In assistenza chi ha denunciato i maltrattamenti di Balerna
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"Chi segnala soprusi
non trova più lavoro"
PATRIZIA GUENZI


Ottocento domande, centinaia di telefonate e colloqui e, sempre, lo stesso ritornello: "Non abbiamo bisogno" o "La nostra scelta è caduta su un altro candidato". Emilia Zukanovic, 50 anni, dopo due anni di tentativi infruttuosi e ormai ad un passo dall’assistenza e dal pignoramento del suo piccolo appartamento di Chiasso, ha deciso di denunciare, dice senza tanti giri di parole, "l’omertà che avvolge il settore sanitario del cantone" e di chiedere al ministro della Sanità, Paolo Beltraminelli, "perché io e i miei colleghi che abbiamo avuto il coraggio di scoperchiare gli orrori di Balerna ora non troviamo più un lavoro, neanche per fare le pulizie, né nel privato né nel pubblico".
Nelle stesse condizioni A.C., 30 anni, e P.S., 31. I due preferiscono mantenere l’anonimato: "Abbiamo già subito abbastanza", dicono. "Certo, aver fatto il nostro dovere, testimoniare le angherie nei confronti degli ospiti ci ha condannati alla disoccupazione - riprende Emilia -. E ne ho le prove: ad ogni colloquio la domanda è sempre ‘lei da che parte stava?’. Ma da quella giusta, visto che le nostre segnalazioni sono risultate vere!".
Segnalazioni iniziate nel 2011 e sfociate, solo nel 2015, in un atto d’accusa per un’assistente di cura. "Abbiamo osato denunciare le angherie verbali e fisiche che per anni hanno subito una ventina di ospiti della casa anziani. Ecco il risultato". "Abbiamo perso tutto, oltre ai soldi anche la salute - aggiunge A.C -. Io ho dormito in auto per mesi prima di trovare una persona che garantisse per me l’affitto di un appartamento pur di non chiedere l’assistenza. Ma un lavoro devo trovarlo. Altrimenti di che campo?",
Per campare, Daniela Bordogna, 59 anni, la sua parte di casa in val Morobbia pignorata perché si è rifiutata di chiedere l’assistenza, si è trasferita da suo figlio all’estero. "Abbiamo inviato domande di lavoro in tutto il Ticino, da Chiasso a Faido a Intragna - riprende Emilia -. Quando sanno che veniamo da Balerna ci chiudono la porta. Pare una congiura. C’è chi mi ha suggerito di togliere Balerna dal curriculum... ma sono 8 anni!". E A.C. nota: "Probabilmente tutelare ospiti indifesi non conviene. Almeno qui in Ticino. Se avessimo chiuso gli occhi oggi saremmo ancora tutti e quattro al nostro posto con uno stipendio a fine mese".  
Ripercorrendo velocemente i fatti, ricordiamo che solo nel 2017 l’ex assistente di cura della casa di Balerna al centro delle segnalazioni è stata condannata per ripetuta coazione a 12 mesi di detenzione sospesi. Nel frattempo, nel 2015, era stato aperto un secondo troncone dell’inchiesta nei confronti di altri tre impiegati e lo scorso novembre uno di loro, un assistente di cura, è finito in aula con l’ipotesi di reato di coazione, ripetuta tentata e consumata. "Abbiamo anni di esperienza in un settore in cui la crisi non c’è - conclude Emilia -. E per noi l’unica soluzione è l’assistenza? Chiediamo solo un lavoro, qualsiasi, che ci permetta di vivere dignitosamente".

p.g.
10.02.2019


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