Interrogativi su mancati pagamenti per i rimborsi del Cantone
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Argo potrebbe chiedere
200mila franchi di spese
LIBERO D'AGOSTINO


Nella montagna di carte del caso Argo1, c’è ancora un buco nero. Il Cantone non avrebbe infatti rimborsato, come era previsto dal contratto, le spese di trasferimento e le indennità per il tempo del viaggio degli agenti che, dalla sede di Cadenazzo, dovevano raggiungere il centro richiedenti d’asilo di Peccia, la cui sorveglianza era stata affidata all’agenzia di sicurezza. A conti fatti dovrebbe trattarsi di una somma che potrebbe arrivare sino a 200mila franchi.
Un rimborso inevaso che sinora sembra essere sfuggito ai funzionari dell’Ufficio del sostegno sociale, al Controllo cantonale delle finanze, alla Commissione parlamentare d’inchiesta e al curatore fallimentare che si sta occupando della liquidazione della società di sicurezza. Fatto è che Argo 1 non ha mai presentato le fatture per queste spese, con i relativi riscontri giustificativi,  e il Cantone non ha mai pagato. "Non so perché l’amministrazione di Argo1 non abbia mai presentato queste fatture per Peccia - afferma l’ex responsabile operativo della società Marco Sansonetti -. Ma leggendo il rapporto della Commissione d’inchiesta posso immaginare che si tratti di una svista da parte dei contabili di Argo1 e del Cantone. Infatti, è impensabile nel prezzo fatto da noi di 35 franchi all’ora, che era già molto basso, fossero comprese anche i costi delle trasferte e le indennità per il tempo di viaggio".
Nel novembre del 2017 l’avvocato di Davide Grillo, ex amministratore unico della società di sorveglianza, aveva segnalato all’Ufficio dei fallimenti di Locarno che il Cantone non aveva mai pagato le indennità di trasferta dei dipendenti di Argo 1 per una somma stimata tra i 30-40mila franchi. Sollecitando, perciò, l’Ufficio dei fallimenti ad avviare le opportune verifiche con l’amministrazione cantonale. Rispondendo a questa richiesta la Divisione dell’azione sociale del Dss, che ha gestito i rapporti con Argo1, elencava le fatture saldate alla società di sicurezza, precisando "che la stessa non ha mai esposto sistematicamente le spese di trasferta, e ciò tenuto conto del fatto che essa faceva per la più parte del tempo, uso di un veicolo (Fiat Doblò) messole a disposizione dallo Stato come da contratto". Ma leggendo questa risposta si nota che le fatture pagate si riferiscono al servizio di Argo1 per gli asilanti a Lumino e ad altre prestazioni, mentre Peccia non viene citata.
Nella denuncia per i pagamenti in nero degli agenti di Argo 1 inoltrata alla magistratura dal sindacato Unia, si stimava una cifra di circa 400mila franchi che, come spiega il sindacalista Osvaldo Formato, comprendeva " le differenze salariali sulla base del contratto collettivo e le spese per le trasferte e il tempo di viaggio". Se si guarda il contratto sottoscritto da Argo 1 e dal Cantone, al punto 8.1 si nota che il servizio prestato a Peccia rientra nella "Zona forfettaria 2" che riconosce un importo forfettario di 21 franchi per le spese di trasferta e di 16.80 franchi per le indennità di viaggio. Tenuto conto del fatto che a Peccia Argo1 impiegava 6 agenti e ipotizzando che almeno tre di essi sostenevano giornalmente questi costi di trasferta, su un servizio prestato per 525 giorni, si potrebbe facilmente arrivare ad una somma attorno ai 200mila franchi. Cifra che non dovrebbe essere lontana da quella stimata da Unia per le spese e il tempo del viaggio.
Vero è che a Peccia Argo1 aveva affittato un appartamento per 1200 franchi al mese, in modo da evitare agli agenti la trasferta quotidiana dalla sede di Cadenazzo. Tuttavia, almeno due o tre  dei suoi agenti affrontavano ogni giorno questa trasferta, con le relative spese. Costi mai fatturati e mai pagati.

ldagostino@caffe.ch
10.02.2019


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