tanti volti dell'uomo
LIBERO D'AGOSTINO


Se il cinema è una "macchina per produrre empatia", come dice il famoso produttore americano Ted Hope, i suoi effetti sono moltiplicati dal grande schermo. Li amplifica soprattutto uno schermo di ventisei metri per quattordici come quello di Piazza Grande a Locarno. "Quell’empatia che ci permette - precisava Hope - d’immedesimarci nei panni di qualcun altro, che magari non ci assomiglia per niente, ma di cui riusciamo a capire quello che sente". Non ci sono parole migliori per ricordare gli undici giorni di un Festival che quest’anno, in tempi di sinistra deumanizzazione, ha voluto anche ricordare i 70 anni della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, portando a Locarno Kate Gilmore, Alta Commissaria dell’Onu per i diritti umani.
"Un’edizione all’insegna dell’Umanesimo", aveva promesso il direttore artistico Carlo Chatrian e così è stato. Raccontando con le immagini, e senza fumisterie ideologiche, i mille volti dell’uomo, selezionando per la Piazza film sì popolari e leggeri, intrisi però di pensieri che fanno pensare. È quell’Umanesimo di cui oggi in Francia parla Benôit Hamon, ex ministro socialista del governo Hollande, come l’ultima possibilità di sopravvivenza per la socialdemocrazia europea, e che Jack Lang, ministro per la cultura ai tempi di Mitterand, è venuto a toccare con mano a Locarno.
È stato bello vedere nella serata del prefestival tanti bambini e adolescenti per un musical cult come Grease. Quei bambini che il cinema può far crescere, aiutandoli, come si augura il regista Bruno Dumont, a scegliere se diventare "dei barbari o dei santi". Ma la scala empatica del cinema ha prodotto in Piazza tante altre sequenze piacevoli: il deputato socialista Ivo Durisch che cazzeggia con l’onorevole leghista Boris Bignasca sulla terrazza del Caffè Verbano; i gran consiglieri Gabriele Pinoia, Udc, e il popolare democratico Maurizio Agustoni che conversano amabilmente davanti ad un bicchiere di bianco; i ministri Paolo Beltraminelli e l’algido Claudio Zali, che si fanno il selfie con Meg Ryan. E nel pieno della tempesta che sta scuotendo la Rai, è capitato anche di vedere il giornalista Marcello Foa che trova un po’ di quiete godendosi The Equalizer 2. Sognando, magari, un Robert Mc Calle nello staff del vice premier italiano Matteo Salvini per spazzare via chi ostacola "il grande cambiamento" nella radiotelevisione, sproloquiando di procedure e garanzie istituzionali.
Alla fine di questa 71esima edizione c’è solo un appunto da rinnovare ancora alla direzione operativa del Festival. Il red carpet è molto meglio riservarlo esclusivamente alla gente di spettacolo e non a chi offre solo un cattivo spettacolo fregiandosi dell’ingresso vip. Certamente, gli sponsor e i loro ospiti, i gruppi e le associazioni che comprano pacchi di biglietti sono importanti, ma si studi per loro un’entrata in Piazza altrettanto onorevole. Lasciando il tappetto rosso ai veri protagonisti della rassegna.

ldagostino@caffe.ch
12.08.2018


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