Com'è nato il nuovo fronte ticinese populista
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La sponda identitaria
sull'asse Lega e Udc
LIBERO D'AGOSTINO


Non ci sono solo Udc e Lega. La votazione del prossimo 25 novembre sull’iniziativa democentrista "Contro i giudici stranieri", misurerà l’estensione e il peso del fronte sovranista ticinese. Un primo test cruciale a cui seguirà un altro voto decisivo, quello sulla libera circolazione delle persone. La madre di tutte le iniziative udc che, attaccando frontalmente uno dei principi cardine dell’Unione europea, punta a scardinare il più delicato accordo bilaterale con Bruxelles. Succeda quel che succeda, dopo tante battaglie i sovranisti muovono ora all’assalto finale contro l’Ue.
Il primato dello Stato nazione, delle sue prerogative al di sopra dei trattati con gli altri Paesi e del diritto internazionale, e la difesa identitaria sono la sostanza di un sovranismo che va bene al di là della vecchia trinità nazionalista Dio, patria e famiglia. Configurando un neoconservatorismo a largo spettro capace di attrarre non solo a destra ma anche a sinistra.
Se, come scrive Giuseppe Valditara, uno dei teorici del sovranismo italiano e ispiratore del ministro dell’Interno Matteo Salvini, la vera contrapposizione politica odierna sta nella scelta "tra mondialismo e identità, fra internazionalismo e nazione, fra cosmopolitismo e sovranità, fra immaterialità e territorio, fra oligarchia e democrazia, fra nomadismo e casa", si capisce come nell’area sovranista si condensano sentimenti e risentimenti che oltrepassano la tradizionale destra nazionalista.
I bisogni identitari e le pulsioni protezionistiche, i risentimenti legittimi degli sconfitti della globalizzazione e il rancore contro gli stranieri, gli odiosi euroburocrati e la famelica finanza internazionale, sono la materia prima di quella dicotomia amico-nemico su cui Salvini ha costruito la sua fortuna elettorale. In Italia, come in Svizzera e in Ticino, i nemici possono essere di volta in volta, gli stranieri - richiedenti d’asilo, migranti o frontalieri che siano -, i rom, Bruxelles, gli "spalancatori di frontiere" e le "élite multikulti". È questo il terreno su cui sta prosperando il neonazionalismo populista di cui il sovranismo è l’espressione politica più elaborata.
Nel cantone il perno su cui ruota questa area sovranista resta l’asse Lega-Udc, che da quasi trent’anni dà battaglia contro l’Europa e l’invasione degli stranieri. Mobilitando anche le frange più conservatrici degli altri partiti e gli scontenti della sinistra, con un impatto, perciò, di gran lunga superiore alla sua forza elettorale. La decisione di qualche giorno fa dell’Unione sindacale svizzera e di Travail.Suisse di boicottare la discussione con il Consiglio federale sulle misure di accompagnamento alla libera circolazione, proietta ombre pesanti anche sulla votazione del 25 novembre.
Lega e Udc ormai si assomigliano sempre più. Scomparsa quella linea sociale, ormai relegata a fondazione caritatevole, che la differenziava nettamente dai democentristi, e priva di leadership, oggi ad incarnare l’immagine della Lega sono soprattutto i suoi due ministri. Claudio Zali che si presenta al popolo leghista in maglietta Lacoste, con quel "coccodrillo" che vorrebbe riverberare la continuità con un passato che non esiste più, e Norman Gobbi che, sebbene abbia perso smalto agli occhi del movimento, resta a tutti gli effetti l’ufficiale di collegamento con un’ Udc che si sta liberando della storica sudditanza verso via Monte Boglia. Un partito che con l’adesione di Area Liberale di Sergio Morisoli si è dato una cifra teorica liberal conservatrice, che aspira a mobilitare e aggregare i liberali di destra che vivacchiano ai margini del Plrt e del Ppd.
Il voto sui "giudici stranieri" e quello sulla libera circolazione, comunque vada, rafforzerà la capacità di attrazione dell’area sovranista ticinese che pare destinata sempre più ad avere una trazione democentrista. l.d.a.
12.08.2018


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