La lenta risalita della presenza femminile nell'ateneo luganese
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Su 82 docenti all'Usi
le donne sono solo 12
CLEMENTE MAZZETTA


Partono più o meno alla pari (48% contro il 52%), studiano di più ma alla fine in "cima" di ragazze ne arrivano due su dieci. Anche meno. La parità uomo/donna fra i docenti universitari è una chimera. E dire che già ora le studentesse che si laureano superano i colleghi maschi. Ma dai dottorandi ai "post doc" a salire sino al corpo docenti la dinamica si inverte. Soprattutto in Ticino, dove l’Università della Svizzera italiana (Usi) ha una percentuale di donne nel corpo docente  inferiore alla media svizzera. Che è già una delle più basse a livello mondiale: il 18% nelle università e il 32% nelle scuole universitarie professionali. Tra i docenti universitari, solo la Finlandia ha raggiunto l’equilibrio perfetto tra i sessi: 50 e 50. In diversi Paesi - Norvegia, Regno Unito, Portogallo e Svezia - la parità è quasi portata di mano, perché le donne in cattedra arrivano al 45%. Non all’Usi. Più sale il livello gerarchico e più scende la presenza femminile: nel 2016 dal 55% di laureate si scende al 39% di dottorande, al 35% di post-doc, al 22% di professoresse assistenti, al 16% di professoresse di ruolo.
Nell’ultimo anno accademico all’Usi si contavano solo 14 professoresse di ruolo su 83 posti, pari al 17% (rapporto che è recentemente sceso a 12 su 82 in totale, vedi grafico sopra). La Facoltà di scienze economiche ha due professoresse ordinarie su venti. Fa meglio quella di informatica, 4 su 25. Ad Architettura il rapporto è 2 a 9, biomedicina 1 a 10. Alla facoltà di Comunicazione, dove le ragazze iscritte sono mediamente il 70%, sono solo tre le donne fra i professori ordinari. "Eppure da quando sono arrivata io, nel lontano 2001, allora unica professoressa, di sforzi se ne sono fatti per modificare questa situazione, istituendo un servizio per le pari opportunità", dice Antonella Carassa, doppia laurea in ingegneria elettronica e psicologia, professore ordinario alla facoltà di Comunicazione.
Già nel 2000 il Consiglio dell’Usi aveva nominato una delegata per le pari opportunità per promuovere una presenza equa di donne. Oggi a vent’anni di distanza per trovare una maggior presenza "rosa" bisogna scendere nella categoria dei "professori assistenti, aggregati, straordinari". Dove le donne sono 11 su 47.
Il Piano d’azione per le pari opportunità dell’Usi parla di "soffitto di cristallo" per dire che "la presenza delle donne nelle più alte posizioni accademiche e decisionali è ancora ridotta". Fra le cause, si citano i criteri di valutazione ma anche le difficoltà nel conciliare professione e famiglia. "Siccome il processo di selezione dei professori è molto lungo cerchiamo di intervenire nelle varie tappe per verificare lo stato di fatto, chiederci il perché dell’assenza femminile, introduciamo accorgimenti per favorire una carriera compatibile con una vita familiare", spiega Boas Erez, rettore dell’Usim che spiega come nei bandi di concorso si incentivino candidature femminili. Come nelle commissioni di preavviso sia prevista la partecipazione di un’osservatrice per le pari opportunità. Tutto ciò ha in effetti fatto registrare una crescita delle donne nelle posizioni intermedie del corpo accademico, che non si è però ancora tradotto nella nomina di professori di ruolo. "Ci siamo dati degli obiettivi ragionevoli: il 20% entro il 2020 - dice Erez -, anche se per Architettura e Biomedicina per le assunzioni dipendiamo molto dal mondo professionale". Come dire che l’Usi non vive su Marte. "Siamo consapevoli - conclude Erez - che bisogna attirare più donne".

c.m.
17.03.2019


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