L'accordo con Bruxelles analizzato da chi fa impresa
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Il patto con l'Europa
val bene una messa
EMANUELE CENTONZE, IMPRENDITORE


Si va dal "Sì, ma" della Camera di commercio del Canton Ticino  al "No, ma" del socialista Manuele Bertoli. Si passa dal "No, senza se e senza ma" dei sindacati, al deciso "No e poi ancora no" della Lega e dell’Udc. E si finisce con il "No, ma disposti a trattare" del Consiglio di Stato ticinese. Inevitabilmente l’accordo istituzionale fra la Svizzera e l’Unione europea, messo in consultazione, è stato trascinato nella bagarre elettorale, dove ognuno gli fa dire quello che vuole. Si tratta di un accordo complessivo per disciplinare in modo più efficace le relazioni tra la Svizzera e l’Ue, oggi definiti da 20 trattati bilaterali e da un centinaio di accordi a vario titolo. La risposta del governo ticinese, non dissimile da quella della maggioranza degli altri Cantoni, a dispetto di come è stato presentata dal Consigliere di Stato Claudio Zali, in verità non chiude la porta alla discussione. Nella lettera inviata alla Conferenza dei governi cantonali, il Consiglio di Stato precisa infatti  "di essere aperto ad una soluzione negoziale pur non potendo dare il proprio sostegno a questo progetto d’accordo". Ovvero che si è disponibili ad un altro  accordo con l’Ue che tenga meglio presente le esigenze del Ticino. E che garantisca quelle certezze che si aspetta l’economia svizzera, per le motivazioni illustrate qui sotto dall’imprenditore Emanuele Centonze.

c.m.


Non saranno Usa e Cina a salvare il nostro business

Le reazioni alla procedura di consultazione per l’accordo quadro simboleggiano l’atteggiamento svizzero nel confrontarsi con il proprio futuro: c’è poco da esultare considerate le infinite potenziali fonti di problemi. Un atteggiamento che diventa poi pericoloso se condiviso dalle figure decisionali, quali le associazioni economiche e le parti sociali. L’Ue è per la Svizzera un partner economico irrinunciabile. Il nostro benessere dipende in gran parte dall’accesso al mercato unico europeo. Sarebbe temerario ipotizzare di poter compensare perdite sul mercato europeo con progressi negli Usa e in Cina. Come ogni accordo, anche l’accordo quadro deve essere interpretato partendo in buona fede dal presupposto che ciò che non viene stabilito in forma scritta possa risolversi orientandosi agli interessi comuni. Questo accordo assicura la certezza del diritto e consente agli attori economici di prendere importanti decisioni sugli investimenti in maniera obiettiva. L’Inghilterra ci mostra ogni giorno, con la questione della Brexit, tutte le conseguenze che l’incertezza sulle condizioni quadro ha sulle scelte imprenditoriali.
A confronto con altri paesi, il differenziale sulla certezza del diritto e sulla liberalità pende certamente a favore della Svizzera; eppure alle urne ci permettiamo regolarmente di mettere in discussione ciò che caratterizza la nostra competitività: iniziativa per un’economia verde, iniziativa per imprese responsabili, iniziativa contro le retribuzioni abusive, e altro. Gli imprenditori devono dire con chiarezza cosa c’è in gioco e devono esporsi in prima persona.

La questione della sovranità
Il giudizio assolutizzante della nostra sovranità è un chiaro anacronismo: i tempi dell’autarchia, delle corporazioni e del mercantilismo sono ormai passati. Non dobbiamo sopravvalutarci solo perché siamo riusciti a stringere accordi commerciali con la Cina e l’Indonesia. I giochi strategici si svolgono tra i blocchi economici di Usa, Ue, Cina e India. Sarebbe esageratamente ottimista, e anche fatale, da parte della Svizzera pensare di prendersi il meglio tra questi blocchi in modo indisturbato e inosservato, senza subire ritorsioni ed evitando di venire schiacciata. La possibilità di agganciarsi all’Ue rappresenta un’assicurazione sulla vita. Quali erano i valori di Vercingetorige che hanno legittimato la rovina del suo mini stato? Nissan e Honda sono approdate in Inghilterra grazie all’accesso illimitato al mercato dell’Ue, non certo per la sottile persuasione di Margaret Thatcher.

Scenari alternativi
Di fatto, non abbiamo a disposizione alternative a breve termine; l’affiliazione alla Ue è politicamente irrealistica, mentre l’affiliazione allo Spazio economico europeo (See) è senz’altro la soluzione migliore dal punto di vista dell’economia. Questa è tuttavia improponibile, a livello politico, a causa dell’adozione della legislazione Ue, benché la Svizzera si conformi sempre più all’acquis comunitario, anche ben oltre gli accordi bilaterali (obbedienza anticipativa dei nostri funzionari). L’unione doganale garantisce accesso illimitato al mercato, che deve essere, però, acquisito rinunciando a una politica commerciale indipendente (ad esempio, l’accordo sul libero scambio con la Cina).

