Disavanzi per 29 milioni e mancati accantonamenti
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I bilanci del Cardio
al vaglio della Vigilanza
PATRIZIA GUENZI


L’Ente ospedaliero cantonale, Eoc, lo va dicendo da mesi. La situazione finanziaria del Cardiocentro è difficile. Lo ha scritto e spiegato in primavera anche al Governo. E d’altra parte le cifre ufficiali registrate anche dall’Ufficio federale della sanità sono un’eloquente dimostrazione della precarietà finanziaria iniziata ormai da qualche anno, sostengono i vertici dell’Ente ospedaliero. In sei o sette anni i disavanzi riportati ammontano a quasi 29 milioni di franchi.
L’Ente ha espresso le proprie preoccupazioni già in primavera e le ha ribadite anche ora. Una quindicina di giorni fa ha scritto all’autorità ticinese di Vigilanza sulle Fondazioni, essendo il Cardiocentrro gestito dal 1995 da una fondazione privata, appunto. Una lettera di analisi e delle considerazioni doverose in vista dell’inevitabile scioglimento della Fondazione, alla fine del 2020 quando la struttura sanitaria, stando agli statuti, dovrà passare all’Eoc. Così come voluto dal medico tedesco Eduard Zwick che a metà degli anni Novanta donò circa 30 milioni di franchi.
Negli uffici dell’autorità di Vigilanza sulle fondazioni la lettera dell’Ente è una sorta di patata bollente. Quella lettera, commenta chi la sta leggendo e rileggendo, entra nei dettagli della "precarietà" finanziaria del Cardio. E vi entra con preoccupazione, appunto, nonostante la conferenza stampa dello scorso maggio in cui il Cardiocentro, rispondendo ad alcuni servizi del Caffè, rese noti alcuni numeri. Cifre che per il 2017 mostrano un’ulteriore perdita di esercizio  di 5 milioni. Milioni destinati agli investimenti per la ricerca.
Cinque milioni. Una cifra considerevole che, stando ad alcune assicurazioni date precedentemente, avrebbe dovuto non superare i 3 milioni. Tre milioni, a diffrenza dei sei o sette che in passato venivano stanziati annualmente all’indirizzo di una fondazione, la Fcre presieduta da Mario Mantegazza ma fra i cui scopi statutari non figura la gestione di progetti di ricerca scientifica (vedi articolo qui a destra).
Le preoccupazioni dell’Ente sono dunque giustificate da cifre nero su bianco. E alla Vigilanza cantonale sulle fondazioni non  si può ora voltare gli occhi dall’altra parte. Dove sono, ci si chiede facendo eco agli interrogativi dell’Ente ospedaliero, i 5 milioni che il Cardiocentro avrebbe dovuto accantonare per la costituzione della società immobiliare Mizar in partenariato con Lugano?!  Il consiglio comunale luganese aveva infatti nel novembre del 2016 deliberato un credito di 10 milioni di franchi (vedi articolo principale a sinistra), e il Gran consiglio un mese dopo aveva approvato una fidejussione per un valore di 5 milioni a favore della società immobiliare Mizar.
Non è tutto. Alla Vigilanza cantonale non possono non vedere che non c’è alcuna traccia nei bilanci, è quel che sostiene da mesi l’Eoc, degli accantonamenti necessari perché il Cardiocentro tra il 2021 e il 2026 rilevi dalla Città di Lugano una parte del suo pacchetto azionario, cioè parte di quei 10 milioni già stanziati. In che modo: il 25%  entro il 30 novembre 2021 al prezzo di almeno il valore nominale dei titoli, ovvero 2 milioni e mezzo, e un altro 25% delle azioni entro il 30 novembre del 2026.
Dunque: 5 milioni subito e 5 milioni entro il 2026. Ma dove si trovano questi accantonamenti ha chiesto il Cardio alla Vigilanza sulle fondazioni.
Non solo preoccupano i quasi 29 milioni di disavanzo accumulati ma anche, ora sembrano commentare all’unisono Ente e Vigilanza, una limitata disponilità di liquidità. E tutto ciò a tre anni dalla scadenza di fine dicembre 2020, a tre anni cioè dallo scioglimento della Fondazione Cardiocentro.
La lettura dei bilanci giustifica dunque il crescente disinteresse del Cardio verso il Mizar.

pguenzi@caffe.ch
16.09.2018


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