Chiede giustizia l'ex responsabile operativo Sansonetti
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"Con Argo la procura
mi sta bloccando"
R.C.


Non solo Argo1 s’appresta a chiedere al Cantone qualche centinaio di migliaia di franchi di rimborsi per trasferte mai pagate, ma l’ex responsabile operativo della società, Marco Sansonetti, in questi giorni ha iniziato a fare la voce grossa. La storia è quella della gestione della sicurezza nei centri asilanti, affidata per tre anni senza alcuna ufficiale decisione governativa, sino al febbraio 2017, ad Argo1 appunto. Quasi tre milioni e mezzo di mandato. Uno scandalo che ha terremotato il mondo politico
Con il suo legale, Oliver Ferrari, Sansonetti oggi è pronto a rivolgersi alla Camera dei reclami penali (Crp). Ha fatto i primi passi. E non le manda a dire alla magistratura colpevole, sostiene Sansonetti, di "lentezze e ritardi inammissibili". L’inchiesta penale che lo riguarda, nelle mani della procuratrice Margherita Lanzillo, "è ferma da due anni. L’ultimo interrogatorio si è svolto due anni fa, quando appunto sono stato arrestato, il 22 febbraio, e la ditta è stata chiusa. Da allora il nulla", dice Sansonetti ricordando verbali, documenti, analisi contabili...  "Dirò di più - rincara l’ex responsabile operativo di Argo1 - la procura già da prima del mio arresto, da alcuni giorni prima di quell’incredibile blitz, era in possesso di tutti gli elementi per valutare la reale portata delle accuse che mi sono state fatte dall’ex agente di Argo1 Mario Morini".
"Denegata giustizia", così recita il codice per dire del diritto di un imputato ad un giudizio emesso in tempi ragionevoli. E Marco Sansonetti oggi si dice vittima di una lentezza a suo parere ingiustificata. Ripercorre nel dettaglio i fatti, la documentazione e gli interrogatori dell’inchiesta. Atti e carte che, messi uno in fila all’altro fanno dire ancora una volta all’ex responsabile di Argo1 di essere al centro di una vicenda che da subito ha preso una strana piega. Quella politica. Una vicenda, sostiene da sempre Sansonetti, che si è protratta per troppo tempo. E ora, dopo il decreto di abbandono del procuratore generale Andrea Pagani, per i reati di corruzione (il sospetto era quello, che avesse pagato per poter ottenere l’appalto della gestione della sicurezza nei centri asilanti), penzolano sulla sua testa altre ipotesi di reato. Per cui, sostiene oggi Sansonetti, la procuratrice Lanzillo da molto tempo avrebbe potuto e dovuto decidere.
Ci sono in ballo una serie di reati amministrativi e contabili. Pagamenti in nero  e quindi mancati versamenti degli oneri sociali e pensionistici. Ma, dice oggi Sansonetti, "dai documenti trasmessi alla procura, era chiaro sin da subito che io non ho mai avuto ruoli amministrativi in Argo1. Se errori sono stati fatti nella gestione amministrativa, non sono certo da addebitare a me". Argo1 aveva un amministratore, un responsabile, Davide Grillo. Anche lui sotto inchiesta, accusato degli stessi reati, ma a differenza di Sansonetti, mai finito in carcere.
"Mi sono fatto 24 giorni di prigione con accuse pesantissime - ricorda Sansonetti -. Ne sono uscito ammaccato psicologicamente ma forte della convinzione di non aver commesso alcun reato. L’accusa di corruzione è caduta tre mesi fa, a inizio dicembre. Ora attendo da troppo tempo che si riconosca che io non avevo alcuna responsabilità amministrativa". Ma non è tutto. In ballo non c’è solo la vicenda amministrativa, cioè quella dei pagamenti in nero dei salari. Sansonetti ha sulle spalle anche la storiaccia del giovane eritreo ammanettato da due poliziotti ad un tubo della doccia in un centro, Camorino, gestito da Argo1.
"Lo si è saputo subito, lo stesso giorno del blitz, già prima che io fossi arrestato che quell’episodio, avvenuto tempo prima, era frutto unicamente della decisione della polizia cantonale. Non per nulla tre agenti sono tutt’ora sotto inchiesta. Decisioni di questo genere, cioè il fermo, l’ammanettamento… sono prerogativa della polizia. Non di un’agenzia di sicurezza come Argo1 - spiega Sansonetti -. Basta leggere i verbali per capire chi ha deciso di bloccare quel ragazzo, chi ha deciso di ammanettarlo e chi lo ha poi liberato dopo alcune ore. La polizia cantonale".
Sono questi gli episodi, i reati che gravano sulla testa di Sansonetti. Da quelli amministrativi, come l’usura, alla coazione e al sequestro di persona. Con l’aggiunta di... messa in pericolo della vita altrui e omissione di soccorso. Il riferimento è al contagio di tubercolosi per uno degli agenti. Tubercolosi, sostiene l’accusa, contratta all’interno del Centro di Peccia dove un asilante tempo prima era risultato positivo. Perché, aggiunge Sansonetti, per questa vicenda non è mai stato ascoltato dalla procura il medico cantonale o qualche funzionario del Dipartimento della Sanità?
Sono queste le accuse che ancora pesano sulla testa di Sansonetti. Ed è questa la sua difesa, la sua risposta a due anni di attesa. Due anni, ribadisce, "in cui non è stato fatto un solo atto giudiziario dopo gli interrogatori per il mio arresto". Nulla di nulla, sostiene, "nonostante da subito, per non dire da prima, tutto fosse chiaro agli occhi della magistratura. Ma ugualmente sono stato tenuto in carcere per quasi un mese, si è chiusa la ditta facendola fallire ed io da due anni sono in attesa. Fermo, di fatto nell’impossibilità di poter lavorare. Sono stato marchiato da un’inchiesta penale e dalla lentezza della giustizia. Ora chiedo una decisione. Cosa si sta attendendo?".

r.c.
17.03.2019


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