Pareri a confronto sulla sperimentazione della marijuana
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Il fumoso esperimento
sulla canapa di Stato
ANDREA BERTAGNI


Avviare un progetto pilota per comprendere gli effetti della canapa sulla popolazione, che ne fa un "uso ricreativo". È questa la proposta del Consiglio federale per colmare un vuoto scientifico sul fenomeno, che deve essere ancora valutata dalle Camere. In Svizzera almeno 200mila persone fumano erba regolarmente, comprandola sul mercato nero. Da qui l’idea di monitorare, con una sorta di regolamentazione, gli effetti su un campione di 5mila persone per cinque anni. Un’iniziativa che però non convince del tutto il medico pediatra Paolo Peduzzi, anche perché porterebbe, secondo lo specialista, verso la legalizzazione. Una strada che Peduzzi si sente di sconsigliare a causa degli effetti devastanti che la marijuana avrebbe sui giovani. Pur non essendo pericolosa come l’eroina, la canapa - per Peduzzi - crea comunque dipendenza ed è all’origine dell’aumento dei casi sociali.
Di parere opposto Sandro Cattacin, sociologo e membro della commissione federale per le questioni relative alle dipendenze. Secondo Cattacin regolamentare il consumo di stupefacenti significa tutelare la salute dei consumatori, oltre ad avere strumenti per garantire informazioni corrette alle nuove generazioni sui rischi e le conseguenze dell’assunzione di droghe. Con il proibizionismo, secondo Cattacin, si ottengono solo danni per la salute pubblica.

an.b.


"Regolamentare gli stupefacenti significa tutelare i consumatori"
Sandro Cattacin
Membro della commissione federale per le questioni relative alle dipendenze

Siamo tutti d’accordo nell’affermare che il consumo di cannabis è problematico soprattutto tra i giovani, ma scegliendo la strada della regolamentazione è anche possibile informare e insegnare alle nuove generazioni le conseguenze e gli effetti dannosi prodotti da questa e da altre sostanze stupefacenti. L’alcol è l’esempio di come la proibizione sia pericolosa e non efficace. A livello storico quando si sono attuate politiche repressive le concentrazioni alcoliche nelle bevande erano molto più alte del normale a scapito della qualità del prodotto e della salute dei consumatori.
In Svizzera, la canapa che si acquista sul mercato nero contiene spesso pesticidi, insetticidi e metalli pesanti: di fronte a questi rischi preferisco che le persone siano protetta maggiormente e non siano confrontata a queste sostanze nocive. Anche perché il consumo non accenna a diminuire, anzi. Oggi sono circa 200mila le persone che consumano canapa illegalmente. La proibizione ha tanti altri difetti. Ecco perché per me oggi l’unica strada è quella della regolamentazione.
La via della sperimentazione che il Consiglio federale vuole percorrere devi dirci quale è il modo migliore per regolamentare il consumo di questa sostanza. L’unico problema sono semmai i tempi necessari all’avvio della sperimentazione. Mi auguro che, dovendo prima passare in Parlamento, poi ritornare nelle mani dell’Amministrazione federale, non trascorrino troppi anni. Anche perché la proposta potrà essere impugnata con un referendum. Spero dunque si possa procedere il più velocemente possibile.
Sperimentare la canapa per studiare il consumo ricreativo è quindi un passo che va nella giusta direzione. Tanto più che potrebbe aprire la possibilità di sperimentare anche altre sostanze, come la cocaina, che oggi è in mano alla criminalità organizzata. E una sostanza potenzialmente pericolosa se proibita crea più danni. Se la cocaina dovesse essere regolamentata potrebbe essere ad esempio venduta nelle farmacie ed essere così super controllata. Se vogliamo meno criminalità, meno problemi e una prevenzione credibile dobbiamo trovare il modo di regolamentare al meglio il mercato delle sostanze stupefacenti.
Per quanto riguarda la canapa ora la palla passa alle Camere federali, dove l’impressione è che ci sia una maggioranza favorevole alla proposta del Consiglio federale. A livello normativo non posso che stigmatizzare come si sia dovuto attendere così tanto prima di proporre una nuova base legale che consentisse agli studi scientifici di sperimentare gli effetti della regolamentazione della canapa a scopi ricreativi.


"È un tentativo per legalizzare una sostanza molto dannosa"
Paolo peduzzi
Medico specialista dell’infanzia e dell’adolescenza

Rendere possibili sperimentazioni pilota per studiare il consumo ricreativo della canapa è un passo verso la legalizzazione. Un passo camuffato, ma sicuramente un tentativo che sinceramente non capisco, se non per darsi un’immagine liberale: dal punto di vista medico non è sicuramente comprensibile, sul mercato esistono medicamenti di ogni tipo che costano meno, più precisi nel loro utilizzo e meno rischiosi nei "danni collaterali". Allo stesso tempo incomprensibile è la motivazione secondo cui sono necessari nuovi studi per comprendere effetti e conseguenze sulla popolazione, quando di ricerche ne esistono già e sono anche parecchio numerose. La canapa è e deve restare una sostanza stupefacente proibita, in quanto è subdola ed estremamente dannosa. Questa mia opinione non è basata su studi ma sulla mia esperienza. È frutto del lavoro quotidiano sul campo. La dipendenza e i danni che provoca non sono gli stessi dell’eroina ma sono gravi, anche se in maniera più nascosta e per questo più difficile da diagnosticare.
L’eroina straccia le vite in poco tempo, la canapa è subdola, ti lascia integrato e attivo, ma inerme e senza iniziativa.  Nel nostro corpo si produce anandamina, proteina che prende il nome dallo stato di rilassamento postprestazione, che tutti conosciamo, estremamente piacevole e che nel buddismo si chiama appunto ananda. Per esser chiari, con il consumo di canapa, ci sentiamo rilassati e tranquilli come se avessimo fatto ciò che dovevamo…senza però aver nemmeno iniziato! Se questo lo fa un quarantenne già attivo come libero professionista, saran problemi suoi, ma se lo prende come abitudine un ragazzino nella fase della vita dove deve formarsi… i problemi sono di tutta la società! Come pediatra incontro ragazzi che non completano nessuna formazione, magari senza nemmeno una licenza di scuola media…per anni dormono fino al pomeriggio e stanno al computer fino al mattino presto. Per far tacere lo stress interiore e l’insoddisfazione cronica, fumano canapa e si stordiscono con i videogames. Dopo uno o due anni di questa inattività, reinserire il ragazzo nel mondo del lavoro o della formazione è difficilissimo se non impossibile! Sono ragazzi che a vent’anni (20 anni!!!) diventano casi AI, cioè malati cronici sulle spalle della società.
Saranno casi rari? No! Ne incontro diversi ogni anno nel mio studio e non penso di essere l’unico né in Ticino né in Svizzera.
Mantenere una proibizione, che si mostra poi chiaramente essere minima, chi non riesce oggi a procurarsi un po’ di roba da fumare? È sempre ancora presentare un minimo ostacolo.
17.03.2019


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