Accordi bilaterali e mercato unico
L’approvazione della Brexit e il sostegno delle forze centrifughe nei sovranisti e populisti europei non si sono formati a caso. Con la creazione del Mercato unico, l’Ue ha posato con grande successo la pietra angolare per lo sviluppo dell’Europa. Per questo successo l’Ue viene invidiata e, proprio a causa di questo successo, paesi come Usa e Russia tentano di arrestarne lo sviluppo.
La Svizzera non ha purtroppo saputo riconoscere il potenziale economico descritto nel rapporto Cecchini (1998) legato alla creazione del Mercato Unico. Dopo il no all’accordo per lo Spazio economico europeo (See) nel 1992, gli accordi bilaterali (2002) hanno condotto la Svizzera fuori dal vicolo cieco in cui si era cacciata. Innegabilmente, anche altri motivi hanno determinato la recessione e la stagnazione di quegli anni: rimane tuttavia un dato di fatto che l’economia svizzera era all’epoca il fanalino di coda nel contesto dei paesi europei.

Libera circolazione delle persone
È stato sicuramente decisivo aver gettato alle ortiche il vecchio sistema "ad annaffiatoio" dei contingenti. Con l’annullamento delle allocazioni statali arbitrarie e la corruzione che l’ha accompagnato, le imprese hanno potuto assumere liberamente la forza lavoro di cui necessitavano. Il risultato è estremamente positivo non solo a livello di sviluppo economico: i lavoratori immigrati provenienti dall’Ue hanno in media un profilo formativo superiore rispetto alla popolazione nazionale e rivendicano l’assistenza statale in misura minore rispetto ai residenti in Svizzera. I cantoni di confine, come il Ticino, grazie alla possibilità di impiegare senza restrizioni personale transfrontaliero, hanno potuto superare la crescita debole, determinata dal limitato potenziale della forza lavoro, e sono riusciti a crescere rispetto agli altri cantoni. La crescita del Ticino è attualmente più rapida rispetto alla media Svizzera. La tesi secondo la quale i frontalieri sostituiscano la forza lavoro locale è a tutt’oggi priva di qualsiasi riscontro economico.

Le valutazioni di conformità
Insieme alla libera circolazione delle persone, questo accordo costituisce la chiave effettiva al libero accesso al mercato Ue. Grazie a questo accordo, la Svizzera gode dell’accesso al mercato dei grandi, senza doversi preoccupare dei famigerati "ostacoli agli scambi non tariffari". Molti di noi hanno nel frattempo dimenticato quanto dispendiose fossero, prima del 1992 nell’Ue e del 2002 in Svizzera, le omologazioni richieste in ogni paese, e quanto poco si potessero contrastare l’arbitrio e la brama dei funzionari statali e dei politici. Per un’autorizzazione di investimento di "soltanto" 10.000 euro, per ogni nuovo prodotto o riconoscimento di prodotto si arriva presto a livello europeo a 280.000 euro!

L’accordo quadro
Le scellerate alleanze che si stringono contro questo trattato non possono reprimere la sensazione che fin troppe forze politiche soffrano quasi di un problema di dissociazione psicologica, molte prese di posizione rispecchiano unicamente la preoccupazione di raccogliere voti in vista delle elezioni.  Analogamente ai Brexiteers, rischiano di "buttare via il bambino con l’acqua sporca". L’affettazione patriottica, insieme all’accento eccessivo posto sulla sovranità, disattende i nostri interessi economici, mettendo a rischio il nostro benessere. È quello che vogliamo?
Il libero accesso al mercato Ue è vitale per la Svizzera e l’accordo quadro assicura che, in caso di controversia, sia implementato un arbitrato accettabile per entrambe le parti. Poi, la Svizzera può sempre rifiutarsi di adottare la legislazione Ue, senza dover temere ritorsioni. La nostra democrazia diretta è garantita. I nostri mediatori hanno portato a casa un buon accordo.

La forza lavoro "gratuita"
È bizzarro che in Svizzera ci si debba preoccupare che l’Ue voglia arginare la concessione di sovvenzioni statali. Prossimamente approveremo il progetto fiscale 17 e non possiamo tergiversare sul divieto dell’assistenza statale, in quanto questa è contestata solo se ha un impatto sul traffico trans-frontaliero. Sapendo che nell’Unione europea vengono commessi molti peccati (ad esempio il mercato dell’elettricità in Germania), la Svizzera può affrontare rilassata la questione dei sussidi statali.
Con la "paura" che debbano essere adottate le direttive più costose "diritti dei cittadini dell’Unione" e il coordinamento delle previdenze sociali (prestazioni di disoccupazione per i transfrontalieri), non possiamo dimenticare che la Svizzera trae enormi vantaggi dall’accesso al mercato, e che possiamo attingere a titolo gratuito dalla forza lavoro formata e specializzata, senza aver speso nemmeno un franco per la loro formazione. Con i frontalieri, la situazione è analoga. Basta non chiedere troppo e soprattutto non possiamo pretendere che la concorrenza al confine debba essere completamente esclusa: non è realistico.
Per quel che concerne l’accordo del libero scambio del 1972, dobbiamo essere consapevoli che può essere revocato entro dodici mesi: se gli accordi bilaterali finissero alla ghigliottina, sarà segnato anche il futuro di questo accordo. Non è possibile ignorare che accordo di libero scambio e accordi bilaterali costituiscono un tutt’uno tematico. La Svizzera non viene certo discriminata in rapporto ad altri stati in quanto è il solo Stato ad avere ottenuto oltre che all’accordo di libero scambio anche i vantaggi degli accordi bilaterali. La ponderazione obiettiva dei pro e contro conduce univocamente all’affermazione di questo accordo: "Paris vaut bien une Messe"!
17.03.2019


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